IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

L'errore della psicologia evolutiva


Sulla scia di L'origine della specie e L'origine dell'uomo, una pletora di evoluzionisti cominciarono a meditare su come possano essersi formati, attraverso l'evoluzione, il comportamento sociale umano, le emozioni, i giudizi e le idee, tutti attributi dello spirito umano. Secondo l'errore più diffuso, se il funzionamento del nostro corpo e l'aspetto fisico erano conseguenza dell'evoluzione, allora lo era anche il comportamento dei nostri corpi. Incapaci di spiegare come si fossero formate le strutture biologiche negli esseri viventi, gli evoluzionisti cominciarono a inventare storie sulla cosiddetta evoluzione dell'anima umana.

E. O. Wilson e il suo libro Sociobiologia: la nuova sintesi
In L'origine dell'uomo, Darwin affermò che negli anni a seguire l'evoluzione avrebbe costituito il fondamento della psicologia e espresse la sua ingannevole ipotesi in questi termini:
"Per il futuro intravedo terreni fertili per ricerche sempre più importanti. La psicologia si baserà su un nuovo fondamento, quello dell'acquisizione necessaria di ogni potere e capacità mentale per gradi. Si farà luce sull'origine dell'uomo e sulla sua storia".181
Il primo progetto dettagliato per dare una spiegazione alle origini del comportamento umano e animale in termini evolutivi fu sviluppato dall'entomologo di Harvard, Edward O. Wilson. Nonostante il completo fallimento del Progetto di Wilson, questa disciplina prese il nome di "sociobiologia".
In Sociobiologia: la nuova sintesi, pubblicato nel 1975, Wilson sosteneva che il comportamento animale avesse una spiegazione del tutto biologica. Basando il suo errore sull'evoluzione biologica, pensava il comportamento umano e animale fosse controllato da determinati geni. Nel 1978 pubblicò un altro libro, Sulla natura umana, in cui affermava che i geni umani fossero responsabili dei comportamenti ostili, aggressivi, xenofobi, amichevoli, omosessuali e delle differenze caratteristiche tra uomini e donne. Le ipotesi di Wilson non si rivelarono altro che congetture.
Nessuna delle sue teorie o di quelle dei suoi sostenitori è mai stata provata scientificamente. Anzi, tutti i dati scientifici hanno dimostrato che le sue idee sono completamente sbagliate.
Un'altra delle affermazioni non scientifiche di Wilson è che gli esseri umani non sono nient'altro che portatori di geni è che la loro più grande responsabilità è quella di trasmettere quei geni alle generazioni future. Secondo lui, l'evoluzione è, in realtà, l'evoluzione dei geni. In Sociobiologia: la nuova sintesi, scrive:
"In senso darwinista, l'organismo non vive per se stesso. La sua funzione primaria non è nemmeno quella di riprodurre altri organismi; bensì riprodurre geni e servire da vettore temporaneo. Ogni organismo generato dalla riproduzione sessuale è un sottoinsieme unico e accidentale di tutti i geni che costituiscono la specie. La selezione naturale è il processo con cui alcuni geni ottengono una rappresentazione nelle generazioni a venire superiore a quella di altri geni collocati nella stessa posizione cromosomica [...] Ma l'organismo individuale è solo il loro veicolo, parte di un sistema elaborato per preservare e diffonderli con il minor turbamento biochimico possibile. Il famoso aforisma di Samuel Butler, che il pollo è l'unico mezzo che ha l'uovo di fare un altro uovo, è stato modernizzato: l'organismo è l'unico modo che ha il DNA di fare più DNA".182
Le affermazioni di Wilson non erano che il risultato di preconcetti evolutivi. Persino tra gli evoluzionisti alcuni obiettarono la congettura di Wilson. Uno di loro fu Stephen Jay Gould:
"Ma le pretese di Wilson sono ben più gravi. Nel capitolo 27 non c'è solo la descrizione  della gamma dei potenziali comportamenti umano o, al limite, l'affermazione che questa gamma di comportamenti è un sottoinsieme di quelli, ben più vari, che si trovano in tutti gli animali. Vi si trova, prima di tutto, una prolungata speculazione sull'esistenza di geni per caratteri specifici e variabili del comportamento umano - tra i quali il rancore, l'aggressività, la xenofobia, il conformismo, l'omosessualità e le tipiche differenze di comportamento tra l'uomo e la donna nella società occidentale".183
Con lo zoologo evolutivo Richard Dawkins, la speculazione evolutiva sul comportamento umano che ebbe inizio con Wilson, ha raggiunto un picco incredibile e illogico.

Dawkins e i robots dai geni egoisti
Come risultato delle affermazioni non scientifiche fatte sui geni dalla sociobiologia e dalla sua estensione, la psicologia evolutiva, Richard Dawkins avanzò e rese popolare la menzogna del "gene egoista".
Secondo lui, lo scopo più importante degli esseri viventi è la sopravvivenza e la riproduzione (in altre parole, proteggere i propri geni e passarli alle generazioni future). Questa affermazione è una speculazione bella e buona.

 I geni sono strutture inanimate composte di atomi e prive di intelligenza. è illogico parlarne come di entità che prendono decisioni e fanno delle scelte. La psicologia evolutiva, tuttavia, si basa su questa illogicità.
La violenza e l'aggressività non sono uno strascico ereditato dai presunti antenati animali dell'uomo  codificate nei nostri geni. Piuttosto, sono il risultato degli scarsi valori morali dovuti all'irreligiosità e  alla mancanza di coscienza.

Stando a questa congettura della teoria dell'evoluzione, le sostanze chimiche inanimate tutto a un tratto si sono organizzate (ciò avviene davvero) e hanno formato un sistema basato sul DNA capace di riprodursi. Il primo organismo a emergere da questo immaginario mix chimico, era un gene con nessun altro scopo se non quello di riprodursi. In qualche modo aveva "deciso" di fare una copia di se stesso e cominciò a farlo, producendo nuovi geni. Dagli errori durante il processo di copiatura erano nati geni con diverse caratteristiche. In seguito, questi materiali genetici avevano "appreso" in qualche modo come formare vari corpi e quindi riprodurre quei materiali genetici in modo più efficiente. I geni che avevano codificato il corpo migliore venivano, quindi, copiati meglio degli altri. Sebbene non abbiano prove del come e del perché, gli evoluzionisti sostengono che il risultato di questa operazione costituisce una delle affermazioni fondamentali del darwinismo moderno. Gli evoluzionisti sono ben consapevoli che è impossibile che un corpo umano (qualsiasi organo contenga, le cellule che formano quegli organi o anche un singolo componente di quelle cellule) si sia creato da solo.
Tuttavia Dawkins tirò fuori questa leggenda affermando che tra i geni esiste una "competizione". In Il gene egoista, egli spiega il suo concetto distorto di umanità:
"Siamo macchine da sopravvivenza—veicoli robot ciecamente programmati per preservare le molecole egoiste note come geni. Questa è una verità che mi riempie di stupore. Sebbene lo sappia da anni, non riesco ad abituarmi completamente. Una delle mie speranze è di poter riuscire a stupire gli altri [...]"184
Secondo l'affermazione illogica di Dawkins, un essere umano è semplicemente un robot portatore di geni la cui ragione di esistere consiste nel riprodurre i geni che "trasporta", supportarli nella competizione con altri geni e passarli alle generazioni successive. è evidente che questa affermazione, che ignora l'esistenza dell'anima e che vede l'essere umano come dispositivo meccanico, manca di qualsiasi aspetto realistico.
Nonostante ciò, questa teoria non scientifica di Dawkins è stata sostenuta dalla maggioranza degli evoluzionisti in cerca di una spiegazione materialista. In Sulla natura umana, Wilson sostiene che gli esseri umani acquisiscono importanza e uno scopo solo attraverso i geni:
"[...] nessuna specie, inclusa la nostra, possiede uno scopo al di là degli imperativi creati dalla sua stessa storia genetica (ad esempio, l'evoluzione) [...] La specie è priva di qualsiasi scopo esterno alla propria natura biologica".185
Secondo questa credenza materialista senza fondamento scientifico, se la perpetrazione dei geni è il solo scopo, allora gli esseri umani responsabili di proteggerli devono essere il più possibile egoisti e spietati negli interessi dei propri geni. Per Dawkins e i suoi sostenitori saranno i geni "egoisti" a uscire vittoriosi dalla competizione. In Il gene egoista, Dawkins sintetizza la visione perversa darwinista:
"Noi, e tutti gli altri animali, siamo macchine create dai nostri geni. Al pari dei famosi gangster di Chicago, i nostri geni sono sopravvissuti, in alcuni casi per milioni di anni, in un mondo altamente competitivo. Ciò ci dà il diritto di aspettarci certe qualità nei nostri geni. Sostengo che una qualità predominante da aspettarsi in un gene sopravvissuto, è l'egoismo spietato. Questo egoismo del gene darà vita all'egoismo nel comportamento dell'individuo. Tuttavia, come vedremo, ci sono circostanze speciali in cui un gene può raggiungere i suoi obiettivi egoistici al meglio nutrendo una forma limitata di altruismo al livello di singoli animali. "Speciali" e "limitata" sono parole importanti nella frase precedente. Per quanto potremmo sperare di credere altrimenti, l'amore universale e il benessere delle specie come gruppo, sono concetti che semplicemente non hanno senso evolutivo"186



La natura non consiste solo nella battaglia fino alla morte. Molti esseri viventi mostrano atteggiamenti estremamente altruistici sia verso la propria prole sia verso gli altri.

Stando all'ignoranza di Dawkins, dato che i geni nati dagli esseri umani sono egoisti, anche gli uomini sono egoisti. Essendo così, ci si può aspettare che questi "robot egoisti" possano ricorrere a qualsiasi mezzo per proteggere e preservare i propri geni. Non ci sono più motivi per evitare assassini, furti o stupri. Non si può pretendere che "le macchine egoiste" osservino qualsiasi legge morale o che attuino in modo coscienzioso o etico. Date le circostanze, uccidere un essere umano non è più un atto criminale o immorale, bensì un impulso al di là dei propri interessi. Dai geni egoisti scaturisce un comportamento altrettanto egoistico. Il concetto di essere umano di Dawkins è molto pericoloso e implica la frammentazione della morale sociale.
L'affermazione del gene egoista è illogica e senza senso poiché Dawkins e altri come lui descrivono i geni come entità dotate di coscienza e volontà. I geni sono catene di DNA (spirale a doppia elica di acidi nucleici tenuti insieme da filamenti di fosfato e zucchero. Così come H2O (acqua)o H2SO4 (acido solforico) sono molecole, anche il DNA è una molecola. Quindi, nello stesso modo in cui è impossibile parlare di "acqua egoista" o "sale egoista" o "acido solforico invidioso" è altrettanto impossibile parlare di "geni egoisti".
Gli evoluzionisti raffigurano gli esseri umani come collezioni di materia, e in qualche modo tentano di attribuire un raziocinio all'interno di quella varietà. Il fatto che possono attribuire ragionamento e coscienza ai geni dimostra quanto sia diventata inconsistente la teoria dell'evoluzione. Oggi giorno il darwinismo sostiene che esiste una ragione e una coscienza nelle molecole e negli atomi inanimati che compongono quelle molecole, rimpiazzando il paganesimo che attribuisce una ragione e una coscienza agli idoli di pietra e legno.

Un altro dilemma per l'evoluzione: i "geni" altruisti
Secondo la teoria dell'evoluzione, in natura esiste una lotta fino alla morte in cui sopravvivono solo i forti. Tuttavia, si può osservare che gli esseri viventi generalmente si aiutano a vicenda, fanno sacrifici per gli altri e rischiano la propria vita per il beneficio altrui. Per spiegare questo fatto, totalmente in conflitto con il concetto basilare della teoria dell'evoluzione, Wilson propose un numero di ipotesi infondate che avrebbero poi costituito la sociobiologia. Wilson basò le sue spiegazioni su un'altra menzogna: "la selezione della parentela" di W. D. Hamilton, secondo cui un elemento vivente che protegge i suoi membri giovani o altri membri del gruppo non lo fa per scopi altruistici bensì per proteggere i propri "geni egoisti". Dato che l'obiettivo è quello di passare i geni alle generazioni future e visto che i geni di una madre sopravvivono nella sua prole, allora una madre che difende la sua prole a costo della vita non fa altro che difendere i propri geni. In altre parole, l'egoismo rafforza il sacrificio di se stessi!
Questa affermazione non ha né testa né piedi! Anzitutto nessun animale in natura possiede consapevolezza dei propri geni e quindi non può sentirsi motivato a proteggerli. Inoltre, non può sapere se i geni sono presenti anche nella prole o nei "parenti" e quindi non c'è motivo di sacrificare la propria vita per loro. è impossibile per i geni (catene inconsapevoli di molecole) indirizzare un essere vivente in questo senso.
In più, ci sono molti esempi in natura di animali che assistono non solo quelli della propria specie che conservano i geni ma anche altri. Gli evoluzionisti non riescono a spiegarselo perché non ha senso che una creatura che assume un atteggiamento protettivo non lo faccia per proteggere i propri geni.
Le madri si sacrificano per i propri figli non per proteggere i propri geni, come vorrebbero farci credere  gli evoluzionisti, ma per un sentimento di amore, affetto e protezione.
E, affermando che il desiderio di proteggere i propri cuccioli è codificato nella struttura genetica degli esseri viventi, non si risolve nemmeno il dilemma degli evoluzionisti perché, allora, sorge la questione di come un comportamento simile sia stato codificato al primo posto nei geni. La teoria dell'evoluzione non può spiegare come anche un singolo gene sia potuto nascere attraverso coincidenze, e quindi è impossibile spiegare come possa essere nata per caso l'informazione codificata nei geni. Ogni informazione codificata nei geni è stata creata da Allah, Signore di infinita conoscenza e saggezza.
I sociobiologi tentano di applicare la stessa ipotesi sul comportamento altruista degli animali agli esseri umani. In altre parole, quando una madre protegge suo figlio dal pericolo senza esitare nemmeno per un momento, in realtà si sta preoccupando di proteggere i propri geni. Il rifiuto degli attributi appartenenti all'animo umano e i tentativi degli evoluzionisti di spiegare questo fenomeno in termini di evoluzione non hanno la minima prova scientifica. Con le loro idee illogiche, gli evoluzionisti hanno sottovalutato la consapevolezza e la coscienza umana. Rimane il fatto che un essere umano possiede un'anima, le capacità di giudizio e pensiero e può distinguere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Quando una madre si sacrifica per il figlio, lo fa perché lo ama, prova affetto e compassione per lui, perché lo ritiene debole e si assume la responsabilità di proteggerlo. Quando il bambino soffre, ad esempio, lei si immedesima e farà di tutto per alleviare il suo dolore. Questi sono attributi che un robot o una "macchina trasporta geni", così tanto amati dagli evoluzionisti, non potranno mai possedere.
Gli evoluzionisti sono ben coscienti che l'evoluzione non può dare una spiegazione agli attributi dell'animo umano. Ad esempio, l'evoluzionista Robert Wallace in The Genesis Factor dice:
"Non credo che l'uomo sia semplicemente un egoista più intelligente, geneticamente portato ad aver cura della propria progenie. Lo è. Chiaro che lo è. Ma è anche di più. La prova di ciò è semplice e palese. Basta solo ascoltare il Canone in re maggiore di Johann Pachelbel per sapere che esistono profondità insondabili nello spirito umano".187 
Wallace sottolinea un punto di grande importanza. Secondo la definizione irrealistica degli evoluzionisti un essere umano è semplicemente una macchina vettore di geni. è quindi impossibile per un entità del genere trarre piacere dalla musica, godere di un film e anche produrlo, leggere o scrivere un libro, imparare ciò che legge o raffrontarsi con gli altri. Le teorie non scientifiche degli evoluzionisti non potranno mai rispondere alle domande su come gli esseri umani, capaci di pensieri profondi, di provare emozioni e gioie, siano nati e come si siano originate quelle caratteristiche.
Infanticidio: una barbarie sostenuta dalla
psicologia evolutiva
Tra il 1996 e il 1997 i quotidiani riportarono due casi scioccanti di infanticidio. Nel primo, dopo aver dato alla luce in una stanza d'albergo, una diciottenne insieme a un collega universitario uccisero il bambino disfacendosi del corpo in un contenitore della spazzatura. Nell'altro, dopo essersi allontanata dal ballo scolastico per partorire nel bagno, una diciottenne gettò il bambino morto nella spazzatura e ritornò in sala. Entrambi i casi furono definiti casi di omicidio. Mentre molti attribuiscono questi eventi a una perdita di valori o a disturbi mentali, Steven Pinker, docente di psicologia presso L'Istituto di tecnologia del Massachusetts, dà una spiegazione agghiacciante: impulso genetico. Nell'articolo pubblicato sul "New York Times", Pinker affermò che uccidere il bambino il giorno in cui nasce non denota una malattia mentale perché è una pratica accettata in molte culture della storia.
Uccidere un bambino è un atto immorale e spesso manifestiamo la nostra indignazione parlando di "malattia". Ma i normali stimoli umani non sono sempre morali e l'infanticidio non deve essere un prodotto della malfunzionante circuiteria neurale o di un'educazione disfunzionale.1
La parte più sconvolgente dell'affermazione di Pinker è l'espressione "Ma i normali stimoli umani non sono sempre morali" Ciò rivela un'anormalità nel suo modo di vedere le cose. In altre parole, anche se qualche comportamento è immorale, può considerarsi legittimo perché fa parte degli istinti "normali" specialmente degli esseri umani. Secondo Pinker, l'uccisione di un neonato, quando le circostanze la rendono necessaria, è un comportamento da considerarsi "normale". Stando alle affermazioni fittizie degli evoluzionisti, le madri in condizioni selvagge si trovano davanti a una scelta difficile: prendersi cura dei figli già nati o sfamare i neonati. Se il neonato nasce malato è improbabile che sopravviva, di conseguenza la madre può decidere di disfarsene e ritentare. Naturalmente questa affermazione è falsa e priva di validità scientifica. Nonostante tutto la forma-mentis darwinista spinge Pinker ad appoggiare questa barbarie.
Affermazioni del genere avanzate da Pinker e da altri come lui compromettono la società. Quando nelle scelte morali si avanza il concetto di impulso genetico, chi commette un omicidio può dire "dovevo farlo, ce l'ho nei geni". In questo caso i geni non possono essere puniti, non esiste un crimine né un criminale. Nelle sue affermazioni, Pinker non tiene conto né della ragione né della coscienza, immaginando che tutto possa essere spiegato in termini di geni. Una volta che la società reagisce, apporta pochi cambiamenti alla sua terminologia, ma stavolta affronta un'incoerenza interna.
Uno dei critici di Pinker fu Andrew Ferguson che in "The Weekly Standard" scrisse:
"Ce lo fanno vedere non come un orrore morale, ma come un adattamento evolutivo codificato geneticamente  [...]".2
Pinker è bravo a difendere le affermazioni in questione nonostante la totale assenza di supporti scientifici. Una delle critiche alle affermazioni di Pinker è che queste non siano altro che congetture basate sulle illusorie visioni del mondo degli evoluzionisti. Ferguson, ad esempio, criticò la sua logica affermando che non supportava le sue affermazioni con prove scientifiche. Il fatto è che tutta la psicologia evolutiva si basa su una congettura senza prove e sul potere dell'immaginazione. In The Wedge of Truth, Phillip Johnson afferma:
"Fondamentalmente la psicologia evolutiva avanza erigendo una montagna di speculazioni sulla base di prove  frammentarie sulle culture primitive".3
Ferguson fa una diagnosi dell'oggetto della sua critica:
"la congettura si cristallizza in fatto; il fatto diviene una base per ulteriori congetture che si tramuta in un'altra  premessa effettiva, e così via".4
1. Pinker S. "Why They Kill Their Newborns," New York Times, 2 November 1997
2. Ferguson A., "How Steven Pinker's Mind Works", The Weekly Standard, January 12, 1998, p. 16
3. Johnson P., The Wedge of Truth, Intervarsity Press, Illinois, 2000, p. 113
4. Andrew Ferguson, "How Steven Pinker's Mind Works," The Weekly Standard, p. 16

Il crollo del determinismo genetico
Con la sequenziazione e l'analisi del genoma umano, si diffuse l'idea che il DNA possiede un potere enorme e che i geni assumono un ruolo importante nel determinare chi siamo davvero. Quasi ogni giorno vengono pubblicati quotidiani che riportano articoli in cui si afferma che siamo controllati dai nostri geni: "Scientists Target Genius Gene", "Kennedy Tragedies Put Down To Risk Taking Gene", "Scientists Say Research on Male Siblings Proves the Existence of a 'Homosexual Gene"".

 "[...] Opera di Allah, Che rende perfetta ogni cosa [...]" (Surat an-Naml, 88)
Nelle riviste specializzate e non, appaiono articoli in cui si descrive che i geni controllano ogni cosa, dalla schizofrenia alla gelosia, dall'alcolismo all'abitudine di guardare la televisione.
La gente che leggeva quei titoli pensava che tutti i generi di attributi (intelligenza, carattere, successo, fallimento) fossero codificati nel genoma umano, e alcuni cominciarono a credere, erroneamente, che la nostra vita potesse essere ridotta a una formula.
Le ricerche sul genoma umano sono di estrema importanza e gli studi sulla struttura genetica umana hanno fornito informazioni utilissime su tante malattie. Ma come hanno affermato chiaramente coloro che lavorano al Progetto Genoma Umano e gli scienziati esperti in materia, ciò non giustifica l'attribuzione di funzioni irrealistiche ai geni. Le ricerche dimostrano che i geni umani svolgono un ruolo molto piccolo, quasi insignificante, nel carattere, nel comportamento e nel modo di pensare. In un articolo intitolato "The Human Genome Map: The Death of Genetic Determinism and Beyond" Mae-Wan Ho dell'Istituto di Scienze nella Società, afferma:
"Il numero di geni è di gran lunga inferiore a quanto serva per supportare le affermazioni stravaganti degli scorsi decenni, secondo cui singoli geni non solo determinerebbero come sono formati i nostri corpi, le malattie di cui soffriamo, ma anche gli stili di comportamento, le capacità intellettuali, le preferenze sessuali e la criminalità".188
Francis S. Collins, direttore dell'Istituto Nazionale di Ricerca del Genoma Umano, chiarisce che non sono i geni a rendere umano un essere umano. In un articolo intitolato "Heredity and Humanity: Have No Fear. Genes Aren't Everything", Collins afferma:
"Fortunatamente dieci anni di studio intensivo del genoma umano hanno fornito diverse prove sull'arbitrarietà dei timori del determinismo genetico. Si è dimostrato in modo definitivo che gli esseri umani sono ben più che la somma di parti genetiche. Inutile a dirsi, i nostri geni svolgono un ruolo primario e formativo nello sviluppo umano (e in molti dei processi di malattie umane), ma studi molecolari altamente tecnologici e non (pur sempre utili) di gemelli monozigoti e dizigoti dimostrano chiaramente che i nostri geni non sono fattori onnideterminanti nell'esperienza umana".189

 "Ti interrogheranno a proposito dello Spirito . Rispondi: "Lo Spirito procede dall'ordine del mio  Signore e non avete ricevuto che ben poca scienza [a riguardo]" (Surat al-Isra', 85)
Nello stesso articolo, Collins afferma che i geni non influiscono sul comportamento umano. Egli spiega che esaminare i geni di un criminale per vedere se ha una predisposizione al crimine e, alla luce di ciò, determinare una punizione, possa portare a dei risultati fuorvianti:
"E per quanto riguarda le caratteristiche non legate alle malattie, quali l'intelligenza e il comportamento violento? [...] La scoperta di una variante del gene predominante, fortemente correlata con la violenza, potrebbe avere un effetto profondo sul nostro concetto millenario di libero arbitrio, appesantendo la bilancia della giustizia in due modi parimenti pericolosi. Se chi commette un crimine violento possiede la variante del gene, il suo avvocato potrebbe utilizzare come difesa il DNA ("Se ce l'ha nel gene, è innocente!") e l'imputato potrebbe essere reputato non responsabile delle proprie azioni dal giudice e dalla giuria. Ma è altrettanto possibile immaginare uno scenario in cui chi non ha mai commesso un atto violento, ma si scopre possieda la variante del gene, sia soggetto alla presunzione della colpevolezza (o addirittura spedito in una colonia di lebbrosi postmoderna) per il resto della sua vita.
Se i geni controllassero davvero il nostro comportamento, il nostro sistema di giustizia e le sue linee direttrici altrettanto tutelanti non sarebbero le sole vittime. Come sopravvivrebbe il concetto di pari opportunità? E l'idea del merito? Pensiamo alla spaventosa "genetocrazia" raffigurata nel film Gattaca (e notate le lettere che compongono il titolo)190, un mondo in cui i bambini sono assegnati a delle caste alla nascita sulla base della valutazione della loro capacità intellettuale e potenziale professionale iscritti nel loro DNA".191
Citando il biologo Johnjoe Mc Fadden, Collins descrive nel suo articolo l'illogicità di affermare che il comportamento sia codificato nei geni:
"Sfruttando una metafora offerta dal biologo Johnjoe McFadden, cercare geni che codifichino i nostri comportamenti unici e altri prodotti della nostra mente è come analizzare le corde di un violino o i tasti di un pianoforte nella speranza di trovare L'Emperor Concerto192 Si può immaginare il gene umano come la più grandiosa delle orchestre, con ognuno dei nostri circa trenta mila geni che rappresenta un unico strumento che suona nel concerto mirabile e intenso che è la biologia molecolare. Ogni strumento è essenziale e deve essere intonato per produrre il giusto (e altamente sofisticato) suono musicale. Allo stesso modo, i geni sono essenziali allo sviluppo del cervello e devono essere "intonati" per produrre neuroni e neurotrasmettitori funzionanti. Ma tutto ciò non implica che i geni compongano le menti più di quanto una viola o un ottavino compongano una sonata".193
Collins dedica il finale dell'articolo a spiegare le ragioni per cui gli attributi umani non possano derivare dal DNA e richiama l'attenzione alla creazione superiore di Dio:


 "No! Allah non perdona che Gli si associ alcunché. Oltre a ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce  consimili ad Allah, si perde lontano nella perdizione" (Surat an-Nisa', 116)
"Per molti di noi, c'è ancora un'altra ragione influente, totalmente distante dalla meccanica della scienza, per rifiutare la nozione che il DNA sia il nucleo della nostra umanità. Si tratta del credo [in] un potere superiore[...] Naturalmente alcuni scienziati e scrittori scartano questa nozione spirituale definendola una pura superstizione. [certamente commettono un grande errore!] Richard Dawkins ha osservato che "siamo macchine costruite dal DNA il cui scopo è quello di fare copie dello stesso DNA [...] è l'unica ragione di vita di ogni essere vivente". Davvero? Non c'è nulla nell'essere umano che è diverso dall'essere un batterio o una lumaca?
Lo studio della genetica e la biologia molecolare possono davvero spiegare la conoscenza intrinseca universale di ciò che è giusto e sbagliato comune a tutte le culture umane di tutte le epoche? Possono spiegare la forma altruistica di amore che i greci chiamano agape? Possono spiegare la vocazione di sacrificarsi per gli altri anche quando ciò comporta mettere a repentaglio il proprio DNA? Mentre i biologi evoluzionisti proferiscono varie spiegazioni per i comportamenti umani che minano la propagazione efficiente dei nostri geni c'è qualcosa in quelle affermazioni che ci suona falso.
La nozione che la scienza da sola detiene tutti i segreti della nostra esistenza è divenuta una religione di se stessa [...] La scienza è il giusto modo di capire il mondo naturale, naturalmente; ma non ci fornisce alcuna ragione per negare che ci sono aspetti dell'identità umana che ricadono al di fuori della sfera della natura e, quindi, fuori dalla sfera della scienza".194 
Come ha osservato Collins, le catena di molecole costituite da composti di ossigeno-azoto-idrogeno-carbonio non possono in alcun modo dotare una persona di sentimenti quali amore, devozione, piacere dell'arte, gioia, emozioni materne, desiderio di abnegazione. Se escludiamo l'anima, l'uomo non è altro che carne e ossa. I geni, che sono entità materiali, non consentono a questo mucchio di carne e ossa di pensare, fare calcoli matematici, godere del cibo, sentire la mancanza di un amico che non s'incontra da tanto tempo, o compiacersi delle cose belle. L'essere umano è un'entità creata da Allah, totalmente diversa e distinta dal corpo, dal cervello e dai geni. Nel Corano viene rivelato che l'essere umano è un'entità con un'anima donata da Allah:
"è Colui che ha perfezionato ogni cosa creata e dall'argilla ha dato inizio alla creazione dell'uomo,  quindi ha tratto la sua discendenza da una goccia d'acqua insignificante ; quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito. Vi ha dato l'udito, gli occhi e i cuori. Quanto poco siete riconoscenti!" (Surat as-Sajda, 7-9)
L'anima è stata insufflata nell'uomo da Allah. I materialisti evoluzionisti, riluttanti ad accettare l'esistenza di Dio e che gli esseri umani possiedono caratteristiche metafisiche, tentano di diffondere la menzogna che ogni cosa è codificata nei geni (che ovviamente non possono costituire l'anima umana, sebbene gli evoluzionisti lo ignorano ciecamente).
A dire il vero, questo pensiero non è affatto nuovo. Difatti, nel corso della storia, si è diffuso come "paganesimo". Così come gli antenati hanno creato dal legno degli idoli che sostenevano fossero i loro dei, allo stesso modo la teoria dell'evoluzione afferma che i geni sono lo scopo e i creatori di ogni cosa. (Dietro tutto questo c'è senz'altro Allah!) Questo punto di vista dogmatico e primitivo, che si sperava fornisse una base per la teoria dell'evoluzione, è stato invalidato dagli accertamenti scientifici. Anche Collins, che ha condotto delle ricerche sui geni, dichiara apertamente che i geni non hanno alcun potere e che gli esseri umani sono entità metafisiche.
Il paganesimo, che attribuisce lo status di divinità a entità materiali senza alcun potere proprio, è una tradizione persistita nei secoli e che, al giorno d'oggi, è sostenuta dalla forma-mentis evoluzionista. Nel Corano, a chi attribuisce lo status di divinità a entità prive di potere, Allah rivela:
"E invece si sono presi, all'infuori di Lui, divinità che, esse stesse create, nulla creano, e che non sono in grado neanche di fare il male o il bene a loro stesse, che non son padrone né della morte, né della vita, né della Resurrezione." (Surat al-Furqan, 3)
In un altro versetto, sulla natura perversa di questo credo, Allah rivela:
"Di' [loro]: "Invocate quelli che pretendete [essere dèi] all'infuori di Lui.Essi non sono in grado di evitarvi la sventura e neppure di allontanarla" (Surat al-Isra', 56)
Il comandamento di Allah ai dotati di ragione:
"e non invocare, all'infuori di Allah, chi non ti reca né beneficio né danno. Se lo facessi, saresti uno degli ingiusti" (Surat, Yunus, 106)

L'Islam denuncia il terrorismo

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

Il segreto al di là della materia

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

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Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

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(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

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(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010