IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

INTRODUZIONE


Il XX secolo è stato uno dei più bui e nefasti dell’intera storia dell’uomo: scenario di disumani spargimenti di sangue e della sottomissione di milioni di persone alla paura e all’oppressione più atroci. Dittatori come Hitler, Stalin, Pol Pot e Idi Amin ordinarono il genocidio di milioni di persone. Hitler si servì delle camere a gas per sterminare gli "inutili". Centinaia di migliaia di persone in molti paesi occidentali (dalla Gran Bretagna alla Germania, dagli USA alla Svezia) vennero sterilizzati a forza o fatti morire soltanto perché malati, storpi o anziani. In tutto il mondo furono oppresse e sfruttate intere popolazioni in nome di una competizione feroce. Il razzismo divenne l’ideologia di alcuni  ceti sociali e alcune razze non furono considerate nemmeno umane. A causa dei conflitti e delle guerre calde e fredde tra Est e Ovest, le popolazioni dei paesi comunisti e capitalisti, e persino gli stessi concittadini, divennero nemici tra di loro.

La natura del fondamento ideologico che ha sospinto il XX secolo verso lo sconvolgimento, il caos, le guerre e i conflitti, originando odio e inimicizia però non viene palesata. Fu l’economista inglese Thomas Malthus a gettare le basi di questo fondamento ideologico. Questo concetto pernicioso, ampiamente accettato dalla gente estranea ai valori morali religiosi, fu ulteriormente rafforzato da un altro inglese, il sociologo Herbert Spencer, e diffuso dalla teoria dell’evoluzione avanzata da un altro britannico ancora: Charles Darwin.

Queste tre figure ignorarono del tutto le virtù morali religiose della collaborazione, dell’altruismo, della tutela dei poveri, degli infermi e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Al contrario, diffusero la menzogna che la vita è un campo di battaglia, che l’oppressione e lo sterminio dei poveri e delle razze da loro considerate "inferiori" avevano ragione di esistere che, come risultato di quella feroce battaglia, sarebbero sopravvissuti solo i più "adatti" e che tutti gli altri sarebbero stati eliminati. Secondo loro ciò avrebbe portato al "progresso" dell’umanità.

Con la teoria dell’evoluzione, Darwin tentò di applicare la sua filosofia dell’egoismo alle scienze naturali. Senza tener conto degli esempi di solidarietà e collaborazione creati nella natura da Allah e, nonostante gli mancassero prove scientifiche a sostegno della sua tesi, sosteneva che a tutti gli esseri viventi toccava un’efferata lotta alla sopravvivenza e che quella stessa efferatezza poteva applicarsi alle società umane. Una volta che la teoria dell’evoluzione venne applicata alla società entrò in scena il darwinismo sociale.


Il darwinismo sociale fornì una presunta giustificazione scientifica per molte manifestazioni crudeli contro le vite umane reputate povere e insignificanti.
Alcuni ritengono che il darwinismo sociale sia nato nella seconda metà del XIX secolo e che abbia perso la sua influenza durante la seconda metà del XX. Ma questa teoria ha avuto effetti negativi molto più permanenti e dannosi. In completa contraddizione con i valori morali religiosi si diffuse una visione distorta del mondo secondo cui la vita è un a "lotta alla sopravvivenza" e la gente deve misurarsi per vincere o, quanto meno, per sopravvivere. Emersero nuovi stili di vita che ispirarono le sanguinose e totalitarie ideologie del comunismo e del fascismo, un capitalismo feroce che ignorava la giustizia sociale, il razzismo, i conflitti etnici, la degenerazione morale e molti altri disastri che hanno inflitto catastrofi all’umanità.

All'improvviso  il darwinismo sociale servì a dare una presunta validità scientifica ai mali esistenti, alle politiche e alle pratiche spietate. Adottando questa tendenza, del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico, molta gente abbandonò i valori morali religiosi e cominciò a concepire la crudeltà, la barbarie e la ferocia come elementi della vita quotidiana, ignorando, di conseguenza, che i valori morali religiosi comportano la virtù della compassione, dell’affetto, della comprensione, del sacrificio, della solidarietà e del sostegno reciproco tra società e individui. A giustificare il male che infliggevano gli esecutori adducevano prove scientifiche ma, naturalmente, queste false rivendicazioni e supposizioni non erano altro che un terribile raggiro.

In questo libro si esamineranno e si chiariranno due concetti principali: innanzitutto si farà luce sul pericolo di inculcare ai giovani il darwinismo e di accettarne la teoria e si dimostrerà alle persone ignare o inconsapevoli la minaccia che questo comporta agli individui e alle società.

In un secondo momento daremo una risposta a coloro che sostengono che Darwin e gli evoluzionisti non sono in totale accordo con i darwinisti sociali dimostrando che ogni evoluzionista che approva la teoria dell’evoluzione è come se sottoscrivesse anche il darwinismo sociale.

Dalla prima all’ultima pagina si porrà l’accento sul fatto che il modello proposto dalla teoria dell’evoluzione, ossia esseri umani visti come specie animale, è un errore basato sull’efferatezza, sulla mancanza d’amore, sull’egoismo e sull’individualismo. Il darwinismo tenta di far figurare un mondo dove gli esseri umani vivono e si comportano come animali: concetto sviluppato dagli insegnamenti e dalle pratiche del darwinismo sociale. Da questi si desume che sia del tutto accettabile che una persona anziana e bisognosa venga trascinata fuori dalla propria casa per essere uccisa o che vengano raggruppati i disabili per poi lasciarli morire nei campi di concentramento. Sempre secondo questa concezione, le classi "inferiori" possono essere perseguitate, sfruttate ed eliminate. Coloro che ritengono che la società umana possa progredire solo quando si metteranno in atto queste politiche atroci, sottintendono che i massacri, il genocidio, la crudeltà e l’efferatezza siano una forma di successo. Gli individui e le società (quindi intere nazioni e culture) incapaci di raggiungere quel successo devono essere eliminate.
Senza dubbio questo è tra i modi di pensare più perversi e pericolosi ed è importantissimo che coloro che contestano la teoria e le ideologie che su di essa si basano, avvertano questa minaccia. I modelli sociali fondati sul pensiero di Darwin e sul darwinismo  porteranno alle catastrofi più terribili invece i valori morali che Allah impartisce all’umanità e che rivela nel Corano porteranno sempre pace e benessere.
 

Darwinismo sociale

La disuguaglianza razziale, la discriminazione etnica, la concorrenza sleale, l’oppressione dei poveri, lo sfruttamento dei deboli e l’idea che la ragione sia sempre del più forte, sono mali che le società hanno patito nel corso della storia. Migliaia di anni fa, ad esempio, all’epoca del profeta Mosè (pscl) il Faraone si reputava superiore rispetto a chiunque altro per via del suo benessere e dell’esercito al suo servizio. Questa sua alterigia gli fece disconoscere i profeti Mose e Aaron  (la pace sia con loro) che cercò persino di far ammazzare, nonostante dicessero la verità. Il faraone mise in atto anche politiche discriminatorie: suddivise il suo popolo in classi, definendo alcuni "inferiori" e inflisse numerose torture agli Israeliti uccidendo gli adulti maschi con lo scopo di estinguerne la razza. Sulle perversioni del faraone il Corano riporta quanto segue:
"Il Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti per approfittare della debolezza di una parte: sgozzava i loro figli maschi e lasciava vivere le femmine. In verità era uno dei corruttori" (Surat al-Qasas, 4)

"Non son forse migliore di questo miserabile che sa appena esprimersi?" (Surat az-Zukhruf, 52)
"Cercò così di confondere il suo popolo ed essi gli obbedirono[...]" (Surat Az-Zukhruf, 54)
"E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l'erede degli Orienti e degli Occidenti della terra che abbiamo benedetta [...]"(Surat al-A'raf, 137)
Quella dell’antico Egitto non fu affatto l’unica società estremista in cui il potere era un diritto, gli essere umani furono suddivisi in classi e gli "inferiori" vennero oppressi e maltrattati. Esistono numerosi esempi di regimi del genere, senza escludere l’attualità.

Nel XIX secolo, tuttavia, queste pratiche malefiche acquisirono una nuova dimensione. Le politiche e i provvedimenti che fino a quel momento erano stati ritenuti crudeli, improvvisamente cominciarono a essere giustificati perché trattavasi di "pratiche scientifiche basate su fatti della natura". Cosa ha reso  giustificabili queste forme di efferatezza così all’improvviso?

Darwin avanzò la propria teoria dell’evoluzione nel libro L’origine delle specie pubblicato nel 1859. Si tratta di congetture sull’origine della vita (prive di alcun fondamento scientifico, che hanno portato a una visione del mondo più ingannevole), di una filosofia distorta che nega l’esistenza di Dio e che concepisce il "caso" come forza creativa (dietro tutto questo c’è Allah!). La concezione che l’uomo sia una sorta di animale e che la vita sia una sfera di lotta e competizione feroce venne accettata come verità scientifica.

Darwin fu il primo a sviluppare questa teoria, avanzata come risultato delle interpretazioni primitive del XIX secolo della scienza. Circa 50 anni prima, nel 1798, Thomas Malthus, nel suo libro Saggio sul principio di popolazione, aveva proposto una serie di idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Secondo questo studio, che adesso è stato provato non aver alcun valore scientifico, la popolazione cresceva molto più rapidamente delle risorse alimentari e, pertanto, si doveva tenerne sotto controllo l’aumento. Malthus asseriva che le guerre e le epidemie fungono da freni "naturali" e che sono vantaggiose per le popolazioni. Fu il primo a parlare di "lotta alla sopravvivenza". Stando alla sua tesi, lontana anni luce dai valori di umanità, i poveri non devono essere tutelati ma, anzi, devono essere lasciati nelle peggiori condizioni possibili e si deve impedire che si riproducano in modo da poter garantire alle classi benestanti una quantità di cibo sufficiente (per ulteriori dettagli andare al Capitolo 2 "La Storia della crudeltà, da Malthus a Darwin"). Di certo, chiunque abbia una coscienza e un minimo di buon senso si opporrebbe a questa crudele barbarie. Nonostante i valori morali religiosi prevedano che si dia una mano ai poveri e ai bisognosi, Malthus (e i suoi seguaci) affermavano che si dovevano lasciar morire senza alcuna pietà.

Herbert Spencer, sociologo e filosofo inglese, fu il primo di una lunga serie ad adottare e sviluppare queste idee disumane. Difatti, è sua la "sopravvivenza dei più adatti", definizione che riassume le affermazioni principali del darwinismo. Spencer dichiarò che gli "inadatti" dovevano essere eliminati e, a tal proposito,  scrisse:
"Se sono sufficientemente idonei per vivere, vivono, ed è un bene che vivano. Se non sono sufficientemente idonei per vivere, muoiono, ed è meglio che muoiano".1

Secondo la sua opinione, i poveri, gli ignoranti, gli infermi, gli storpi e i falliti dovevano morire tutti e tentò di intromettersi nella politica per evitare che venissero emanate leggi a tutela dei poveri.

Non aveva la benché minima pietà per la gente che ispira sentimenti di compassione e protezione e, proprio alla stregua Malthus, cercò dei modi per sbarazzarsene. In Social Darwinism in American Thought, lo storico americano Richard Hofstadter commenta quanto segue:

"Spencer deplorò non solo le leggi per i poveri, ma anche l’istruzione a spese dello stato, la sorveglianza sanitaria oltre che la soppressione dei molesti, la regolamentazione delle condizioni abitative e persino la tutela statale degli ignoranti contro i medici ciarlatani".2

Fortemente influenzato dalle crudeli visioni del mondo di Spencer e Malthus, in L’origine della specie Darwin avanzò la tesi che le specie si sono evolute per mezzo di una selezione naturale. Darwin non era uno scienziato e il suo interesse verso la biologia era di tipo amatoriale. Nei primitivi microscopi della sua epoca, le cellule non sembravano altro che macchie confuse e le leggi biologiche dell’ereditarietà non erano state ancora scoperte. Stando alla teoria, sviluppata su una conoscenza scientifica davvero limitata e in condizioni inadeguate, la natura "seleziona"sempre i più adatti e la vita si sviluppa di conseguenza. Fondata su basi del tutto errate sin dall’inizio, la teoria prevedeva che la vita fosse data dal caso. Darwin, pertanto, rifiutava il fatto che l’avesse creata Dio (dietro tutto questo c’è senz’altro Allah!). Dopo L’origine della specie Darwin iniziò ad adattare la sua teoria non scientifica agli essere umani in L’origine dell’uomo, in questo libro spiega come le razze cosiddette arretrate si sarebbero estinte entro breve, mentre invece quelle più avanzate si sarebbero sviluppate e progredite. Quest’opera, il suo adattare la teoria dell’evoluzione agli essere umani e altri suoi scritti determinarono la nascita del darwinismo sociale.



L’affermazione erronea di Darwin secondo cui si devono opprimere i deboli e gli inermi, appoggiata dalla sua teoria non scientifica, è uno dei fattori principali della diffusione della disuguaglianza e dell’ingiustizia.

A portare avanti queste idee furono i suoi fedeli seguaci. Tra i più eminenti ricordiamo Herbert Spencer e Francis Galton, cugino di Darwin, in Gran Bretagna, William Graham Sumner in America, l'acceso darwinista  Ernst Haeckel e l’ultimo razzista fascista Adolf Hitler in Germania.

Il darwinismo sociale divenne presto un mezzo di autodifesa per razzisti, imperialisti, fautori di un’ingiusta competizione in nome del capitalismo e per i governanti che non avevano adempiuto alla responsabilità di proteggere i poveri e i bisognosi. I darwinisti socialisti tentarono di far passare come legge naturale l’oppressione dei deboli, dei poveri e delle cosiddette razze "inferiori", l’eliminazione degli invalidi da parte dei forti, la sottomissione delle piccole imprese da parte di quelle grandi, dando adito a pensare che quello fosse l’unico modo per far progredire l’umanità. Cercarono di giustificare tutte le ingiustizie perpetrate nel corso della storia con spiegazioni scientifiche. La mancanza di coscienza e di compassione del darwinismo sociale venne descritta come una legge della natura e la strada principale per arrivare alla cosiddetta evoluzione.

In particolare, per giustificare a modo loro il clima di competizione incontrollata che avevano stabilito, diversi capitalisti americani si servirono delle citazioni di Darwin. Ma non si trattava altro che di un enorme raggiro, stavano mentendo spudoratamente. Ad esempio, Andrew Carnegie, uno dei maggiori capitalisti e uno di quelli coinvolti nella falsità, in un suo discorso del 1889 affermò:

"Il prezzo la società che paga per la legge della competizione, così come il prezzo che paga per i comfort economici e per i beni di lusso, è alto; ma i vantaggi di questa legge sono maggiori dei suoi costi - ed è a questa legge che dobbiamo in nostro meraviglioso sviluppo materiale, che porta con sé condizioni ottimizzate... Mentre per gli individui questa legge può essere dura, per la razza è un bene poiché assicura la sopravvivenza ai più adatti in ogni settore. Accettiamo e sosteniamo, quindi, come condizioni a cui dobbiamo adeguarci, la grande disuguaglianza dell’ambiente, la concentrazione di affari, industriali e commerciali, nelle mani di pochi; e la legge della competizione tra questi, non soltanto come vantaggioso, ma essenziale per il futuro progresso della razza".3

Stando al darwinismo sociale l’unico obiettivo della razza è il proprio sviluppo fisico, economico e politico. La felicità dell’individuo, il benessere, la pace, la sicurezza sembrano non avere alcuna importanza. Non si prova alcun tipo di compassione verso chi soffre e chi implora aiuto, verso chi non può provvedere ai figli, ai genitori anziani e alle famiglie senza alloggio, cibo e medicine, verso i poveri e gli inermi. Secondo questa visione contorta anche un povero ma onesto cittadino non ha alcun valore e la sua morte va a beneficio dell’umanità. Mentre invece una persona ricca ma moralmente corrotta viene ritenuta "importante"  per il "progresso della razza" e, a prescindere dalle condizioni, è considerata inestimabile. Questa logica spinge i sostenitori del darwinismo sociale verso un crollo morale e spirituale. Nel 1870, William Graham Sumner, un altro darwinista sociale, proclamò quest’altro concetto immorale:

" [...] non possiamo esimerci da questa alternativa: libertà, disuguaglianza, sopravvivenza dei più adatti; non-libertà, uguaglianza, sopravvivenza dei non adatti. I primi mandano avanti la società e avvantaggiano i membri migliori, gli ultimi fanno sprofondare la società avvantaggiandone i membri peggiori".4

I nazisti dapprima sterilizzarono i bambini con malattie mentali o ereditate e poi cominciarono a inviarli nelle camere a gas. Anche i bambini mutilati divennero vittime dell’eugenetica.
I fedeli più sfegatati al darwinismo sociale erano razzisti e i più pericolosi, ovviamente, furono gli ideologi nazisti e il loro leader, Adolf Hitler. Il costo più pesante del darwinismo sociale lo si deve ai nazisti, i quali misero in pratica l’eugenetica (ideologia del cugino di Darwin, Francis Galton), secondo cui le comunità possono comporsi di individui di qualità superiore tramite un processo di epurazione dei geni difettosi. Inoltre, i nazisti misero in pratica il genocidio utilizzando la teoria di Darwin come copertura, come se potesse in qualche modo giustificare le loro azioni. Su consiglio degli scienziati darwinisti sterminarono ebrei, zingari ed europei dell’Est, considerati appartenenti a razze inferiori. Assassinarono malati mentali, disabili e anziani nelle camere a gas. Nel XX secolo, davanti allo sguardo del mondo intero, vennero uccise milioni di persone con i mezzi più atroci in nome del darwinismo sociale.

Il movimento eugenetico, capeggiato da Francis Galton, risultò un altro prodotto disastroso del darwinismo sociale. Credendo che lo sviluppo umano potesse accelerarsi, i suoi seguaci sostenevano che fosse necessaria una selezione umana per sveltire quella naturale. Inflissero la sterilizzazione obbligatoria ai soggetti "inutili" in molti ppaesi, dall’America alla Svezia: considerati meno che umani, centinaia di migliaia furono operati contro la loro volontà senza la consapevolezza o il permesso delle famiglie. L’attuazione più crudele dell’eugenetica si verificò in Germania dove i nazisti, innanzitutto, sterilizzarono storpi, malati mentali e soggetti affetti da malattie ereditarie e poi, non contenti di ciò, cominciarono ad assassinarli in massa. Centinaia di migliaia di persone vennero condannate a morte solo perché anziane o mutilate.

Una tale crudeltà non può assolutamente trovare posto nella moralità religiosa. Allah ha comandato alle persone di proteggere e assistere i bisognosi. Soddisfare le esigenze dei poveri, trattare gli invalidi con affetto e compassione e rispettarne i diritti, assicurare collaborazione e solidarietà nella società sono tutti valori dell’etica religiosa. Chi ignora i valori morali di Allah avvia se stesso e la società in cui vive verso la rovina.

Un'altra catastrofe alla quale il darwinismo sociale adduce una presunta giustificazione è il colonialismo. Gran parte dei governanti degli Stati coloniali tentarono di giustificare lo sfruttamento selvaggio delle popolazioni native con tesi darwiniste del tutto prive di validità scientifica o consistenza logica. Ritenevano che "le razze inferiori" dovessero essere tenute sotto controllo da quelle "superiori" poiché questo voleva la natura, e fondarono le loro politiche su queste presunte basi  scientifiche.

Sfruttando la logica del darwinismo sociale, i combattenti delle due guerre mondiali tentarono di far figurare la guerra come un evento inevitabile e l’assassinio di innocenti e poveri, la distruzione delle loro case, attività e capi di bestiame, l’abbandono forzato per milioni di persone di case e terreni, l’omicidio di neonati e bambini, come modi per garantire il progresso umano.

In conclusione, il darwinismo sociale fu la causa che costò milioni di vite nel XIX e XX secolo. Con esso, molti mali persistiti nei secoli acquisirono una presunta giustificazione scientifica, a prova di ciò, in L’intelligenza e pregiudizio, l’ultimo paleontologo evoluzionista, Stephen Jay Gould, su L’origine della specie di Darwin sostiene quanto segue:
"I successivi argomenti a favore del razzismo, del colonialismo, delle differenze razziali, delle classi sociali e dei ruoli sessuali andarono avanti primariamente nel nome della scienza".5
Lo stesso Darwin fu un darwinista sociale

L’origine dell’uomo di Darwin
Non importa quanto gli evoluzionisti d’oggi tentino di separare il nome di Darwin dalle sofferenze originate dal darwinismo sociale; Darwin usò le espressioni inequivocabili dei darwinisti sociali, specialmente in L’origine dell’uomo e in altre opere. In una lettera del 1869 a Hugo Thiel dichiarò che non vedeva nulla in contrario all’applicazione della sua teoria alla società:

Moral Darwisnism di Benjamin Wilker
"Non puoi credere quanto sia interessato nel vedere che alle questioni morali e sociali si applichi una visione analoga a quelle che ho usato io nei riguardi della trasformazione della specie".6

Benjamin Wiker è docente di teologia e scienze alla Franciscan University e autore di Moral Darwinism: How We Became Hedonists. In un’intervista ha dichiarato che Darwin fu il primo darwinista socialista e, che piaccia o no, quando si legge L’origine dell’uomo si evince che lo stesso Darwin fu il primo darwinista sociale e padre del movimento eugenetico moderno. Il darwinismo sociale e l’eugenetica sono scaturiti direttamente dal suo principio di selezione naturale:

"Ritengo che il vero motivo per cui la gente sia contraria a chi collega il darwinismo a cose come l’eugenetica si debba al fatto che quella stessa gente non vuole che la teoria venga infamata da implicazioni morali. Ma le implicazioni sono là, non solo nel testo, ma come evidenziato negli effetti sociali e morali che il darwinismo ha avuto da quando è apparso un secolo e mezzo fa".7



La percezione della guerra, come mezzo necessario per il progresso delle razze o delle nazioni, è uno dei risultati della filosofia darwinista che ha apportato tale distruzione. Strade francesi distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le più sanguinose mai viste.

Come si vedrà nei prossimi capitoli, da quanto espresso e dichiarato da Darwin si deduce che sia stato lui a ingenerare il darwinismo sociale. Gli evoluzionisti moderni stentano ad accettare questa opinione per via dei terrificanti effetti del darwinismo sociale nel XX secolo. Il fatto è che la competizione, il razzismo e la discriminazione (elementi fondamentali del darwinismo sociale) stanno alla base anche della teoria dell’evoluzione. Che gli evoluzionisti la accettino o meno, la realtà dei fatti è che queste sono le conseguenze di aver adottato il darwinismo. Qualsiasi teoria che affermi che gli esseri umani sono frutto del caso e forme più avanzate rispetto agli animali, che alcune razze sono meno sviluppate di altre e, pertanto, più vicine agli animali e che l’umanità può progredire attraverso l’oppressione dei deboli per mano dei forti, inevitabilmente avrà delle tragiche conseguenze.

L’apparente rifiuto del darwinismo sociale da parte degli evoluzionisti non è una soluzione. La nostra speranza è che coloro che sono stati ingannati dalla teoria arrivino ad accettare che la teoria dell’evoluzione è scientificamente un fallimento.
L’errore di applicare le leggi della natura agli esseri umani

I microscopi primitivi dell’epoca di Darwin davano l’impressione che le cellule fossero semplicemente una struttura semplice di protoplasmi indifferenziati.
All’epoca in cui Darwin propose la sua teoria, la scienza era ancora piuttosto arretrata su molti aspetti. Il microscopio a elettroni non era stato ancora inventato per cui i minimi dettagli degli organismi viventi erano ancora sconosciuti. La cellula sembrava una semplice macchia e nessuno sapeva che possedesse una struttura non meno complessa di quella di una città, costituita da molti organuli diversi. La genetica non esisteva e le leggi biologiche dell’ereditarietà dovevano essere ancora scoperte. Molti biologi e scienziati, incluso lo stesso Darwin, erano così ignoranti da credere che le caratteristiche "acquisite" si potevano ereditare alle generazioni a venire. Ad esempio, credevano che se per via del lavoro un fabbro aveva sviluppato dei muscoli potenti allora anche i suoi figli avrebbero avuto gli stessi muscoli. Fu in quel primitivo clima scientifico che Darwin sviluppò la sua teoria. Né Darwin né nessuno dei suoi sostenitori fu capace di estrapolare dalla paleontologia, dalla biologia o dall’anatomia delle prove a favore della teoria dell’evoluzione. Inoltre, le osservazioni e gli esperimenti eseguiti negli anni successivi, e specialmente quelli ottenuti nel XX secolo, hanno rivelato che la teoria è completamente sbagliata. Ma nonostante la sua scarsa valenza scientifica, il fatto che stuzzicasse la curiosità di materialisti e atei fece sì che una parte del mondo scientifico la adottasse immediatamente.


I microscopi moderni hanno mostrato quanto sia davvero complessa e perfetta la struttura della cellula.
Addirittura, per via dei messaggi ideologici che conteneva, alcuni gruppi cominciarono ad applicarla alla sfera sociale. La teoria sta alla base delle stragi del XX secolo quali genocidio, sterminio di massa, guerre civili (in cui ci si ammazzava tra fratelli) e guerre mondiali che hanno distrutto intere nazioni. Si è deciso di abbandonare i valori morali religiosi e le rispettive virtù a favore della legge della giungla in cui si opprimono e si eliminano i più deboli. Questa teoria, priva di qualsiasi validità scientifica ha influenzato un intero secolo.

Uno dei più grandi errori del darwinismo sociale fu il tentativo di applicare la teoria alla sfera sociale. Un altro errore fu quello di associare le leggi della natura agli esseri umani che Allah ha creato con coscienza, ragione, consapevolezza e capacità di giudizio. Pertanto, contrariamente a quanto i darwinisti sociali affermano, le leggi della giungla non riguardano gli esseri umani e ognuno è responsabile dell’esercizio delle proprie capacità nel corso della vita. Allah ha stabilito per gli esseri umani un arco di tempo limitato. Quando sopraggiunge la morte, gli individui risuscitano nell’Inferno o nel Paradiso in base al proprio comportamento adottato nella vita terrena.

Nella natura accade che, quando non riescono ad adattarsi alle condizioni prevalenti, gli esseri viventi muoiono o si estinguono. Ad esempio, un coniglio dal pelo nero in una foresta ricoperta di neve risulta una facile preda per le volpi. Tuttavia, al contrario di quanto i darwinisti vorrebbero farci credere, il fatto che i conigli dal pelo nero muoiano non implica la nascita di una nuova specie dal pelo più chiaro. Inoltre, gli animali sono molto diversi dagli esseri umani perché, per vivere, non devono adattarsi alle condizioni naturali. Noi umani abbiamo i mezzi per cambiare ciò che ci circonda rispetto ai nostri bisogni ed esigenze. Difatti, adattiamo le costruzioni, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento e il modo di vestirci in base al clima in cui viviamo. Nelle società umane non esiste una selezione naturale poiché la ragione e le capacità degli esseri umani prevengono tale processo.



Se i bisognosi di una società vengono maltrattati e abbandonati a loro stessi, si vengono a creare tensioni e collere, salvo che non prevalgano la pazienza e il perdono incoraggiati dai valori morali.

Questi errori portarono i darwinisti sociali a guardare le società da una prospettiva disumana. Un esempio importante di questa prospettiva, priva di ragione e coscienza, è stato quello di pensare che abbandonare a se stessi i deboli, i bisognosi, gli inermi e i disabili possa fa progredire le società. Il fatto è che questo rifiuto egoistico sfocia nella rovina, non nel progresso. Coloro che, secondo il darwinismo, dovrebbero essere trascurati e lasciati negletti sono esseri umani dotati di coscienza, pensiero e ragione. Abbandonati all’ingiustizia e alla crudeltà (a meno che non possiedano le virtù della pazienza, del perdono e della comprensione impartiti dai valori morali religiosi) potrebbero provare rabbia e odio per coloro che infliggono loro simili trattamenti e, come mostrano i fatti recenti, ricorrere alla violenza che, a sua volta, può sfociare nel conflitto e nel caos. Il risultato di tutti i mezzi materiali e spirituali adoperati per risolvere i conflitti sarà un regresso in tutte le sfere (dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla scienza).

La pratiche darwiniste sociali inflitte all’umanità: odio, rabbia, conflitto, omicidio e guerra.

Inoltre, uccidere i malati o gli invalidi in nome dell’eugenetica non solo è un atto brutale ma non contribuisce in alcun modo al progresso sociale. Accettare ciò causerebbe un’enorme perdita che porterebbe la società alla rovina. Oggigiorno circa il 6% della popolazione mondiale (mezzo miliardo di persone, davvero un gran numero) è disabile. Ciò significa che ognuno perderebbe un membro della propria famiglia o un conoscente e che ne avrebbe contribuito alla morte. Si aprirebbero delle ferite spirituali che causerebbero seri danni al benessere psicologico della gente. La degenerazione e la depressione sarebbero alla base di società in cui le madri non crederebbero ai figli, i figli alle madri o i fratelli fra loro, società in cui si potrebbe uccidere in qualsiasi momento. Ad ogni modo, una società che uccide le persone solo perché disabili è sintomo di un devastante crollo morale, di una perdita di tutti i valori e dell’umanità. Senza dubbio, parlare di raggiungere il progresso per mezzo di omicidi denota la presenza di seri problemi mentali e psicologici.

A soffrire di più sarebbero i condannati all’"eliminazione" e quella sofferenza darebbe origine a ferite profonde nelle coscienze degli altri.
Come si mostrerà nelle prossime pagine, il darwinismo sociale ha tentato di applicare alle società la teoria dell’evoluzione (anch’essa basata su interpretazioni scientifiche piuttosto arretrate) ma la sua concezione del mondo è in assoluto contrasto con la natura umana. Una volta messa in pratica, sminuisce l’umanità e la spinge verso la depressione e il caos, apportando odio che, a sua volta, sfocia nel conflitto, nella guerra e nei delitti. Il darwinismo sociale raggiunse l’apice nella seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX, ma se ne possono riscontrare gli effetti anche al giorno d’oggi. In nome della "psicologia evolutiva" e del "determinismo genetico" sono ancora in atto dei tentativi per stimare gli effetti degli errori del darwinismo sulla società. Con il fine di proteggere il XXI secolo da ulteriori catastrofi, si devono rivelare i pericoli del darwinismo sociale in tutti i loro aspetti e si deve avvertire il mondo intero che non esiste alcuna prova scientifica della teoria su cui si basa questa filosofia.



Se si vuole evitare di ricadere nella sofferenza del secolo scorso, e se questo deve essere un XXI secolo di pace, allora si deve avvertire la gente del pericolo e delle menzogne del darwinismo.
 

La storia della crudeltà da Malthus a Darwin


Come abbiamo già chiarito, le considerazioni di Darwin in L’origine della specie furono influenzate per lo più dall’economista e demografo inglese Thomas Robert Malthus.
In Saggio sul principio di popolazione, pubblicato nel 1798, Malthus affermò che ogni venticinque anni la popolazione cresceva secondo una proporzione geometrica (1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256...), mentre la quantità di cibo secondo una proporzione aritmetica (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9...); quindi, mentre la popolazione raddoppiava, le risorse alimentari mostravano un aumento molto più modesto. Di conseguenza, da lì a 300 anni la proporzione tra popolazione e risorse alimentari sarebbe stata 4.096 a 13. Ancora una volta, secondo quest’idea priva di valore scientifico, le risorse non erano sufficienti rispetto alla crescita rapida della popolazione e, quindi, era essenziale intraprendere una seria lotta alla sopravvivenza. Questo stesso concetto venne ripreso nel sottotitolo di L’origine della specie di Darwin, ossia la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita.

Thomas Robert Malthus
Nel suo Saggio, Malthus affermò che si doveva arrestare questa rapida crescita della popolazione e, in merito, suggerì varie proposte. Secondo lui, la carestia e la debolezza erano i due fattori principali che controllavano la crescita. I fenomeni quali la fame e le epidemie erano esempi di carestia che tenevano sotto controllo la popolazione. Altri esempi erano costituiti dalle guerre. Malthus scrisse che la guerra, la carestia, le malattie e lo sterminio dei neonati avrebbero contribuito a bilanciare la popolazione e le derrate alimentari. Chiunque con un minimo di buon senso e di coscienza concorderà che tali affermazioni sono irrazionali, illogiche, e spaventosamente brutali. È chiaro che per il futuro delle società è fondamentale un’accurata pianificazione del reddito e delle risorse essenziali per il benessere e la pace delle stesse. Ma è altrettanto evidente che le guerre, i massacri e gli stermini non facciano altro che procurare lacrime e sofferenze al futuro della società.

Ma Malthus non si fermò solo a questo. Difatti, propose dei provvedimenti da adottare nei confronti delle coppie meno abbienti per evitare che si riproducessero. Nel 1834 in Inghilterra venne promulgata una nuova legge, ispirata alle idee di Malthus, che istituì degli "ospizi" speciali per i poveri. Con lo scopo di ridurre la crescita della popolazione, le severe regole degli ospizi imponevano alle coppie sposate di non concepire.

A contribuire a questi provvedimenti vi fu il timore che il crescente numero di "classi povere" avrebbe potuto sopraffare gli individui più civilizzati. Naturalmente questa paura era immotivata e il prodotto di un grave raggiro. Innanzitutto, è da escludere che un individuo sia superiore a un altro solo per il suo stato materiale, la posizione sociale, la lingua, la razza o il genere. Allah ha creato tutti gli essere umani uguali. Ciò che li rende preziosi sono le virtù morali e il timore di Nostro Signore che, non di certo, dimostrano i beni materiali o gli attributi fisici.

Nella scia della rivoluzione francese, il ceto medio inglese sostenne a gran voce il Malthusianesimo. Temendo di non poter più mantenere la supremazia e il potere, i governanti dell’epoca adottarono dei provvedimenti radicali a favore proprio. Questo è uno dei tipici errori commessi da coloro che prendono le distanze dai valori morali religiosi. La classe elitaria di quel tempo riteneva che il futuro della società dovesse consistere in una cospicua presenza di ricchi e in una quasi assenza di poveri. È normale sperare che in una società aumenti il numero delle persone facoltose e il livello di benessere. Ma è più importante come si intende far crescere il benessere, quali provvedimenti adottare. Aumentare il numero di benestanti uccidendo i poveri e opprimendo i bisognosi, come prevede il darwinismo sociale, naturalmente è del tutto inaccettabile. Inoltre, far accrescere il numero degli abbienti non basta, di per sé, al progresso della società. E se poi questa gente ignora i valori morali religiosi quali l’onestà, l’altruismo, la modestia, la pazienza e la tolleranza, la loro solerzia potrebbe danneggiare la società e non migliorarla. Gli obiettivi dei piani che mirano al progresso della società possono essere raggiunti solo se la stessa società rafforza i propri valori spirituali di pari passo con il progresso materiale. Purtroppo, all’epoca di Malthus non tutti si resero conto di questa verità e si schierarono dalla parte dell’economista, atteggiamento che in seguito condusse le società verso il fallimento.

Per arrestare l’aumento della popolazione, Malthus propose queste soluzioni atroci:
          

Stando alla propaganda contorta del darwinismo sociale (una delle filosofie più spietate della storia) i deboli e gli inermi si devono lasciare morire.
"Invece di raccomandare la pulizia dei poveri, dovremmo incoraggiare i comportamenti inversi. Nelle nostre città dovremmo restringere le strade, affollare le case con più persone e augurarci il ritorno della peste. Nel Paese andrebbero costruiti villaggi vicino alle paludi e, in particolare, fomentare gli insediamenti in tutti i luoghi acquitrinosi e malsani. Ma, soprattutto, dovremmo contrastare [da disapprovare fortemente] i rimedi specifici per eliminare le malattie; e quegli uomini benevolenti ma stolti, che hanno pensato di rendere un servizio all’umanità progettando dei sistemi per l’estirpazione totale di disturbi particolari".8
Malthus inneggia anche la morte dei neonati:
"[...] siamo formalmente troppo legati alla giustizia e all’onore per negare ai poveri il diritto di essere assistiti. A questo scopo, propongo di promulgare una legge che preveda che nessun bambino [...] abbia il diritto di ricevere assistenza. Il bambino [illegittimo], relativamente parlando, offre poco valore alla società poiché altri prenderebbero immediatamente il suo posto [...] Tutti i bambini nati in più rispetto a quanto previsto per portare la popolazione a questo livello [desiderato] devono necessariamente morire, a meno che non siano le persone anziane che muoiono a fare loro spazio".9
Malthus possedeva una struttura logica sufficientemente perversa da giustificare la morte dei neonati per il futuro della società. Si potrebbe pensare che una simile opinione appartenga al passato e che oggigiorno sia inconcepibile. Ma non è così. Nella Cina d’oggi, è in vigore una politica di infanticidio per controllare la popolazione, esempio palese degli effetti permanenti sulla società dei pareri devastanti di Malthus a del suo seguace Darwin. È lo stesso stato comunista cinese a evitare che la gente rispetti i valori morali poiché li considera sotto una luce darwinista. Per questa ragione, oltre all’enorme fallimento morale e sociale, gli esseri umani vengono costretti  nei campi di lavoro in assenza delle condizioni umane più essenziali. I bambini di genitori che hanno più figli di quanto consentito dallo Stato vengono raggruppati e uccisi, la gente viene giustiziata per "reato di pensiero". Le stesse esecuzioni hanno assunto la forma di cerimonie sociali. La Cina contemporanea è un esempio della fine che potrebbe fare una società se si applicano le teorie darwiniste.

Le tesi di Malthus non contribuirono solo alla promulgazione di una legge oppressiva che peggiorò ulteriormente le condizioni dei poveri in Inghilterra ma crearono anche problemi sociali ancora più intrattabili. Quelle stesse tesi, riproposte anche ai giorni nostri e che hanno fatto strada a teorie quali il darwinismo (causando nel XX secolo caos, guerra, razzismo e ateismo), non hanno alcun fondamento scientifico, difatti, a ispirare le idee di Malthus fu una leggenda legata a capre e cani (nessuno può assicurarne la veridicità).
Dalle capre e dai cani al darwinismo
La vera fonte di ispirazione del Saggio di Malthus fu una leggenda secondo cui il marinaio spagnolo Juan Fernández aveva abbandonato delle capre su un’isola del Sud Est del Pacifico. Stando alla leggenda, quelle capre si moltiplicarono e divennero una fonte di sostentamento per i marinai di passaggio sull’isola. Ma il numero di capre aumentò rapidamente e cominciò a consumare tutte le risorse di cibo presenti. Per evitare che i corsari inglesi (che importunavano il commercio spagnolo) usufruissero della carne di capra, gli spagnoli sbarcarono sull’isola cani e cagne. Col tempo i cani cominciarono ad aumentare e a uccidere le capre.

Il matematico e rivoluzionario francese Condorcet Townsend raccontò l’episodio mettendo in luce l’instaurazione di un equilibrio naturale. Scrisse: "La più debole delle due specie è stata la prima a pagare il debito della natura; quella più attiva e vigorosa ha preservato la propria esistenza. È la quantità di cibo a regolare il numero di specie umane".10

Come già detto, possono essere state varie circostanze naturali a influire sull’aumento o il decremento degli animali e sulle specie sopravvissute o in via di estinzione. È un grave errore supporre che questa dinamica possa applicarsi alle società umane e l’esperienza mostra i terribili risultati nel mettere in pratica un simile errore.

La legge per l’assistenza ai poveri in vigore all’epoca in Gran Bretagna, prevedeva che questi non venissero lasciati a digiunare ma che fossero obbligati a lavorare sodo. Secondo Townsend ciò non portava altro che problemi e proteste eccessive. Per lui era più logico riportare all’ordine i poveri facendo soffrire loro la fame. "La fame addomesticherà gli animali più feroci e insegnerà loro la civiltà, l’obbedienza e la sottomissione".11 Alla radice di quell’atteggiamento incosciente e spietato risiede l’errore di classificare gli esseri in base ai loro beni materiali e agli attributi fisici. Una tale discriminazione, totalmente incompatibile con i valori morali religiosi, ha sconvolto l’ordine sociale e ha portato nel corso della storia al caos, all’anarchia e al conflitto.

Dopo Townsend, la leggenda delle capre e dei cani costituì non solo la base delle teorie di Malthus ma anche la fonte di ispirazione degli errori nelle espressioni "la sopravvivenza dei più adatti" di Herbert Spencer ed "evoluzione per mezzo della selezione naturale" di Darwin.

Come già ripetuto più volte, applicare le leggi degli animali agli esseri umani è stato un grande errore commesso da una serie di persone, a cominciare da Townsend per poi continuare con Malthus, Spencer e Darwin. Per loro gli umani erano creature selvagge da poter tenere a bada solo con misure radicali e da controllare con la guerra, la fame e la povertà. La verità, invece, è che gli esseri umani sono dotati di ragione e buon senso. Seguono una logica e la propria coscienza e non l’istinto come fanno gli animali.
Le teorie di Malthus prive di dati scientifici

Allah comanda alle persone di proteggere i bisognosi e di essere affettuosi e compassionevoli. Diffondere  i valori morali da Lui comandati, risolverà molti problemi.
La teoria di Malthus fu supportata da diversi gruppi dell’epoca e servì a costituire molte ideologie e movimenti spietati nei secoli successivi. Non si fonda su alcuna logica scientifica ed è zeppa di inconsistenze. Ad esempio:
Nel periodo in cui scrisse, Malthus non aveva a disposizione alcun dato sulla popolazione. In Gran Bretagna il primo censimento nazionale fu effettuato nel 1801, tre anni dopo aver scritto il Saggio. Per poter calcolare l’indice di crescita della popolazione, Malthus necessitava delle statistiche degli anni precedenti al 1801. Di conseguenza, non possedeva alcuna statistica affidabile su cui basare un indice di crescita, le sue erano solo pure supposizioni.

Malthus non aveva a disposizione alcun dato per calcolare l’aumento delle risorse: a quell’epoca non vi era modo di calcolare quanta terra fosse coltivata e quanto producesse. Anche in questo caso le sue sono solo pure congetture.

  1. La legge proposta da Malthus era di per sé contraddittoria. Lui riteneva che le popolazioni crescessero geometricamente. Anche gli animali e le piante crescevano geometricamente e, insieme, formavano la base della vita umana. Ma, in pratica, gli animali, le piante e gli esseri umani non si moltiplicano geometricamente. Il loro aumento varia in base alle circostante prevalenti. L’intero ecosistema, umani inclusi, si trova all’interno di un equilibrio più bilanciato.
L’evidente ordine della natura è lontano anni luce dalla cosiddetta lotta alla sopravvivenza proposta da Malthus e Darwin: "o mangi o vieni mangiato".
In breve, le teorie errate e illogiche di Malthus continuano a restare infondate scientificamente. Nonostante ciò, su queste congetture Darwin vi basò la sua teoria dell’evoluzione.
L'affermazione che "la vita è una lotta falsa"
Devoti a Malthus e a Darwin, alcuni hanno portato ai massimi estremi l’idea che "la vita è una lotta", affermando che a competere non solo gli animali ma anche tutti gli esseri viventi. L’embriologo tedesco Wilhelm Roux diceva che, per vivere, gli organi lottano fra loro: reni contro polmoni, cuore contro cervello. T. H. Huxley asserì addirittura che dentro ogni organismo tutte le molecole competono fra loro!1
Le scoperte biologiche del XX secolo hanno dimostrato che in natura non si manifestano lotte di alcun genere. I biologi d’oggi, invece, parlano di cooperazione e non di competizione. Ad esempio, in Le vite di una cellula, il biologo Thomas Lewis scrive:       
"Molte delle associazioni, a noi note, tra gli esseri viventi sono, in un grado o nell’altro, essenzialmente di tipo collaborativo e simbiotico. Quando hanno l’aspetto di essere avversarie, si tratta generalmente di una relazione discostata in cui una parte invia segnali e avvertimenti e indebolisce l’altra [...]".2
Norman Macbeth, autore di Darwin Retried: an Appeal to Reason, descrive come Malthus e Darwin sbagliassero e come in natura non esistano lotte fino alla morte:
"Darwin la acquisì da Malthus, che era un sociologo (uno accanito) più che un biologo. Non derivava da una contemplazione di piante e animali. Una contemplazione simile [...] non dimostrerebbe che "ogni essere organico lotta per accrescere in proporzione geometrica" o che esiste una lotta continua [...]".3
In Mutual Aid: A Factor of Evolution, Peter Kropotkin descrive l’errore in cui caddero Darwin e i suo seguaci:
"I numerosi seguaci di Darwin estremizzarono la nozione di lotta per l’esistenza. Arrivarono a concepire il mondo animale come un mondo di lotta perpetua tra individui semi-affamati, assetati di sangue altrui [...] Per citare Huxley [...] il mondo animale è allo stesso livello di uno spettacolo di gladiatori. Le creature sono trattate bene e schierate a combattere; sono i più forti, i più veloci e i più furbi e a rimanere vivi e a combattere un altro giorno[...] Ma si può subito sottolineare che la visione della natura di Huxley aveva ben poco appiglio per essere considerata una deduzione scientifica".4
Un articolo della rivista scientifica turca "Bilim ve Teknik" (rivista di scienza e tecnologia) ammette l’errore di considerare la natura un campo di battaglia:
"Il problema è capire perché gli esseri viventi si aiutano a vicenda. Secondo la teoria di Darwin, ogni organismo lotta per sopravvivere e riprodursi. Dal momento che aiutare gli altri ridurrebbe le probabilità di sopravvivenza delle creature, l’evoluzione, nel corso del tempo, avrebbe dovuto eliminare tale comportamento. Si è osservato, tuttavia, che gli esseri viventi possono essere altruisti".5
Questi fatti, tutti insieme, rivelano ancora una volta che la teoria di Darwin, nata in condizioni scientifiche primitive, è piena di errori e menzogne. Molte branche della scienza svelano l’invalidità della teoria dell’evoluzione. Chi la supporta (presumibilmente in nome della scienza) non deve ignorare la responsabilità che si assume nel sostenere una teoria non scientifica e dovrebbe capire la necessità di accantonarla al più presto.
1. T. D. Hall, Ph.D., "Influence of Malthus and Darwin on the European Elite," 1995, http://www.trufax.org/avoid/manifold.html
2. Ibid.
3. Ibid.
4. Kropotkin P., Mutual Aid: A Factor of Evolution, 1902, Chapter 1; http://www.spunk.org/library/writers/kropotki/sp001503/ch1.html
5. Bilim ve Teknik (Science and Technology Magazine), No: 190, 4.

Darwin, il malthusiano
Nella sua autobiografia Darwin scrive:

"Nell’ottobre del 1838, ossia quindici mesi dopo aver iniziato la mia indagine sistematica, mi capitò di leggere per diletto il Saggio di Malthus, ed essendo ben preparato a comprendere la lotta per l’esistenza che trapela ovunque dall’osservazione continua delle abitudini di piante e animali, tutto a un tratto mi colpì che, in tali circostanze, le variazioni favorevoli tendevano a essere preservate, quelle sfavorevoli a essere eliminate. Il risultato sarebbe la formazione di nuove specie. Avevo finalmente una teoria con cui lavorare [...]".12
I concetti di evoluzione per selezione naturale e la lotta alla sopravvivenza presero forma nella mente di Darwin dopo aver letto Malthus. In L’origine della specie Darwin ammise di aver accettato appieno le idee:

"Non c’è eccezione alla regola secondo cui ogni essere organico aumenta naturalmente a un ritmo così elevato, che, se non distrutto, la Terra sarebbe presto coperta dalla progenie di una singola coppia. Anche l’uomo di lenta riproduzione si è raddoppiato in venticinque anni, e a questo ritmo, in meno di mille anni, non ci sarà letteralmente posto per la sua progenie".13
Darwin descrisse così la relazione tra la teoria di Malthus e la tesi della selezione naturale:

"Dal momento che vengono prodotti più individui di quanti ne possano sopravvivere, deve esserci per forza una lotta per la sopravvivenza, un individuo con un altro della stessa specie o con individui di specie diverse, o con le condizioni fisiche della vita. È la dottrina di Malthus applicata con una forza diversa all’intero regno animale e vegetale".14



La logica distorta di Malthus fu applicata anche ai bambini, molti dei quali furono costretti a lavorare in condizioni orribili

Le idee di Darwin, che presero spunto dal modo di pensare di Malthus, non possiedono alcun valore scientifico. Inoltre, secondo questa prospettiva crudele, la pianificazione demografica può essere regolata con l’eliminazione dei deboli e dei poveri. Considerando la vita non fondata sulla pace, sulla sicurezza e sulla comprensione bensì una mera sopravvivenza in cui è necessaria una lotta feroce, l’applicazione della teoria ha inflitto alla società le catastrofi più terribili.
Da Malthus a una visione del mondo spietata

Secondo Malthus, la "classe inferiore", andava tenuta sotto controllo, oppressa, indebolita e fatta lavorare. Una volta accettata la sua visione degenerata, la classe operaia fu costretta a lavorare nelle condizioni più spaventose
Pur non avendo fondamento scientifico, le teorie di Malthus e di Darwin ricevettero un ampio consenso. Le ragioni sono da ricercare nel periodo in cui vissero, ossia durante la rivoluzione post-industriale in Inghilterra. Dopo la rivoluzione, l’aristocrazia inglese temeva di dover cedere il proprio status e potere alle classi lavoratrici. Inoltre, aveva bisogno di una forza lavoro più consistente ed economica. Il risultato fu che la classe governante arrivò alla conclusione che "la classe inferiore" andava indebolita, tenuta sotto controllo, oppressa e sfruttata. Affermando che le risorse alimentari erano insufficienti a fronteggiare il rapido aumento della popolazione, Malthus aveva suggerito la soluzione, ossia evitare che gli "ordini inferiori" si moltiplicassero, ingenerando, così, l’istituzione di misure contro i poveri. Applicando le tesi di Malthus alla biologia e alle scienze sociali, Darwin presentò la sua teoria con una fittizia parvenza scientifica.

Nel suo Social Darwinism in American Thought, Richard Hofstadter sul supporto di Darwin alla tesi di Malthus afferma:

"Il Malthusianesimo era divenuto popolare in Inghilterra [...] era stato utilizzato anche per sollevare i ricchi dalla responsabilità delle sofferenze dei poveri. Il corso degli eventi aveva provato che Malthus aveva torto e proprio quando la sua teoria stava per morire nell’economia politica, ritornò alla ribalta per via della biologia darwiniana".15

I primi a supportare le idee sinistre di Malthus furono coloro che necessitavano di manodopera a basso costo.
In un articolo, il ricercatore e autore Ian Taylor scrisse quanto segue sulle idee degenerate della tesi di Malthus:
"In tutto questo la lezione è che Darwin e gli altri che rifiutarono sia Dio che la promessa del Suo intervento e della sua provvidenza hanno trovato nel principio di Malthus uno spettro terrificante della tragedia e della disperazione che li hanno portati verso un’etica inenarrabile e assurde supposizioni scientifiche. Tutto ciò a dispetto dell’evidente debolezza e delle carenze nella teoria di Malthus".16
Nonostante abbia definito la teoria "spietata, insensata e induttiva alla disperazione" la scienza ha perpetrato la sua influenza fino ai giorni nostri. Il libro In the Minds of Men di Ian Taylor riassume la catena di crudeltà che ebbe inizio con Malthus e che si concluse con Hitler:
"La massima su cui Malthus basò il suo pensiero fu ciò che in seguito divenne il motto "la sopravvivenza dei più adatti". Le fasi dell’idea passano da Condorcet a Malthus, a Spencer, a Wallace e a Darwin. Alla fine si sviluppò rapidamente e influenzò uomini del calibro di Adolf Hitler, ma dovremmo ricordarci che tutto ebbe inizio con la leggenda delle capre e dei cani".17
Come abbiamo visto, le opinioni di Malthus servirono a molti governanti e leader per mascherare i propri interessi. A favore del consenso che ebbero, svolsero un ruolo fondamentale i formatori di opinioni con i rispettivi interessi ideologici. I disastri causati dal supporto dato a questa visione del mondo spietata furono di un’entità mai vista prima. Nelle prossime pagine esamineremo come questa crudele visione del mondo approntata da Malthus si sia rafforzata sotto il nome del darwinismo sociale e quanto sia costata all’umanità.
 

I "baroni ladri", seguaci di Darwin

Il darwinismo risiede alla base di un gran numero di tendenze, ideologie e pratiche intellettuali che sono persistite fino ai giorni nostri. È ancora più interessante il fatto che costituisca un fondamento condiviso da ideologie che sono completamente opposte tra loro. Il darwinismo ha svolto un ruolo nella nascita e diffusione di nazismo, fascismo e comunismo, con la presunta giustificazione dei massacri razzisti e comunisti e ha contribuito anche alla formazione di presunte basi scientifiche per il "capitalismo incontrollato". In particolare nell’Inghilterra vittoriana e in America il darwinismo è stato ampiamente acclamato e si è rafforzato a causa del supporto che offrì ai capitalisti spietati noti come "baroni ladri".


Secondo la morale crudele dei darwinisti sociali, ai poveri e ai bisognosi non andrebbe porta la mano.
L’errore più grave del capitalismo selvaggio consiste nel non tutelare le imprese più deboli (e gli individui più deboli) dal rischio di essere soffocate, sfruttate e fatte fuori. È indubbio che una crudeltà e un’efferatezza simili siano del tutto inaccettabili. Oggi quest’errore è riassunto nel detto "il pesce grande mangia quello piccolo". In altre parole, le piccole imprese vengono eliminate (o acquisite) da quelle più grandi. Questo è l’effetto dell’applicazione del darwinismo al mondo degli affari.

Nel XX secolo il mondo ha provato due diversi tipi di modelli economici: quello liberale, basato sulla proprietà privata e sul libero intervento, e quello socialista, fondato sulla proprietà statale e su un’economia pianificata. Le economie socialiste hanno fallito in ogni Paese apportando povertà e miseria alle società. L’economia liberale, dal suo canto, ha mostrato un indiscusso successo, procurando benessere agli individui e alle società.

Ma l’economia liberale di per sé non basta. Difatti essa aiuta a incrementare il benessere di cui, però, non tutti possono godere. I poveri rimangono poveri e comincia ad aumentare il pericolo dell’ingiustizia sociale. Per prevenire ciò esistono due metodi:
lo Stato deve dare una mano agli emarginati e ai disoccupati come obbligo del concetto di "stato sociale" e prendere dei provvedimenti per aiutarli.
Inculcare all’intera società i sentimenti di collaborazione e solidarietà insiti nei valori morali religiosi.


La gente maltrattata che affronta la fame o l’impoverimento a causa della guerra e dei conflitti merita l’aiuto dei benestanti. Con la morale darwinista sociale in atto, tuttavia, nessuno è spinto ad assistere e prendersi cura dei bisognosi.
Quest’ultimo requisito è di particolare importanza perché, alla fine, tende a determinare il primo. Se una società conferisce grande importanza ai valori morali e religiosi, allora l’economia liberale garantirà sia uno sviluppo economico che una giustizia sociale. I ricchi useranno parte del loro capitale per aiutare i poveri e costituiranno dei programmi sociali a favore dei deboli. (Questo è il modello economico rivelato da Allah nel Corano. La proprietà privata esiste nell’Islam ma i proprietari sono obbligati a spendere parte dei loro capitali, sotto forma di elemosina, per assistere i poveri e i bisognosi).


Alla luce dei concetti darwinisti sociali, gli stipendi bassi, le condizioni di lavoro pietose, le lunghe ore di lavoro e la mancanza di qualsiasi misura di sicurezza nei luoghi di lavoro portano i lavoratori a cadere malati, a farsi male o addirittura restare uccisi.
Se una società subisce una degenerazione morale, in quel caso l’economia liberale si trasforma in "capitalismo selvaggio" in cui i poveri e gli emarginati vengono oppressi e non ricevono alcun aiuto, non vengono adottati programmi di assistenza sociale e l’ingiustizia non viene vista come problema ma come questione "naturale".

Il modello economico che criticheremo in questa sede non sarà quello liberale (basato sulla libera economia, sulla proprietà privata e sulla competizione) bensì il capitalismo selvaggio.

La fonte di ispirazione, come vi mostreremo, è il darwinismo sociale.

Furono gli americani noti come "baroni ladri" i primi ad applicare le pratiche darwiniste al mondo degli affari. "Questi credevano che il darwinismo e "la sopravvivenza dei più adatti" giustificasse in qualche modo le loro politiche spietate".18 Il risultato fu l’inizio di una feroce competizione negli affari talmente estrema dai culminare persino nell’omicidio. L’unico scopo dei baroni ladri era quello di ricavare più soldi e potere possibili. Non avevano alcun interesse nel benessere sociale, nemmeno di quello dei propri lavoratori. Milioni di vite furono rovinate dall’entrata del darwinismo nell’economia, che portò a salari estremamente esigui, allo sconvolgimento delle condizioni lavorative e a ore di lavoro prolungate. La mancanza di precauzioni di sicurezza fece sì che molti lavoratori caddero malati, restarono feriti o addirittura morirono.
Le crudeltà dei datori di lavoro darwinisti

"Con la rivoluzione industriale che ebbe origine in Inghilterra e che poi si diffuse nel resto nel mondo, vennero costruite nuove industrie e utilizzati nuovi macchinari. Il fatto che i datori di lavoro non prestassero importanza al valore della vita umana (soprattutto a quella dei propri lavoratori) ignorando qualsiasi forma di precauzione di sicurezza, causò il moltiplicarsi degli incidenti sul posto di lavoro. Alcuni lavoratori morirono, altri restarono mutilati. Si è stimato che nei primi anni del XX secolo ogni anno un milione di lavoratori rimanvea vittima di incidenti, restava mutilato o si ammalava".19




Nelle fabbriche e nelle altre aziende industriali del XIX secolo, le pratiche capitaliste e darwiniste sociali furono imposte nelle forme più selvagge. I datori di lavoro con quella forma mentis non attribuivano alcun valore alle vite dei lavoratori, pensando solo ai propri interessi.


Nel XIX secolo, non si risparmiavano nemmeno i bambini, costretti a fare lavori pesanti per lunghe ore.
"Per i lavoratori che trascorrevano la vita in fabbrica, la perdita di un arto o di un organo era quasi inevitabile. Durante la vita lavorativa, più della metà dei lavoratori si ammalava, si feriva gravemente restando mutilato, perdendo la vista o l’udito. I produttori di cappelli a tesa rigida, ad esempio, soffrirono di avvelenamento da mercurio. Tutti gli imbianchini a contatto con il radio finirono per ammalarsi di cancro".20

"Sebbene fossero consapevoli delle condizioni e degli incidenti che accadevano, alcuni datori di lavoro non presero alcun provvedimento per migliorare le condizioni. Molti lavoratori delle fonderie di acciaio lavoravano dodici ore a temperature da 40 a 50° C per paghe bassissime".21 Nel 1892 il presidente americano Benjamin Harrison, riassumendo le condizioni disumane affermò che "ogni giorno il lavoratore americano affronta in media gli stessi pericoli di un soldato in guerra".22

Alcuni capitalisti non attribuivano alcuna importanza alla vita umana ritenendola sacrificabile. "A causa delle pessime condizioni di lavoro morirono centinaia di lavoratori durante la sola costruzione della ferrovia".23 Uno degli esempi più toccanti di questa ferocia riguarda l’affarista americano J.P. Morgan che acquistò 5.000 fucili difettosi a $3.50 ciascuno per poi venderli all’esercito americano a $22. In altre parole, si era così estraniato dalla comprensione morale da essere stato capace di imbrogliare il Paese e mettere a repentaglio la vita dei suoi soldati arruolati. "Ai soldati che utilizzarono quei fucili difettosi saltarono via i pollici".24 "Le truppe che si ferirono con quei fucili intentarono causa contro Morgan ma persero poiché a quei tempi i tribunali decidevano in favore dei baroni ladri".25

Un altro esempio di crudeltà in quel periodo fu il rifiuto di uno dei capitalisti a cui era stato chiesto di costruire una tettoia di protezione per i lavoratori. Egli, per giustificarsi, affermò "gli uomini costano meno delle scatole". 26

Alla base di tutta quella crudeltà è facilmente individuabile il darwinismo. Una visione del mondo che definisce gli esseri umani come specie animali, che crede alla menzogna che alcune persone sono meno sviluppate di altre e che la vita è un luogo di lotta dove prevalgono i potenti, ha come risultato l’efferatezza, la spietatezza e l’oppressione.
Il danno causato dal darwinismo nel mondo degli affari

Andrew Carnegie
Molti affaristi sostenitori del capitalismo sfrenato, in realtà, erano stati allevati come credenti di Dio. Successivamente, però, influenzati dalle false idee del darwinismo, avevano abbandonato il loro credo. Un esempio è il capitalista americano Andrew Carnegie, uno dei principali nomi nell’industria dell’acciaio del XIX secolo, che in un primo momento era stato devoto al Cristianesimo. Nella sua autobiografia Carnegie descrisse apertamente come lui e molti altri amici suoi erano caduti nell’inganno del darwinismo.
Tuttavia, la teoria dell’evoluzione che Carnegie considerava come dato di fatto non era altro che una totale falsità. Negli anni a seguire i progressi nel mondo della scienza rivelarono la verità. Ma a quel tempo, commettendo lo stesso errore di Carnegie, altri capitalisti accettarono il capitalismo selvaggio osannato dal darwinismo. Ciò li indusse a giustificare la concorrenza spietata per incrementare i propri capitali e a tralasciare i valori dell’altruismo e della vita umana.

Carnegie pensava che la competizione fosse una legge di vita inevitabile e su questo errore basò la sua filosofia. Egli affermò che "nonostante la legge della competizione complicasse la situazione ad alcuni, era un bene per la razza poiché assicurava la sopravvivenza dei più adatti in ogni settore".27


John D. Rockefeller
Carnegie venne a conoscenza del darwinismo in casa di un professore della New York University in cui incontrò un gruppo di cosiddetti pensatori liberi e illuminati, alla ricerca di una nuova "religione dell’umanità".28 Uno dei membri del ristretto circolo di Carnegie era Herbert Spencer, seguace di Darwin e una delle figure di spicco nel darwinismo sociale. Gli uomini d’affari adottarono il pensiero contorto di Spencer e Darwin ma non furono capaci di prevedere il vicolo cieco in cui avrebbe trascinato loro e la società.

Richard Milner, antropologo del Museo americano di storia naturale e autore di The Encyclopedia of Evolution, descrive come Carnegie cadde nella trappola del darwinismo:

"Carnegie rafforzò gli affari per diventare un magnate potente e spietato che sfruttò l’uomo e la terra, che annientò la competizione e che giustificò le proprie azioni con la filosofia del darwinismo sociale. La competizione imprenditoriale, credeva, rende un servizio alla società eliminando gli elementi più deboli. Coloro che sopravvivono negli affari sono "adatti" e quindi meritano la posizione e le ricompense che hanno".29
Carnegie e quelli che la pensavano come lui commisero un grave errore ritenendo che essere potenti e spietati facesse parte della vita economica. È del tutto naturale che le persone si guadagnino da vivere per condurre un’esistenza agiata e confortevole ma è inaccettabile farlo a discapito altrui, ignorare la gente in difficoltà a beneficio personale o per opprimere i deboli con lo scopo di aumentare sempre più il proprio potere. Allah ha ordinato alle persone di essere oneste negli affari, come in tutte le altre sfere, e di proteggere i diritti dei bisognosi. È un’enorme bugia affermare che opprimendo i deboli e cercando di eliminarli vuole il bene della società.

Nelle conversazioni, nei discorsi e nelle opere degli ultimi anni della sua vita, Carnegie utilizzò sempre espressioni darwiniste. Nel suo Andew Carnegie lo storico Joseph F. Wall scrive:

"Carnegie fa frequenti e facili allusioni al credo del darwinismo sociale non solo nel suoi articoli e libri pubblicati ma anche nelle lettere personali ai contemporanei d’affari. Frasi quali "miglioramento della razza" e "lotta per l’esistenza" venivano fuori dalla sua penna e presumibilmente dalle sue labbra. Vedeva gli affari come una grande lotta competitiva [...]".30
Un altro che si fece abbindolare dal darwinismo fu il famoso industriale americano John D. Rockefeller che affermò:"la crescita di una grande azienda non è che una sopravvivenza dei più adatti [...] il risultato di una legge della natura [...]".31
La gita in America di Spencer, descritta da Richard Hofstadter in Social Darwinism in American Thought, è un chiaro esempio degli effetti del darwinismo nel mondo degli affari:

"Per quanto manchevole l’apprezzamento degli ospiti per i convenevoli del pensiero di Spencer, il banchetto mostrò quanto egli fosse diventato popolare negli Stati Uniti. Quando si trovò sulla banchina, in attesa della nave che lo riconducesse in Inghilterra, Spencer afferrò le mani di Carnegie e Youmans. "Ecco" gridò ai giornalisti "i miei due migliori amici americani". Per Spencer fu un raro gesto di affetto personale; ma oltre a questo, simboleggiò l’armonia della nuova scienza [darwinismo sociale] con la prospettiva di una civiltà economica".32
Il darwinismo sociale comportava la liberazione dalla responsabilità verso i poveri e fu questo uno dei motivi che indusse i capitalisti ad adottarlo. Nelle società che preservano i valori morali, ci si aspetta che i ricchi mostrino interesse nell’aiutare i poveri e i bisognosi, ma il darwinismo sociale tentò di eliminare questo atteggiamento. In The Golden Door: The United States from 1876 to 1918 lo scrittore Isaac Asimov commenta così sull’aspetto crudele del darwinismo sociale:

"Spencer coniò la frase "la sopravvivenza dei più adatti" e nel 1884 sostenne, ad esempio, che i disoccupati o i fardelli della società dovevano essere abbandonati al loro destino piuttosto che essere aiutati. Apparentemente, per fare ciò, si dovevano eliminare gli inadatti e rafforzare la razza. Era una filosofia orribile che poteva essere utilizzata per giustificare i peggiori impulsi degli esseri umani"33
Chi attuava il capitalismo selvaggio appoggiava il darwinismo e, a sua volta, veniva appoggiato dai darwinisti. Ad esempio, William Graham Sumner affermò che i miliardari erano "gli individui più adatti della società" e poi trasse la conclusione illogica che, pertanto, meritassero privilegi speciali e che venivano "selezionati naturalmente nel crogiolo della competizione".34 In un articolo sul darwinismo sociale nel periodico "The Humanist" il docente di filosofia Stephen Asma descrive il supporto di Spencer ai capitalisti:

"Spencer coniò la frase "sopravvivenza dei più adatti" e Darwin la adottò nell’ultima edizione di L’origine della specie [...] Stando a Spencer e ai suoi discepoli americani (imprenditori del calibro di John D. Rockfeller e Andrew Carnegie) la gerarchia sociale riflette le leggi stabili e universali della natura. La natura si rivela in modo che i forti sopravvivano e i deboli periscano. Quindi le strutture sociali ed economiche che sopravvivono sono le "più forti" e le migliori e quelle che non lo fanno, sono ovviamente destinate a fallire"35
Come già è stato enfatizzato, i valori spirituali e la loro preservazione rappresentano l’elemento principale nel progresso delle comunità. Nelle società in cui lo spirito di collaborazione e solidarietà sono forti, dove la gente tratta il prossimo con compassione e rispetto, le difficoltà economiche possono essere facilmente superate in uno spirito di fratellanza. Ma dove le relazioni umane sono scomparse e le persone ignorano la compassione e la comprensione verso gli altri, possono sorgere effetti molto più distruttivi nonostante la presenza di un progresso economico. Quindi tutti gli individui di una società devono ingegnarsi delle soluzioni per innalzare la qualità della vita e del benessere e far fiorire un ambiente in cui la gente possa godere di una sicurezza non solo economica ma anche psicologica. Naturalmente tutto ciò può accadere osservando i valori morali religiosi. Come già dimostrato infinite volte, nessun movimento o ideologia incompatibile con i valori morali religiosi può apportare quel benessere, quella pace e quella sicurezza tanto anelate dalle persone.
     
Capitalismo selvaggio: prodotto dell’unione tra darwinismo sociale e irreligiosità
Dal XIX secolo in avanti i capitalisti darwinisti, ritenendo che solo i ricchi e i potenti avessero il diritto di vivere e che i poveri, i deboli, gli storpi e i malati fossero dei "fardelli inutili", crearono dei sistemi oppressivi in tanti paesi. In questo clima di competizione selvaggia si giustificarono lo sfruttamento, l’intimidazione, i soprusi, la violazione e persino l’uccisione della gente. Non si prevenne o condannò alcuna attività immorale o illegale poiché considerata "compatibile con le leggi della natura".


Il mondo possiede risorse a sufficienza per tutti, ma devono essere utilizzate in modo razionale e oculato. In molte parti del mondo il cibo si spreca mentre in altri paesi si muore di fame e di povertà. Se si vuol dare giustizia a questa gente bisogna sradicare completamente la mentalità darwinista sociale.
Questo sistema esiste ancora oggi in molti paesi dove la gente vive non osservando i valori morali religiosi. Il divario fra ricchi e poveri continua a crescere a un ritmo ancora più incalzante e si ignorano le condizioni in cui versano i bisognosi. Stando alla propaganda del darwinismo sociale proteggere e prendersi cura dei poveri e dei bisognosi è una violazione delle leggi della natura e, appunto perché considerati come un fardello, non viene assicurato loro alcun aiuto.

Le grande differenze tra i livelli di benessere non sussistono solo all’interno di un paese, bensì anche fra più paesi. Mentre in Occidente si assiste a una rapida crescita del benessere, le malattie, la fame e la povertà continuano ad affliggere i paesi del Terzo Mondo dove la gente muore di fame e viene abbandonata. Però, se le risorse mondiali venissero utilizzate in modo oculato e coscienzioso, basterebbero a sfamare chi è stato lasciato alla fame e alla povertà.

Per consentire ciò è fondamentale che venga sradicata dal mondo l’influenza intellettuale del darwinismo. Quando le concezioni darwiniste saranno soppiantate dai valori morali del Corano questi problemi si risolveranno automaticamente. Se da un lato il darwinismo inculca l’idea della competizione selvaggia e dell’oppressione dei poveri, dall’altro i valori morali religiosi infondono compassione, protezione, collaborazione reciproca, solidarietà e condivisione. Ad esempio, in una delle linee di condotta trasmesse dal nostro Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) "Non è un credente [maturo] colui che mangia a sazietà quando il suo vicino è affamato".36 Queste sagge parole del Profeta (che Allah lo benedica e gli conceda la pace) dimostrano l’affetto e la compassione dei musulmani.

In molti Suoi versi Allah ha comandato amore, compassione, affetto e altruismo dando ai musulmani esempi di giusto comportamento morale. Mentre il darwinismo sociale prevede che i ricchi sfruttino i poveri come gradini per ascendere al potere, i valori morali islamici ordinano ai ricchi di proteggerli. Alcuni dei versi rivelati a tal proposito da Allah:

"Coloro di voi che godono di favore e agiatezza, non giurino di non darne ai parenti, ai poveri e a coloro che emigrano sul sentiero di Allah. Perdonino e passino oltre [... ]" (Surat an-Nur, 22)

"Ti chiederanno:"Cosa dobbiamo dare in elemosina?" Di': "I beni che erogate siano destinati ai genitori, ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai viandanti diseredati [...]" (Surat al-Baqara, 215)



IL XIX SECOLO
Immagini della Gran Bretagna nella seconda metà del XIX secolo. Mentre alcuni godevano di salute e             benessere, altri vivevano nella povertà.

"[...] Mangiatene voi stessi e datene al bisognoso e al povero." (Surat al-Hajj, 28)

[I credenti sono] coloro sui cui beni c'è un riconosciuto diritto per il mendicante e il diseredato. (Surat al-Ma'arij, 24-25)


" loro che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l'orfano e il prigioniero « È solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa,
né gratitudine. Invero noi temiamo un Giorno terribile e catastrofico da parte del nostro Signore" (Surat al-Insan, 8-10)



IL XX SECOLO
Nonostante sia passato un secolo, non è cambiato nulla. Le quantità di risorse mondiali consentirebbero a tutti di vivere degnamente. Bisogna disseminare l’altruismo, la collaborazione e la solidarietà previsti dai valori morali religiosi.

"Coloro di voi che godono di favore e agiatezza, non giurino di non darne ai parenti, ai poveri e a coloro che emigrano sul sentiero di Allah. Perdonino e passino oltre[...]"
(Surat an-Nur, 22)
Nel Corano Allah rivela anche che sarà riservato l’Inferno a chi non aiuta i poveri e i deboli:
"Loro [i compagni della destra] chiederanno ai colpevoli: «Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?» Risponderanno: « Non eravamo tra coloro che eseguivamo l'orazione, né nutrivamo il povero" (Surat al- Muddaththir, 41-44)
        

"e poi legatelo con una catena di settanta cubiti. Non credeva in Allah, il Supremo, e non esortava a nutrire il povero. Oggi non avrà qui nessun amico sincero" (Surat al-Haqqaq, 32-35)

Non dobbiamo dimenticare che: è Allah onnipotente, il Signore dell’esistenza e dell’universo ad elargire beni e successo a ognuno di noi. Non si diventa facoltosi innestando una competizione crudele per la "lotta alla sopravvivenza" oppure opprimendo i deboli. È Allah che dà alle persone ciò che possiedono, ripartendo loro ricchezze con lo scopo di metterle alla prova. È la ricchezza che ricevono a metterli alla prova. Questo fatto è rivelato da Allah nel verso:

" In verità abbiamo voluto abbellire la terra di tutto quel che vi si trova per verificare chi di loro opera al meglio" (Surat al-Haqqa, 32-35)
Ognuno di noi è, quindi, responsabile dell’utilizzo nel modo migliore possibile dei doni insufflatigli da Allah, con lo scopo di guadagnare la Sua approvazione. Un vero credente deve agire con la consapevolezza che tutto ciò che possiede è una benedizione di Allah e che così come il Signore può aumentare quei beni quando crede, allo stesso modo può anche decidere di portarglieli via.

Darwinismo sociale e mito della razza privilegiata


Sebbene nel corso della storia si siano sempre riscontrate tracce di razzismo, Darwin fu il primo ad attribuirgli una presunta validità scientifica. Il sottotitolo di L’origine della specie è La preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita. Le opere di Darwin sulla "preservazione delle razze privilegiate" e, in particolare, le teorie non scientifiche in L’origine dell’uomo, funsero da supporto all’erroneo credo dei nazisti sulla superiorità della razza ariana e alla convinzione degli inglesi sugli anglosassoni. In più la teoria della selezione naturale parlava di una lotta fino alla morte, "una legge della giungla". Applicare questa teoria alle società umane comportò l’inevitabilità della guerra tra razze e nazioni. La teoria di Darwin fu adottata da personaggi di spicco dell’epoca, da statisti guerrafondai a filosofi, da politici a scienziati. In The Twisted Road to Auschwitz, il professore Karl A. Scheunes della facoltà di storia dell’Università del North Carolina scrive:

"I razzisti non ci misero molto ad appropriarsi dell’idea di Darwin della lotta per la sopravvivenza...tale lotta, legittimata dalle ultime opinioni (cosiddette) scientifiche, giustificava il concetto razzista della superiorità e inferiorità dei popoli...e avvalorava la lotta tra questi".37

Nel 1893 uno schiavo nero venne torturato e fustigato ma infine riuscì a scappare. Durante gli anni precedenti alla Guerra Civile, gli schiavi d’America venivano fustigati spesso o trattati peggio.
Con le affermazioni di Darwin, chi riteneva il razzismo un fattore naturale, immaginò di aver trovato un fondamento scientifico a supporto delle proprie opinioni sulle classi umane. Ma poco dopo la scienza dimostrò non solo che la sua teoria non aveva validità scientifica, ma rivelò anche che i movimenti fondati intorno alle sue idee ignoranti avevano commesso un grande errore.

Con il supporto ottenuto dal darwinismo, i nazisti praticarono l’antisemitismo con una violenza inaudita. Ma la Germania non fu l’unica Nazione in cui si manifestò il cosiddetto razzismo "scientifico". In molti Paesi si fecero avanti governanti e intellettuali razzisti, in modo particolare in Gran Bretagna e in America e, in breve, vennero attuate leggi e pratiche segregazioniste.

Gli evoluzionisti del XIX e XX secolo avevano una visione quasi totalmente razzista e molti scienziati non avevano alcuna esitazione a esprimerlo apertamente. I libri e gli articoli dell’epoca ne offrono una chiara dimostrazione. In Outcasts from Evolution: Scientific Attitudes of Racial Inferiority, John S. Haller, docente di storia alla Southern Illinois University, descrive come gli evoluzionisti del XIX secolo credevano a torto nella superiorità della razza bianca e nell’inferiorità di altre razze. Un articolo della rivista "American Scientist" riporta dal libro di Haller:

"...estremamente importante...poiché documenta ciò che si è sospettato a lungo: il radicato, fermo e quasi unanime razzismo degli uomini di scienza nordamericani del XIX secolo (e XX secolo inoltrato) [...] Ab initio, questi intellettuali videro gli afroamericani irredimibili, immutabili e irrevocabilmente inferiori".38

Un altro articolo nella rivista "Science" riportò un commento sulle affermazioni di Haller:

"Il darwinismo fu la novità del periodo vittoriano [...] Prima del 1859 molti scienziati si erano chiesti se i neri fossero della stessa specie dei bianchi. Dopo il 1859 lo schema evolutivo sollevò altre questioni, in particolare se gli afroamericani fossero in grado di sopravvivere alla competizione con i vicini bianchi. La grave risposta fu un risonante no[...]. Gli africani erano inferiori perché rappresentavano "l’anello mancante" tra scimmie e teutoni".39
Naturalmente questa teoria è del tutto infondata. Il fatto che abbiano un colore della pelle diverso oppure origini razziali o etniche differenti non li rende superiori né inferiori a nessun altro. Una delle ragioni per cui questa menzogna si diffuse nel XIX secolo fu l’ignoranza diffusa dovuta alle primitive condizioni scientifiche.
Un altro scienziato noto per le sue idee razziste fu il biologo americano dell’Università di Princeton Edwin G. Conklin che, come altri razzisti, non si fece alcuno scrupolo nel dichiarare apertamente le proprie opinioni:

"Il confronto di qualsiasi razza moderna con l’uomo di Neanderthal o di Heidelberg mostra che [...] la razza negroide assomiglia di più alla stirpe originale rispetto a quella bianca e gialla. Ogni riflessione dovrebbe indurre chi crede nella superiorità della razza bianca a cercare di preservarne la purezza e stabilire e mantenere la segregazione delle razze".40
Nel 1911 William Sollas, docente di paleontologia e geologia presso l’Università di Oxford, scrisse nel suo libro Ancient Hunters:

"La giustizia appartiene ai forti, ed è stata assegnata a ogni razza sulla base della forza che possiede[...] Non è la priorità dell’occupazione, bensì il potere di cui servirsi a stabilire la concessione della terra. Per cui, ogni razza deve a se stessa e alla famiglia umana il dovere di esercitare la propria forza con ogni mezzo possibile: non appena resta indietro a rispettare questo dovere, sia nell’arte della scienza, nell’istruzione o nell’organizzazione per l’autodifesa, si verifica una punizione che la Selezione Naturale, il severo ma benevolo tiranno del mondo della natura, esigerà senz’altro e quanto più velocemente è possibile"41


La metà del XX secolo fu testimone di un’altra ondata di razzismo in certe regioni degli USA. Il Ku Klux Klan, la cui ideologia si basava sulla violenza, fu uno dei gruppi a sostenere di più il razzismo americano. Questa organizzazione sosteneva errori quali la superiorità della razza bianca e causava la morte di molte persone.
Affermare che la giustizia appartiene ai forti (grave errore) porterà a un terribile caos sociale. Non importa quali siano le condizioni e le circostanze, tutti devono beneficiare di una sana giustizia indipendentemente dal colore, dalla lingua e dal genere. Le affermazioni dei darwinisti razzisti sulla validità della giustizia solo per i forti non riflette in alcun modo la verità. Ogni individuo può sperare di acquisire oggetti molto belli e di qualità per se stesso e per la sua società, ma non è giustificabile che non tenga conto del male che infligge agli altri comportandosi così. Asserire il contrario viola la ragione e la buona coscienza.

Queste idee razziste si mantennero anche negli anni a seguire, persino nelle opere degli evoluzionisti che dichiaravano di non essere razzisti (come conseguenza naturale della loro fede nell’evoluzione). Uno di questi è il paleontologo George Gaylord Simpson che, a prescindere da quanto odiasse fortemente essere definito razzista, in un articolo pubblicato nella rivista "Science" affermò che le differenze razziali erano frutto dell’evoluzione e che alcune razze erano più avanzate o arretrate di altre:

"L’evoluzione non si manifesta necessariamente allo stesso ritmo nelle varie popolazioni, infatti tra molti gruppi di animali è possibile notare che alcune specie si sono evolute più lentamente, riguardo a certi particolari o nel complesso. Risulta spontaneo chiedersi (come hanno fatto molti) se tra le razze umane ve ne sia ugualmente qualcuna più primitiva in un modo o in un altro oppure in generale. Difatti, è possibile riscontrare singole caratteristiche che probabilmente sono più avanzate o più primitive in una razza piuttosto che in un’altra".42
Tuttavia, nonostante la mancanza di fondamento scientifico, l’affermazione pregiudizievole di Simpson fu adottata da alcuni gruppi per ragioni ideologiche. Il fatto che altri scienziati dell’epoca difendessero le affermazioni non scientifiche della teoria dell’evoluzione nei loro scritti, nei libri e nei loro discorsi, era come se automaticamente supportassero il razzismo. In un articolo intitolato The Evolution of Human Races, Henry Fairfield Osborn, presidente del museo americano di scienze naturali, razzista di spicco e antropologo evoluzionista dei primi del XX secolo, mise a confronto le razze e tirò fuori una quantità di deduzioni del tutto prive di attendibilità scientifica:

"Il livello di intelligenza di un negro adulto medio è simile a quella di un undicenne della specie Homo sapiens".43
Come si può vedere da tali affermazioni, molti degli scienziati evoluzionisti del XIX e XX secolo erano razzisti ignari del pericolo che comportavano le loro opinioni. Sugli effetti distruttivi del cosiddetto razzismo "scientifico", lo scienziato americano James Ferguson dichiara:

"Nell’Europa del XIX secolo il concetto di razza fu un assillo per le scienze sociali che si stavano sviluppando [...] I primi antropologi fisici contribuirono allo sviluppo del concetto di supremazia ariana, che in seguito fomentò il razzismo istituzionale nella Germania degli anni ’30 e attualmente in Sud Africa".44
In un articolo sulle idee razziste degli antropologi evoluzionisti, l’ultimo evoluzionista Stephen Jay Gould afferma:

"Non si può capire granché della storia dell’antropologia della fine del XIX e inizi del XX secolo [...] salvo che non si comprenda la sua ossessione per l’identificazione e la classificazione delle razze".45

Una volta che la teoria dell’evoluzione ebbe acquisito una presunta validità scientifica, gli scienziati poterono avanzare, senza esitazione, i concetti illusori di razze "inferiori" e di razze più simili alle scimmie che agli esseri umani. Dittatori dispotici del calibro di Hitler videro in queste affermazioni un’occasione d’oro per uccidere milioni di persone ritenute "inferiori", "inadeguate", "difettose" o "malate". Uno dei motivi per cui quasi tutti gli evoluzionisti del XIX secolo furono razzisti, è che il loro stesso precursore intellettuale, Darwin, la pensava così.
Anche Darwin era razzista
A differenza dei loro omologhi del XIX secolo, gli evoluzionisti d’oggi affermano di essere contrari al razzismo e tentano di scagionare Darwin dalle accuse razziste. Molti libri su Darwin fanno grandi sforzi per dare l’impressione che egli fosse compassionevole, ben intenzionato e oppositore della schiavitù. Ma la verità è che credeva che la teoria della selezione naturale costituisse una giustificazione scientifica alla discriminazione razziale e al conflitto fra le razze. I suoi libri, le lettere e gli appunti privati contengono apertamente affermazioni razziste. Ad esempio, in L’origine dell’uomo Darwin dichiarò che alcune razze (neri e aborigeni), fossero inferiori e che, a tempo debito, sarebbero state eliminate e sarebbero scomparse nella lotta alla sopravvivenza:





Gli australiani o gli aborigeni autoctoni, che i darwinisti considerano inferiori, non sono diversi da nessun’altra razza. La foto a destra raffigura l’atleta australiano Cathy Freeman che accende la fiamma olimpica nel 2000.

"In un futuro non molto distante in termini di secoli, le razze civilizzate dell’uomo quasi certamente stermineranno e rimpiazzeranno quelle selvagge in tutto il mondo. Senza dubbio, verranno sterminate contemporaneamente le scimmie antropomorfe. Il divario tra l’uomo e i suoi affini più prossimi sarà allora più ampio, poiché si interporrà tra l’uomo in uno stato più civilizzato, come ci auguriamo, rispetto a quello caucasico, e alcune scimmie lente quanto i babbuini rispetto a quanto accade adesso tra il nero o l’australiano e il gorilla".46
Darwin mette a confronto alcune razze con i primati e predice che "razze umane civilizzate" elimineranno "razze selvagge" dalla faccia della Terra. In altre parole, Darwin stava prevedendo il genocidio, una pulizia etnica che sarebbe stata effettuata a distanza di pochi anni. In effetti le "predizioni" disastrose di Darwin si verificarono e i razzisti del XX secolo, forti del supporto della teoria dell’evoluzione, perpetrarono terribili massacri. Esempi a riguardo: 40 milioni di persone uccise dai nazisti durante la seconda guerra mondiale; vantaggi delle razze europee sulle altre dovuti all’apartheid dei governi sudafricani; attacchi razzisti contro i turchi e altri stranieri in Europa, contro i neri in America e contro gli aborigeni in Australia; comparsa intermittente di movimenti neonazisti in vari paesi europei. Tutti questi episodi si sono rafforzati a causa del presunto supporto scientifico presentato dal darwinismo. (Per ulteriori dettagli sul legame tra fascismo, razzismo e darwinismo, leggete il libro di Harun Yahya Fascism: The Bloody Ideology of Darwinism, Kultur Publishing, aprile 2002).



Il libro di Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo
Ma le affermazioni razziste di Darwin non si fermano qui. Difatti, in Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pubblicato prima di L’origine della specie, afferma di aver incontrato razze "arretrate" della Terra del Fuoco:

"Era senza dubbio lo spettacolo più curioso e interessante che avessi mai visto; non avrei mai immaginato quanto fosse grande la differenza tra l'uomo civile e quello selvaggio. È maggiore di quella tra un animale selvatico e uno domestico [...] Credo che in questo lembo estremo dell'America meridionale l'uomo viva in uno stato di civiltà inferiore a quella di qualsiasi altra parte del mondo".47
Darwin descrive così gli autoctoni della Patagonia, che definisce "barbari":
"Forse nulla suscita più stupore della visione di un barbaro nella sua tana — di un uomo nel suo stato più infimo e selvaggio. La mente va a ritroso nei secoli e poi si chiede se i nostri progenitori sono stati uomini del genere. Uomini i cui segni ed espressioni sono per noi meno intelligibili di quelli degli animali domestici... Non credo sia possibile descrivere o raffigurare la differenza fra uomo selvaggio e civile".48
In una lettera a Charles Kingsley, Darwin descrive i nativi della Terra del Fuoco:
"Quando vidi un selvaggio nudo, truccato, spaventoso e orrendo nella Terra del Fuoco, il pensiero che i miei avi potessero essere in qualche modo simili a lui in quel momento fu così rivoltante, anzi più rivoltante, del mio attuale credere di aver avuto una bestia pelosa per antenato di gran lunga più remoto. La scimmie hanno proprio un cuore buono".49
Queste sono indicazioni importanti del razzismo di Darwin. Egli scredita alcune razze più che può mentre umanizza e loda le scimmie parlandone come di animali dal cuore buono. Nel luglio del 1881, in una lettera allo scienziato W. Graham, Darwin dichiarò apertamente che le razze "inferiori" dovessero essere eliminate, che questa conseguenza della selezione naturale avrebbe contribuito favorevolmente alla civilizzazione:





1904: gli schiavi che cercavano di scappare nel sud-ovest dell’Africa venivano soppressi aspramente.
1902: due giovani neri impiccati perché membri di una razza diversa. Nel XXI secolo ci si è resi conto che in termini biologici non esistono differenze fra le razze.

"Potrei dimostrare che la lotta dovuta alla selezione naturale ha fatto e sta facendo per il progresso della civilizzazione più di quanto sembri propenso ad ammettere. Ricorda il rischio che hanno corso le nazioni, non tanti secoli fa, di essere sopraffatti dai turchi e quanto sia ridicola adesso un’idea simile! La razza cosiddetta bianca, più civilizzata, ha sconfitto i turchi nella lotta all’esistenza. Pensando al mondo tra un paio di anni, chissà quante razze inferiori saranno state eliminate dalle razze più civilizzate in tutto il mondo".50
Le sciocchezze razziste di Darwin arrivarono a colpire anche la Turchia, nazione gloriosa e di alti valori morali (per ulteriori notizie sulle affermazioni illegittime e ostili di Darwin riguardo la Nazione turca, sulla loro infondatezza storica e scientifica, potete consultare il libro di Harun Yahya Evrim Teorisinin Irkç? Yüzü: Darwin'in Türk Dü?manl???,Kultur Publishing, Istanbul, Ottobre 2001).

Parlando di eliminazione delle "razze inferiori" Darwin stimolò non solo il razzismo ma stabilì anche un fondamento presumibilmente scientifico per le guerre razziali, per i massacri e il genocidio che si sarebbero verificati nel XX secolo.

Gli evoluzionisti hanno compiuto grandi sforzi per tentare di dissociare il nome di Darwin dal razzismo, ma Stephen Jay Gould dell’Università di Harvard, riferendosi a L’origine della specie, ha riconosciuto l’impulso che Darwin diede al razzismo:

"Prima del 1859 i ragionamenti biologici a favore del razzismo erano frequenti, ma a seguito dell’approvazione della teoria evolutiva, aumentarono a dismisura ".51
Anche Thomas Huxley, altro sostenitore della teoria, era razzista. Subito dopo la guerra civile americana e l’emancipazione degli schiavi neri, scrisse:

"Nessun uomo razionale, al corrente dei fatti, crede che un nero nella media sia uguale, o addirittura superiore, a un bianco. E se anche fosse vero, è semplicemente incredibile che il nostro parente prognato, accantonate tutte le sue inabilità, sia capace di vincere in un campo neutro, senza favoritismi né oppressori, contro un rivale dal cervello più grande e con una mascella più piccola, in una sfida di cervelli e non di morsi".52
Huxley parla dei neri come fossero animali, non esseri umani, e afferma (dichiarazioni confutabili) che i neri resteranno inevitabilmente indietro nel concetto di razza.

I semi del razzismo, piantati insieme alla teoria dell’evoluzione a metà del XIX secolo, cominciarono a produrre i frutti verso la metà del 1900. Friedrich Nietzsche, contemporaneo di Darwin e sostenitore appassionato delle teoria dell’evoluzione, divulgò i concetti insensati di "superuomo" e "razza suprema" che sfociarono inevitabilmente nel socialismo nazionale. Hitler e i nazisti fecero della legge della giungla di Darwin una politica di stato che portò alla morte di 40 milioni di persone. (Se ne parlerà più ampiamente nel capitolo 5).
A livello genetico non c’è differenza razziale tra gli esseri umani

Hitler, ti sbagliavi!.
"Milliyet", febbraio 13 2001

Specialmente negli ultimi dieci anni la scienza della genetica ha dimostrato che, in termini biologici, non esistono differenze tra le razze. La maggioranza degli scienziati è concorde. Difatti, in occasione del congresso di Atlanta sul Progresso della Scienza hanno affermato:

"La razza è un concetto sociale derivato prevalentemente dalle percezioni condizionate dagli eventi della storia documentata e non ha una realtà biologica alla base".53
Le ricerche condotte hanno determinato che le differenze genetiche tra le razze sono minime e che non si possono differenziare in termini di geni. Gli scienziati esperti in materia affermano che esiste uno 0,2% di differenza genetica tra due persone qualsiasi, anche appartenenti allo stesso gruppo. Le caratteristiche che rivelano le differenze razziali, quali il colore della pelle e la forma degli occhi, incidono solo per il 6% di questa variazione dello 0.2%. A livello genetico ciò significa una differenza dello 0,012% tra le razze54 (così poco da essere irrilevante).


Un articolo intitolato "Do Races Differ? Not Really, DNA Shows," pubblicato nel "New York Times"
Le ultime scoperte sono state racchiuse nell’articolo Do Races Differ? Not Really, DNA Shows del New York Times del 22 agosto del 2000:

"Gli scienziati hanno sospettato a lungo che le categorie razziali riconosciute dalla società non avessero un riscontro a livello genetico. E più da vicino esaminano il genoma umano (il complemento del materiale genetico racchiuso nel cuore di quasi ogni cellula del corpo) e più la maggioranza dei ricercatori è convinta che le etichette tradizionali per distinguere le popolazioni per "razza" non abbiano per nulla, o quasi, un senso biologico. Essi affermano che, mentre è facile dire a colpo d’occhio se una persona appartiene alla razza bianca, africana o asiatica, questa sicurezza svanisce quando si osserva al di sotto delle caratteristiche della superficie e si esamina il genoma per le caratteristiche del DNA della "razza" ".55
Il dottor J. Craig Venter, direttore della Cilera Genomics Corp., che dirige il Human Menome Project, afferma che "la razza è un concetto sociale, non scientifico".56 Il dottor Venter e altri scienziati degli Istituti nazionali di salute hanno costruito una mappa dell’intero genoma umano e hanno stabilito che esiste un’unica razza umana.

Il dottor Harold. P. Freeman, presidente del North General Hospital di New York, sintetizza così i risultati del suo lavoro in materia di biologia e razza:


Quando poi sarà suonato il Corno, in quel Giorno non ci saranno tra loro più legami parentali, e non si porranno più domande.
(Surat al-Mu’minun, 101)

"Se ci si domanda che percentuale di geni viene riflessa nel proprio aspetto fisico, l’elemento su cui differenziamo le razze, la risposta sembra essere dello 0.01 percento. Viene riflesso molto poco della composizione genetica".57
Alla stessa conclusione è arrivato Alan R. Templeton, scienziato e docente di biologia presso l’Università di Washington, che, dopo aver analizzato il DNA di membri di diverse popolazioni umane, ha notato che, nonostante la grande varietà genetica tra gli esseri umani, gran parte di queste variazioni sono a livello individuale. "Possono esserci alcune variazioni tra le popolazioni", ha affermato, "ma sono minime". Templeton riassume le sue conclusioni, sostenendo anche la sua fede preconcetta nell’evoluzione, in questi termini:

"Quello della "razza" è un concetto culturale, politico ed economico della società, non un concetto biologico, ma sfortunatamente sono le differenze genetiche a essere considerate dalla gente l’essenza della razza negli umani [...] Voglio apportare un po’ di oggettività all’argomento.I risultati di questa analisi oggettiva, tuttavia, non lasciano adito a dubbi: niente è più lontano dal vero di una suddivisione in gruppi distinti dell'umanità".58
Stando alle conclusioni di Templeton, la somiglianza genetica tra gli europei e gli africani subsahariani e tra gli europei e i melanesiani che popolano le isole a nord est dell’Australia è maggiore rispetto a quella tra africani e melanesiani. Tuttavia, gli africani subsahariani e i melanesiani si assomigliano in molti modi: la pelle scura, la consistenza dei capelli e i caratteri cranico-facciali. Sebbene sia tipico utilizzare queste caratteristiche nella descrizione di una razza, geneticamente parlando, queste popolazioni si assomigliano molto poco. "Questa scoperta", afferma Templeton, "dimostra che i geni non rispecchiano "i tratti razziali"".59
Nel libro Storia e geografia dei geni umani, i genetisti della popolazione Luca Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza arrivano alla seguente conclusione:

"Una volta dati per scontati i geni per i tratti superficiali quali il colore e la statura, le "razze" umane sono notevolmente simili sotto la pelle. La variazione fra gli individui è molto più grande delle differenze fra i gruppi".60

L’analisi della rivista "Time" del sopramenzionato libro:
"In realtà, la diversità tra gli individui è così enorme che l’intero concetto di razza diventa insignificante a livello genetico. Gli autori affermano che "non c’è fondamento scientifico" per le teorie inneggianti alla superiorità genetica di una popolazione rispetto a un’altra [...] Nonostante le difficoltà, sono crollati dei miti grazie ad alcune scoperte fatte dagli scienziati.Una di queste compare sulla copertina del libro: una mappa colorata della variazione genetica mondiale ha l’Africa e l’Australia ai due estremi dello spettro.Poiché gli aborigeni dell’Australia e gli africani subsahariani hanno in comune il colore della pelle e la conformazione del corpo, si presume che si assomiglino.Ma i loro geni dimostrano il contrario. Di tutti gli umani, gli australiani sono i più diversi dagli africani ma i più simili ai nostri vicini, i sud est asiatici".61
Esempi di pratiche razziste Ragazzina nigeriana cavia di esperimenti
Alcune aziende farmaceutiche testano i loro prodotti su cittadini africani, asiatici, sudamericani e dell’Europa dell’Est e, durante il corso degli esperimenti, violano le leggi morali e professionali. Nel 1996, vi fu il caso di una decenne di 18.5 kg residente nella città nigeriana di Kano, vittima di dolori causati dalla meningite. All’epoca, una famosa azienda farmaceutica americana stava testando un antibiotico (che non era stato autorizzato alla vendita) sui bambini di un accampamento che aveva insediato. Il farmaco in questione valeva molto per l’industria : la borsa aveva stimato che, una volta consentitone l’uso da parte della Food and Drug Authority, l’azienda avrebbe guadagnato 1 miliardo di dollari all’anno. L’azienda non aveva trovato soggetti su cui testare il farmaco in America e, per questo, si era recata a Kano.
I medici dell’azienda cominciarono a somministrare alla ragazza una dose giornaliera sperimentale di 56 mg. Il terzo giorno la ragazza morì. Alcuni reportage del "Washington Post" mostrarono che i test farmacologici stavano aumentando in Africa, Asia, Europa dell’Est e Sud America. Con lo scopo di eludere le regole ferree della FDA americana, alcune aziende iniziarono a collaborare con i medici di quei paesi e decine di migliaia di cittadini dei paesi del Terzo Mondo vennero utilizzati negli esperimenti come porcellini d’India. Per quanto un portavoce dell’azienda in questione affermasse che gli esperimenti avevano ricevuto il permesso necessario, gli esperti asserirono che nel caso del trattamento della meningite in Nigeria fosse stato condotto, sotto vari aspetti, violando l’etica e i regolamenti medici. Sebbene esperimenti del genere durino almeno un anno, quello in Nigeria durò solo sei settimane. In America, ai malati di meningite generalmente venivano iniettati per endovena farmaci a effetto rapido, ma alla ragazza nigeriana venne data una medicina per via orale che non era mai stata testata sui bambini. In caso di effetti negativi nei test di questo genere, la somministrazione del farmaco dovrebbe essere interrotta immediatamente e se ne dovrebbe utilizzare un altro. Ma l’azienda continuò a dare alla ragazza lo stesso farmaco fin quando morì.
L’azienda non ricevette mai l’autorizzazione per somministrare il farmaco ai bambini. In America, l’uso fu ristretto agli adulti fintanto che causò decessi o problemi ai reni e venne completamente proibito in Europa. Ciò dimostra quanto, in realtà, fosse pericoloso.1

Darwin's body snatchers
Dopo la pubblicazione di L’origine della specie, vari darwinisti esaltati cominciarono a cercare "l’anello mancante" nella cosiddetta evoluzione umana. Gli evoluzionisti razzisti credevano che gli aborigeni nativi dell’Australia rappresentassero una delle fasi primitive dell’evoluzione umana. Per provare questa idea sbagliata, cominciarono a disseppellire le tombe degli aborigeni e a venderne le salme ai musei europei e americani. Nel 1991 nel settimanale australiano "The Bulletin" apparvero rivelazioni scioccanti per mano di David Monaghan.2 Questi lavorò alla storia per 18 mesi svolgendo delle ricerche a Londra e producendo un documentario intitolato "Darwin’s Body Snatchers" ("ladri di corpi" di Darwin), che andò in onda in Inghilterra l’8 ottobre del 1990. Alcune delle informazioni che fornì Monaghan:
•Anche gli evoluzionisti statunitensi furono coinvolti in questa "industria" fiorente di esemplari di "subumani". Lo Smithsonian Institution di Washington possiede i resti di 15.000 individui di varie razze. [Gli esemplari raccolti, naturalmente, non erano per nulla esseri umani di razze inferiori, come affermato, ma umani di razze e origini etniche diverse con differenti strutture psicologiche].

Le pratiche discriminatorie contro gli autoctoni australiani continuano ancora oggi. La foto sovrastante   mostra un gruppo in rivolta contro la confisca dei terreni.

•Insieme ai conservatori di museo di tutto il mondo, in questo esteso commercio tra sciacalli, furono coinvolti alcuni dei nomi più importanti della scienza inglese.3 Tra questi, Sir Richard Owen, l’antropologo Sir Arthur Keith e lo stesso Charles Darwin. Si è scoperto che Darwin aveva richiesto dei crani di tasmaniani sebbene ne fossero rimasti solo quattro aborigeni purosangue. Egli sperava di ottenerli ma "solo se la sua richiesta non avesse "scosso" i loro sentimenti". Ai musei non interessavano solo le ossa, ma anche le pelli. Una volta riempite, avrebbero fornito delle "vetrine" evolutive interessanti.
•Erano richiesti anche i cervelli degli aborigeni sotto spirito per cercare di provare che fossero inferiori a quelli dei bianchi.
•Dalle prove scritte non c’è dubbio che molti dei campioni "freschi" erano stati ottenuti semplicemente uscendo fuori e uccidendo gli aborigeni.
•In particolare, nello scandalo fu pesantemente coinvolto Edward Rasmay, conservatore del museo australiano di Sidney per vent’anni (dal 1874). Egli aveva pubblicato un opuscolo mussale in cui gli aborigeni comparivano con la definizione di "animali australiani". Nel libricino non solo c’erano istruzioni su come saccheggiare le tombe, ma anche su come suturare le ferite di arma da fuoco nei "campioni" uccisi. Molti collezionisti indipendenti lavorarono sotto la sua guida. Quattro settimane dopo aver chiesto crani di neri, Bungee (Russell River), un giovane studente di scienze gliene inviò due, sottolineando che i proprietari, gli ultimi della loro tribù, erano appena stati uccisi.4
•Un’evoluzionista tedesca, Amelie Dietrich andò in Australia chiedendo ai proprietari delle stazioni di uccidere gli aborigeni per farne dei campioni, in particolare ricavarne la pelle per riempire e allestire il museo dei suoi datori di lavoro.5
Un altro studio che documenta questi maltrattamenti e massacri inflitti agli aborigeni è il libro: White Australia: A Documentary History of the Attitudes Affecting Official Policy and the Australian Aborigine 1697-1973 edito da Sharman Stone, ministro parlamentare del Ministero australiano del patrimonio e dell’ambiente. A parte pochi commenti dell’editore, questo libro è costituito da documenti quali resoconti parlamentari, rapporti d’esame, lettere a editori e reportage antropologici.

Sir Douglas Nicholls, il primo indigeno australiano a essere investito cavaliere, e sua moglie.
Nel 1859 L’origine della specie di Charles Darwin rese popolare l’idea di evoluzione biologica (e quindi sociale). "Gli studiosi cominciarono a trattare la civilizzazione come un processo unilineare con razze capaci di salire e scendere una scala progressiva. Gli europei erano i più "adatti a vivere". [Gli aborigeni] erano destinati a morire secondo una "legge naturale", come il dronte e il dinosauro. Questa teoria, supportata dai fatti alla mano, venne protratta fino al ventesimo secolo quando si notò che la razza dalla pelle scura si stava riproducendo. Fino a quel momento poteva essere utilizzata per giustificarne l’abbandono e l’omicidio".6
Come sottolinea l’editore, alcuni darwinisti europei fecero figurare la morte degli aborigeni come prova che questa razza era condannata a sparire per via della "legge naturale". Nel XX secolo, tuttavia, si provò che quelle presunte prove non avevano alcuna validità. Gli aborigeni erano morti non per una legge di natura ma per i maltrattamenti ricevuti. Naturalmente, ci si rese conto che la affermazioni darwiniste erano false anche quando si osservò che stava aumentando il numero dei neri.
Le risposte date da un poliziotto a un’indagine eseguita dalla Royal Commission nel 1861 servì a chiarire come fossero naturali, a quel tempo, i fondamenti razzisti e i maltrattamenti degli aborigeni. All’agente venne chiesto:
"E se non punissimo i neri, questi la prenderebbero come un’ammissione di debolezza?"
"Sì, è esattamente ciò che penso"
Una domanda riguardo a qual è la razza più forte - se sottostessimo a loro, ci disprezzerebbero?
Sì.7
Secondo il resoconto di Stone, una relazione giornalistica del 1880 diceva:
"Nulla di ciò che possiamo fare altererà le enigmatiche e immutabili leggi che guidano il nostro progresso in questo globo. Per mezzo di queste leggi, le razze autoctone dell’Australia sono state condannate con l’arrivo dell’uomo bianco, e la sola cosa che ci è concessa di fare è aiutare a farli fuori con la minor crudeltà possibile. Dobbiamo dominare i neri con la paura".8
Queste righe rivelano, ancora una volta, la ferocia nel cuore della prospettiva darwinista sociale. Quella gente veniva vista coma specie animale e trattata come nessuno tratterebbe un animale, solo a causa della pelle di un colore più scuro e perché possedeva certe caratteristiche fisiche differenti (un’altra prova della crudeltà dei darwinisti sociali). Una lettera a un quotidiano, datata 1880, descrive l’oppressione degli aborigeni:
"In parole spicciole, è così che trattiamo gli aborigeni. Nell’occupare nuovi territori gli aborigeni vengono trattati esattamente nello stesso modo delle bestie selvagge o degli uccelli che possono trovarvi i colonizzatori. Le loro vite, le proprietà, le reti, le canoe [...] vengono requisite dagli europei che le tengono a loro completa disposizione. Vengono privati dei beni, dei bambini, delle donne, totalmente a capriccio dell’uomo bianco. Alla resistenza si risponde con pallottole di un fucile...[Chi] vuole divertirsi, uccide, stupra e deruba i neri senza impedimenti o limitazioni. Non solo sono stati lasciati incontrollati, ma per di più il governo della colonia è stato sempre disposto a salvarli dalle conseguenze dei loro crimini".9
Ciò che è stato raccontato qui rappresenta solo una minima parte del lato oscuro del darwinismo sociale, ma basta a dare un’idea della portata gigantesca dei disastri che l’ateismo e il darwinismo hanno apportato all’umanità.
1 Stephens J., "The Body Hunters:As Drug Testing Spreads, Profits and Lives Hang in Bilance", "Washington Post",, December 17, 2000.
2 David Monaghan, "The Body-Snatchers," "The Bulletin", November 12, 1991, pp. 30-38
3 Ibid., pag .33
4 Ibid., pag.34
5 Ibid., pag.33
6 Sharman Stone, Aborigines in White Australia: A Documentary History of the Attitudes Affecting Official Policy and the Australian Aborigine 1697-1973, Melbourne: Heinemann Educational Books, 1974
7 Ibid., pag.83
8 Ibid. pag.96
9 Ibid., pag.93

La teoria della ricapitolazione del razzismo

Ernst Haeckel
Secondo la teoria della ricapitolazione proposta dall’ateo ed evoluzionista tedesco Ernst Haeckel, gli embrioni in fase di sviluppo ripetono il processo evolutivo subito dai loro presunti antenati. Questa teoria sostiene che durante lo sviluppo nel ventre materno, l’embrione umano mostra dapprima caratteristiche da pesce, poi da rettile prima di trasformarsi in un bebè. Per lunghi anni ciò divenne la prova della teoria dell’evoluzione, ma infine diventò nient’altro che frutto di immaginazione, senza alcun fondamento scientifico.1

Per provare la sua presunta teoria non scientifica, Ernst Haeckel falsificò i disegni, cercando di far assomigliare gli embrioni umani a quelli dei pesci. Quando il suo imbroglio fu smascherato, si difese dicendo che altri evoluzionisti si erano comportati in modo similare.2
Lo scenario immaginario che Haeckel aveva sostenuto con disegni falsificati, gettò apparentemente la base scientifica per il razzismo in gran parte dei paesi, particolarmente in Germania.
Secondo le affermazioni della teoria della ricapitolazione, i tratti posseduti da un umano nella fase embrionale o nella prima infanzia sono ereditati dagli antenati evolutivi adulti. Ad esempio, Haeckel e i suoi seguaci sostenevano che un bambino "civilizzato" possedesse la stessa intelligenza e le caratteristiche comportamentali di un adulto "selvaggio", e utilizzarono queste affermazioni per provare la superiorità della razza bianca. In Questa idea della vita:la sfida di Charles Darwin, Stephen Jay Gould riassume il supporto che la teoria della ricapitolazione diede al razzismo:
"La ricapitolazione fu l’argomento favorito di Haeckel... La usò per attaccare l’aristocratica pretesa del nostro status particolare tra gli esseri viventi (non siamo forse tutti pesci durante lo sviluppo embrionale?) e per ridicolizzare l’immortalità dell’anima (dove sarebbe infatti l’anima quando, da embrioni, somigliamo a dei vermi?). .....Herbert Spencer scrisse che "i caratteri intellettuali dei non civilizzati...sono ricorrenti nei bambini dei civilizzati". Carl Vogt si espresse più drasticamente, nel 1864: "per quanto riguarda le sue facoltà intellettuali, il negro cresciuto ha un po’          l’aspetto del bambino...".3
Naturalmente, questa idea avanzata da Spencer, Vogt e altri non rifletteva in alcun modo la verità. La stessa scienza ha invalidato quelle affermazioni che sono poi state abbandonate del tutto. In Il pollice del panda : riflessioni sulla storia naturale, Gould scrive:
"Questa teoria, nota con il termine impronunciabile "l’ontogenesi ricapitola la filogenesi" sosteneva che, nel loro sviluppo embrionale, gli animali più eminenti passassero attraverso una serie di fasi rappresentanti, in sequenza, le forme adulte di creature ancestrali più insignificanti. La ricapitolazione fornì l’obiettivo adatto per il pervasivo razzismo degli scienziati bianchi".4
Il Professor George Stein, direttore dell’International Security Studies Core at the Air War College, pubblicò un articolo intitolato "Biological Science and the Roots of Nazism" nella rivista "American Scientist". Scrisse: "In pratica, Haeckel e i suoi seguaci darwinisti sociali avanzarono l’idea che sarebbe diventata il presupposto centrale del socialismo nazionale"5, riassumendo quindi la relazione fatale tra Haeckel, darwinismo sociale e razzismo.
1 Thompson K. S., "Ontogeny and Phylogeny Recapitulated",  "American Scientist", vol. 76, May/June 1988, p. 273
2 Francis Hitching, The Neck of the Giraffe: Where Darwin Went Wrong, Ticknor and Fields, New York:,, 1982, p. 204
3 Gould S. J., Questa idea della vita: la sfida di Charles Darwin
4 Gould S. J., Il pollice del panda : riflessioni sulla storia naturale, Mondadori-De Agostani, Novara, 1995
5 Stein G. S., "Biological Science and the Roots of Nazism", "American Scientist", vol. 76, Jan/Feb. 1988, p. 56

Il nuovo imperialismo e il darwinismo sociale
Il colonialismo cominciò a espandersi in Europa nel XVI secolo, molto prima di Darwin. Alla stregua del razzismo, però, il colonialismo acquisì forza con la teoria di Darwin, diventando un nuovo obiettivo. Specialmente dopo la rivoluzione industriale, i fini commerciali alimentarono la fame di potere degli stati europei che, alla ricerca di nuovi mercati e di materie prime, presero a sfruttare i paesi di altri continenti. Le iniziative imperialiste del XIX secolo, però, si basavano su altri stimoli ed è questa la ragione per cui si parla di "nuovo imperialismo".

Le idee del darwinismo sociale condizionarono la nuova visione imperialista del mondo, soprattutto l’aspetto della superiorità. Raggirati da questa nuova politica, inglesi, francesi, tedeschi e altre nazioni in combutta fra loro, si precipitarono alla conquista di nuove terre per acquisire il titolo di Nazione più potente nella corsa alla supremazia.




Quadro di Adam Willaerts che ritrae una nave inglese che salpa per le Indie orientali.

Furono anche spinti dall’idea errata di provare la loro superiorità sulle altre razze. Gli anglosassoni e gli ariani pensarono che fosse un loro diritto naturale quello di poter assumere il controllo su africani, asiatici e australiani, (popolazioni ritenute di "razza inferiore") e di sfruttarne la forza lavoro e le risorse naturali. "L’imperialismo del XIX secolo si sviluppò più come risultato degli obiettivi darwinisti che non per motivi economici".62

Nell’edizione del 1964 dell’Enciclopedia Britannica si legge:

"Questo nuovo periodo di imperialismo alla fine del XIX secolo trovò supporto spirituale nel Bismarckismo e nel darwinismo sociale, in tutte le teorie inneggianti al potere e al successo, che avevano travolto l’Europa [...] Le teorie razziali sembravano dare a questo atteggiamento, contrapposto a tutti i valori di moralità tradizionali [ad ex cristiani], una giustificazione "scientifica" e "naturale", la convinzione di stare quasi diventando la fede dominante del periodo".63

Sopra: Processione della famiglia reale inglese in India sotto il controllo del governo coloniale inglese.
Sotto: L’arrivo della forze britanniche per occupare le terre palestinesi sulla scia dell’Imperoottomano. Sotto il governo ottomano la Palestina aveva vissuto nella pace e nella sicurezza per centinaia di anni, ma l’amministrazione coloniale portò con sé caos, conflitto e oppressione.

Sono in molti i ricercatori e gli autori che concordano che il darwinismo sociale rappresenti la fonte del nuovo colonialismo del XIX secolo. Infatti, in Darwin and the Darwinian Revolution, la docente di storia, Gertrude Himmelfarb, sullo stretto legame tra razzismo darwinista sociale e imperialismo, afferma:

"Il darwinismo sociale è stato spesso interpretato in questo senso: come una filosofia inneggiante alla competizione, al potere e alla violenza a discapito della convenzione, l’etica e la religione.È divenuto, quindi, un incrocio di nazionalismo, imperialismo, militarismo e dittatura, del culto dell’eroe, del superuomo e della razza suprema".64
Il ben noto storico tedesco Hans-Ulrich Wehler descrive questo aspetto del darwinismo sociale in questi termini:

"[il darwinismo sociale] fece sì che le aspirazioni emancipatrici dei lavoratori e dei coloni venissero ignorate perché ritenute proteste inutili di soggetti inferiori nella lotta all’esistenza.Dotata di un’aura di conoscenza scientifica "inconfutabile", fu questa versatilità di applicazione a dare potere al darwinismo sociale riguardo agli interessi dominanti.In qualità di ideologia, risultò virtualmente ideale per giustificare l’imperialismo, [e] venne tenuta in vita da una schiera di divulgatori nelle nazioni industrializzate".65
Si possono riscontrare idee darwiniste sociali a favore dell’imperialismo tra le righe del libro del generale tedesco Friedrich Von Bernhardi (ormai in pensione) Britain as Germany’s Vassal, pubblicato nel 1912:

"Nell’interesse della civilizzazione del mondo è nostro dovere allargare l’impero coloniale tedesco.Per fare ciò, possiamo soltanto unire i tedeschi in tutto il mondo a livello politico, o per lo meno nazionale, perché solo allora riconosceranno che la civiltà tedesca è l’elemento fondamentale nel progresso umano.Dobbiamo trovare il modo di conquistare nuovi territori in tutto il mondo con tutti i mezzi in nostro potere, perché dobbiamo preservare alla Germania i milioni di tedeschi che nasceranno in futuro, e dobbiamo provvedere al cibo e al lavoro.Dovranno essere capaci di vivere sotto un cielo tedesco e condurre una vita tedesca.66
La brama di conquistare nuovi territori causò la nascita di conflitti tra gli stessi paesi imperialisti. L’idea dell’esistenza di "razze inferiori", basata sugli errori del darwinismo, portò a crudeltà enormi. Con il pretesto di apportare civiltà alle terre conquistate, gli imperialisti non inflissero altro che dolori e sofferenze.
Darwinismo sociale e conflitti tra razze
Lo scambio culturale tra razze, tribù e nazioni diverse, è uno degli aspetti della loro creazione sulla Terra per volontà di Allah che, nel Corano, rivela di aver creato diverse società umane "affinché voi conosceste a vicenda". (Surat al-Hujurat, 13)

Stando alla visione del mondo del darwinismo sociale gli esseri umani esistono non per conoscersi ma per lottare. Di conseguenza, l’impulso più importante per il progresso umano è il conflitto fra le razze e le nazioni. Le supposizioni irrazionali del darwinismo sociale indicano che si devono effettuare delle nuove scoperte per risultare vittoriosi nel conflitto tra le razze. Ne risulterà che i "civilizzati" e i "superiori" si classificheranno per primi e l’umanità progredirà. Indicare che si arriverà al progresso uccidendo e massacrandosi a vicenda, perseguitando e opprimendo gli altri non è altro che barbarie.

A volte possono verificarsi problemi e incomprensioni, ma tutte le difficoltà si possono risolvere con mezzi pacifici. Immaginare di risolvere tutto con la violenza rende le difficoltà in questione ancora più insormontabili. Come già detto più volte, è giustificabile che le nazioni prendano delle precauzioni per tutelare gli interessi futuri, ma è illogico e contro ogni buona coscienza attuare una politica che ignori i diritti delle altre nazioni o credere che gli interessi di un Paese si ottengano distruggendo quelli degli altri.


La Guerra Civile americana (1861-1865) tra gli stati del Nord, che chiedevano di abolire la schiavitù, e quelli del Sud che si opponevano. L’idea della superiorità della razza bianca divenne un casus belli e per  quattro anni i concittadini combatterono fra loro. Quando vinse il Nord, la schiavitù fu abolita negli USA.


Gli evoluzionisti d’oggi tentano di far figurare Darwin "umano" e contrario al razzismo ma, in realtà, fu un fautore della lotta tra le razze e avanzò la menzogna che, dal conflitto, sarebbe stata la razza bianca "civilizzata" (secondo la sua opinione) a uscirne vittoriosa. In L’origine dell’uomo si legge quanto segue:

"Quando le nazioni civilizzate entrano in contatto con i barbari, la lotta è breve, eccetto in quei luoghi dove il clima implacabile gioca a favore degli autoctoni [...] Il loro grado di civilizzazione sembra un elemento molto importante nel successo delle nazioni in competizione".67
Sparsi per il libro si trovano riferimenti al conflitto tra "selvaggi" e "civilizzati" sottolineando che questi ultimi vinceranno sui primi. Basandosi su queste supposizioni del tutto prive di logica, Darwin gettò le basi per il caos e la sofferenza che si sarebbero perpetrati per quasi un secolo.

Molti darwinisti che vennero dopo di lui, trattarono il conflitto razziale come un fatto scientifico. A tal proposito, ricordiamo National Life from the Standpoint of Science di Karl Pearson, teorico dell’evoluzione del XIX secolo e seguace di Francis Galton, che rivela la visione dei contemporanei sul conflitto interrazziale e le cause celate dietro il nuovo imperialismo. Come altri darwinisti sociali, Pearson affermava che il conflitto razziale fosse necessario e che la lotta all’interno di una singola razza non bastasse per l’evoluzione. Ecco alcune delle sue affermazioni prive di qualsiasi verità scientifica:

"Ciò che ho asserito sul bestiame di bassa qualità, a mio modo di vedere, si addice anche per le razze inferiori dell’uomo. Per quanti secoli, quante migliaia di anni i cafri o i neri hanno posseduto ampie regioni in Africa senza che i bianchi si intromettessero?Ma le loro lotte intertribali non hanno ancora prodotto una civiltà nemmeno paragonabile a quella ariana.Si può nutrire ed educare il bestiame come si vuole, ma non credo che si possa riuscire a modificarlo. La storia mi mostra un modo, l’unico modo, in cui si sia formato un alto stato di civilizzazione, ossia tramite la lotta di una razza contro un’altra e la sopravvivenza della razza fisicamente e mentalmente più adatta".68
Affermazioni del genere offrirono all’imperialismo un sostegno presumibilmente scientifico. Gli europei che occupavano il continente africano e gran parte dell’Asia, oltre a perseguitare le popolazioni autoctone, diffondevano l’idea che la loro invasione si basasse sulla legge della natura e che fosse il solo modo per il progresso dell’umanità. (Che queste affermazioni fossero false fu provato in seguito dai progressi successivi nel mondo scientifico). Secondo Pearson le guerre precedentemente condotte in modo inconsapevole, da quel momento dovevano essere dichiarate in maniera consapevole e pianificata:

"Esiste una lotta tra razze e tra nazioni.Ai primordi, si trattava di una battaglia di tribù barbariche condotta in modo cieco e inconsapevole.Oggigiorno, nel caso dell’uomo bianco civilizzato, è divenuto il tentativo sempre più consapevole e ben gestito della Nazione di adattarsi a un ambiente in continua evoluzione.La Nazione deve prevedere come e quando verrà portata avanti la battaglia [...] Vi chiedo di considerare la Nazione come un insieme organizzato in continua lotta con altri paesi attraverso la forza delle armi o processi economici e commerciali. Vi chiedo di considerare questa battaglia come un bene e non un male; è la fonte del progresso umano di tutta la storia dell’uomo".69
Nel XIX secolo si diffuse in gran parte del mondo l’ idea perversa che il conflitto tra razze e nazioni fosse un cammino verso il progresso e che le altre razze e nazioni, oltre alla propria, fossero "inferiori". Alcuni europei imperialisti si comportarono in modo spietato verso gli abitanti delle terre che conquistavano. Dalle misure adottate, fu evidente che considerassero quella gente debole e inferiore. Li denigravano e si rifiutavano di accettarli come esseri umani che godevano di uguali diritti. Il nuovo imperialismo del XIX secolo fu un’implementazione su scala mondiale del darwinismo sociale.

Una delle ragioni per cui le idee darwiniste ricevettero un supporto così ampio fu il distacco degli europei dell’epoca dai valori morali religiosi che invitano gli uomini a vivere in pace. Allah ha comandato loro di essere tolleranti e di perdonare il prossimo. Rivoluzionare l’ordine del mondo e incitare alla guerra e al conflitto sono mali che, al cospetto di Allah, recano pesanti responsabilità. Nostro Signore ha rivelato di non amare la corruzione e il male inflitto alla gente:

"quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione". (Surat al-Baqara, 205)
Pratiche feroci nelle colonie

Cerimonia militare inglese in India
Le idee darwiniste degli invasori si trasformarono in politiche contro le popolazioni native. Le amministrazioni le consideravano primitive, forma di vita intermedie e infliggevano loro sofferenza, distruzione e desolazione. Il darwinismo sociale fu uno dei fattori chiave in queste politiche spietate delle nazioni. Come già visto, questi provvedimenti adottati da alcuni paesi, che nella loro ignoranza si reputavano superiori agli altri, acquisirono una falsa legittimazione attraverso il darwinismo sociale. Questi paesi si sentivano giustificati nell’adottare simili politiche che servivano solo ad accrescere la loro avidità e aggressività.
Ne costituiscono un esempio interessante le guerre dell’oppio. La Gran Bretagna cominciò a vendere oppio alla Cina nei primi anni del 1800, sebbene, all’epoca, nel proprio territorio ne proibiva la produzione, la vendita e il consumo. La classe inglese al potere, che proteggeva scrupolosamente la propria gente da questa piaga, riuscì presto a far assuefare i cinesi all’oppio. Dopo che suo figlio morì per eccessivo consumo d’oppio l’imperatore decise di bloccarne l’importazione nel Paese e venne inviato un funzionario del governo, Lin Zenu (Lin Tse-Hsü) a Canton (il porto più grande della Compagnia delle Indie Orientali) per mettere fine al commercio. I mercanti inglesi non accettarono la decisione di buon grado e Zexu fece chiudere i depositi. A questo punto intervenne l’esercito inglese. I cinesi furono costretti ad accettare un trattato umiliante che legittimava il commercio d’oppio in Cina. Lin Zexu venne rimosso dall’incarico e mandato in esilio.

I portoghesi, a loro volta, esercitarono la loro "superiorità" schiavizzando gli autoctoni. Li rapivano dalla loro colonia di Angola e li "spedivano" per mare come lavoratori "contrattati" per cinque anni. "Ma solo in pochi riuscivano a sopravvivere così a lungo da far ritorno in Patria".70 Nella maggior parte dei territori occupati, i colonizzatori si appropriavano dei territori e delle risorse senza porsi scrupoli e li davano alle compagnie o ai coloni loro connazionali. Non provavano alcuna pietà per la gente che aveva perdeva la propria terra, anzi, ne sfruttavano la forza lavoro, i beni e le risorse minerali.

Dai territori conquistati gli inglesi importavano materie prime quali cotone, tè e minerali che lavoravano in patria per poi rivendere i prodotti ad alto costo nelle colonie. In Inghilterra si lavorava il cotone proveniente dall’India, Paese in cui era proibita la vendita di cotone indiano. In altre parole, potevano utilizzare soltanto il cotone venduto dagli inglesi. L’altra cosa che potevano comprare era il sale, sempre prodotto dagli inglesi.


A sinistra: Principe Edoardo, duca di Windsor, riceve i regali del Maharajah di Koihayur
 Sotto: Zulu intrattengono le truppe inglesi che celebrano il compleanno della Regina Vittoria con la  corsa al sacco


 In alto: esercito britannico che reprime brutalmente gli indiani che chiedono la libertà
In basso: Un soldato inglese mentre seleziona i soldati dell’esercito indiano.

Un’altra pratica del nuovo imperialismo consisteva nello sminuire e nel comportarsi in modo irrispettoso nei confronti dei governanti dei paesi colonizzati. Questo fatto era successo anche in passato, dall’epoca di Elisabetta I a Napoleone. L’idea di ritenersi superiori si rafforzò nell’Europa del XIX secolo sfociando nell’ insolenza e nella maleducazione dei governanti verso gli ex leader stranieri.

Gli imperialisti darwinisti giustificavano la loro colonizzazione adducendo pretese di "superiorità" e di "civilizzazione" rispetto alle nazioni conquistate. Secondo queste affermazioni l’ordine della razza superiore doveva diffondersi in tutto il mondo e, per il suo progresso, bisognava far sviluppare quella inferiore. Detto in altri termini, i detentori del potere colonialista dichiaravano di apportare "civilizzazione" alle terre conquistate. Ma le loro pratiche e le politiche non riflettevano in alcun modo il loro essere "ben intenzionati". Oltre alle idee darwiniste sociali, i colonizzatori del XIX e XX secolo portarono caos, conflitti, paura e umiliazione invece di felicità, cultura e civilizzazione. Il male che causarono i colonizzatori è superiore ai benefici che trassero le colonie.

Nel 1827, i francesi occupano l’Algeria. Come parte della mentalità colonialista dell’epoca, per i francesi  le altre nazioni erano di seconda classe e costruirono un sistema basato sull’oppressione e la violenza  contro gli algerini. Dapprima, bandirono l’istruzione e l’uso della lingua araba. Poi, dal punto di vista  economico, l’Algeria venne resa totalmente dipendente dalla Francia. Chi si opponeva veniva  massacrato brutalmente.
 Sotto: immagine che ritrae la tortura e il maltrattamento degli algerini.


Le parole di Karl Pearson (prive di umanità e compassione) proposte qui di seguito riassumono le idee basate sul darwinismo:

"Quando è in atto, la lotta significa sofferenza, intensa sofferenza; ma quella lotta e quella sofferenza sono stati i mezzi   tramite cui l’uomo bianco ha raggiunto l’attuale livello di sviluppo; mostrando come prova che non vive più nelle caverne e non si ciba di radici né di noci.È questa dipendenza del progresso dalla sopravvivenza della razza più adatta, terribilmente empia come potrebbe apparire ad alcuni di voi, a garantire alla lotta per l’esistenza una connotazione accettabile; è un crogiolo incandescente da cui esce il metallo più prezioso.Uno può sperare che arrivi il momento in cui la spada   diventi vomere, che i commercianti americani, tedeschi e inglesi smettano di farsi concorrenza nei mercati mondiali per le materie prime o le risorse alimentari che forniscono e che l’uomo bianco e quello nero condividano la terra e la dissodino insieme.Ma credetemi, quando arriverà quel giorno il genere umano non progredirà più, non si potrà far nulla per la fertilità delle razze inferiori, la spietata legge dell’eredità non sarà controllata né guidata dalla selezione naturale.L’uomo si fossilizzerà [...] Il cammino del progresso è cosparso di resti delle nazioni; ovunque vi sono tracce [dei resti massacrati] di razze inferiori e di vittime che non hanno trovato la retta via per la perfezione.Queste persone sono, in verità, i gradini su cui è salito il genere umano verso la vita più intellettuale ed emotivamente più profonda d’oggi."71

 Riquadro a sinistra: Nebraska 1919: un gruppo di 5000 bianchi assediano il palazzo di giustizia e  catturano un prigioniero nero, lo maltrattarono senza senso, lo uccisero con più di mille spari e poi ne  bruciarono il corpo.
 Immagine grande: Indiana 1930: due neri, Thomas Sip e Abraham Smith, vengono linciati. Migliaia di  bianchi, armati di mazze da baseball, picchiano a morte i due prima di impiccarli. Negli anni ’30  comincia a crescere il Ku Khux Klan. Questi linciaggi sono solo un esempio di centinai di episodi di odio e crudeltà dovuti al razzismo.


Questa "visione del mondo" secondo cui molti paesi sono inferiori e che considera la sofferenza e la morte necessarie al raggiungimento dell’evoluzione, rappresenta un pericolo per l’umanità. Se gli individui uniscono le proprie forze per rappresentare un’idea come fatto scientifico, non importa quanto questa sia pericolosa, illogica e priva di fondamento scientifico, presto quest’idea, e le rispettive conseguenze, verranno accettate da chi non è abbastanza informato in materia. È questo il vero pericolo che comporta il darwinismo. La gente che ha creduto ai concetti di "lotta per la sopravvivenza" e "conflitto tra razze inferiori e superiori" ha compiuto azioni spietate parandosi le spalle con affermazioni del genere (o hanno taciuto mentre le facevano altri). Il risultato è stata la comparsa di dittatori aggressivi e cruenti quali Hitler, Mussolini e Franco le cui parole venivano applaudite da milioni di individui. E, a causa di quelle ideologie crudeli, decine di milioni di persone hanno vissuto e sono morte nel dolore, nella paura e nella sofferenza.
Darwinismo sociale e guerra
L’idea ingannevole che il conflitto razziale portava al progresso delle nazioni gettò le basi anche per le guerre. Prima della Prima Guerra Mondiale, quando il darwinismo sociale era ampiamente diffuso, la guerra veniva considerata il "mezzo più appropriato" per l’eliminazione dei deboli e l’estirpazione dei "fardelli", la sopravvivenza dei forti e lo sviluppo della razza umana.

Nel corso della storia sono state combattute molte guerre (in genere svolte entro certi limiti e senza ledere i civili), tra gli eserciti dei paesi in contrasto. Quelle dichiarate in nome del darwinismo sociale, invece, avevano come obiettivo i civili con lo scopo di eliminare i cosiddetti "inadatti" e i presunti "inferiori" dalla "popolazione in eccesso".



 La teoria darwinista secondo cui il conflitto è parte essenziale della natura umana incoraggia la guerra  tra le nazioni. Rimane ovvio l’impatto delle guerre sui civili innocenti è devastante

Prima della Prima Guerra Mondiale le basi darwiniste della guerra furono descritte in molti libri e discorsi. Richard Milner, redattore della rivista del museo americano di storia naturale, Natural History, sulle idee bellicose darwiniste degli intellettuali tedeschi dell’epoca scrive: "Durante la Prima Guerra Mondiale, gli intellettuali tedeschi credevano all’onnipotenza irresistibile (Allmacht) della selezione naturale, una legge della natura che li incitava a una sanguinosa battaglia per il dominio.I loro libri di testo militari e politici promuovevano le teorie di Darwin come basi "scientifiche" di una ricerca della conquista del mondo, con il pieno appoggio degli scienziati tedeschi e dei docenti di biologia".72

In quegli anni, chi si dedicò alla propaganda a favore del darwinismo sociale, fu il generale F. von Bernhardi. Nel suo libro Germany and the Next War, sostiene che il conflitto sia un obbligo biologico e il modo migliore per sbarazzarsi degli inadatti: "La guerra è una necessità biologica di importanza primaria, un elemento regolatore nella vita del genere umano di cui non si può far a meno, poiché, senza, seguirebbe uno sviluppo malsano che escluderebbe ogni forma di progresso della razza e, quindi, una vera civilizzazione".73


La logica darwinista sociale diede vita alla crudeltà delle occupazioni naziste, durante le quali milioni di russi vennero espatriati per lavorare come schiavi e molti altri milioni uccisi senza aver commesso alcun crimine.
L’idea che la guerra sia un "elemento regolatore" non può essere giustificato in termini logici o razionali e nemmeno con fatti scientifici. La guerra è una forza distruttiva che causa enormi perdite di vite umane e di beni, comportando alla società effetti a cui è difficile porre rimedio.

Nonostante ciò, quelli che ritenevano che la guerra e i massacri fossero requisiti irrinunciabili per la cosiddetta civilizzazione, continuarono a sostenere le proprie idee. Sempre nel libro di Bernhardi si legge:


 Il fatto che i giovani siano obbligati a lottare nonostante la sofferenza che comporta la guerra,  rappresenta il lato oscuro del darwinismo.
"La guerra non è soltanto un elemento necessario nella vita delle nazioni, ma anche un fattore indispensabile di cultura in cui un Paese davvero civilizzato trova la più alta espressione di forza e vitalità [...] La guerra offre una scelta biologicamente giusta poiché la sua scelta dipende proprio dalla natura delle cose [...] Non è solo una legge biologica, ma un obbligo morale e, come tale, un indispensabile fattore di civilizzazione".74

È indubbio che uno dei più grandi errori commessi dai sostenitori di queste idee fu quello di ritenere che la guerra fosse compatibile con la natura umana e, pertanto, inevitabile. Secondo questo modo di vedere le cose, più la gente dichiara guerra e più sono il potere e la vitalità che acquisisce. Ma è un’enorme falsità. Allah ha creato gli esseri umani in modo che fossero felici in tempo di pace. Il caos e i conflitti causano tensioni terribili nell’animo umano. In un clima di pace e sicurezza, raggiungere un progresso sociale, economico e culturale è più veloce. Nel suo libro Darwin and the Darwinian Revolution, Gertrude Himmelfarb commenta:

"Per il generale [Bernhardi] i bisogni della guerra venivano per primi e, in seguito, le imprese imperialiste e gli esperimenti nazionalisti.Secondo altri valeva il contrario: le aspirazioni imperialiste e nazionaliste si portavano al seguito guerra e militarismo.Ma c’era anche chi optava per le virtù della guerra senza l’onere del militarismo o del nazionalismo; questo è il darwinismo sociale nella sua forma più pura e più disinteressata".75

Sir Arthur Keith, antropologo evoluzionista e biografo di Darwin, ammise apertamente di essere a favore della guerra. Sebbene personalmente amasse l’idea di pace, temeva i risultati di una sua applicazione alla . Inoltre, predisse che dopo 500 di pace il mondo si sarebbe trasformato in un "frutteto che per intere stagioni non ha conosciuto il potatoio e che per un’infinità di anni è insorto con una fitta vegetazione ".76

Le parole di Keith indicano quanto le idee di Darwin rendano cattive le persone. Keith credeva che il mondo dovesse essere "potato" di tanto in tanto, che quegli elementi che rallentavano il rafforzamento del mondo dovevano essere tagliati fuori e gettati via. Stava apertamente supportando la violenza. Il "potare" a cui si riferiva Keith era la guerra e quelli che morivano (che secondo lui andavano gettati via), erano gli uomini, le donne e i bambini indifesi. I fautori delle menzogne del darwinismo non provavano alcuna compassione per quei poveri innocenti. La teoria, secondo cui andavano eliminati i deboli con lo scopo di rafforzare e sviluppare la razza bianca, portò ad atrocità mai viste prima.



 Fintanto che non patiscono la guerra, i popoli non possono mai rendersi conto quali disastri comporta. Non si deve  mai dimenticare che la guerra dissemina dolore, perdite e sofferenza a milioni di innocenti. Il modo per costruire un mondo senza guerra né conflitti, pieno di pace e sicurezza è quello di sradicare le ideologie in contrasto con i valori morali religiosi comandati da Allah.

Il darwinismo sociale è una delle ragioni che hanno portato alle guerre, al conflitto e ai massacri che sono continuati senza tregua dal XIX secolo. Come risultato dei costanti appelli di guerra, anche chi non sapeva nulla del darwinismo sociale, cadde vittima del suo maleficio.



Afroamericani linciati nel 1906.
Fintanto che non prevarranno l’amore di Allah, i sentimenti di compassione, solidarietà per gli esseri umani che Lui ha creato, l’umanità continuerà a vivere simili tragedie.

Nei primi anni del XX secolo, a pensare che la guerra fosse essenziale non era solo un gruppo marginale di ideologi, ma un gran numero di giornalisti, accademici, politici e funzionari statali.77 Queste categorie spalleggiavano l’eliminazione di donne, bambini, anziani e bisognosi e incitavano lo schieramento di giovani vite sul campo di battaglia per il "beneficio dell’umanità".

Anche le alte sfere condividevano questi ideali. Ad esempio, il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg concordava con l’idea, comune tra il ceto medio prima che scoppiasse la Prima Guerra Mondiale, che il conflitto tra slavi e teutoni fosse inevitabile.78 È ben noto che anche il Kaiser la pensasse così. Molti storici ritengono che la guerra vista come fattore inevitabile e utile per sbarazzarsi delle razze inferiori fu una delle cause principali dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Anche il filosofo Friedrich Nietzsche fu uno dei più grandi sostenitori del darwinismo sociale in Germania. Secondo lui, il sistema sociale ideale doveva basarsi sul conflitto armato: "L’uomo verrà addestrato alla guerra e la donna per trastullare il guerriero, tutto il resto è follia".79

Per Nietzsche la vita consisteva nel fare la guerra e la guerra racchiudeva tutto.

Hitler, darwinista sociale fanatico e grande ammiratore sia di Darwin che di Nietzsche, mise in pratica le sue idee bellicose. Fondendo idee militariste e teoria dell’evoluzione, affermò:

"Tutta la natura è una continua lotta tra forza e debolezza ed eterna vittoria dei forti sui deboli".80

 Il XX secolo, dominato dalla filosofia darwinista sociale, è passato alla storia come un secolo di guerra e conflitto. Per decenni, le espressioni di sofferenza non hanno mai lasciato i volti di milioni di persone.
Queste idee lanciate da Hitler e da altri come lui erano il prodotto di una terribile ignoranza. Coloro che immaginavano che con la teoria dell’evoluzione stessero fondando il loro pensiero militaristico e aggressivo su una base scientifica, non facevano altro che raggirare se stessi. Indussero decine di migliaia di persone a seguirli e a disseminare il mondo di terrore in modo mai visto prima.

In un articolo intitolato "The Philosophy and Morals of War", Max Nordau (uno dei leader del movimento sionista), identifica Darwin come uno dei principali sostenitori della guerra:

"Darwin è stata la più grande autorità di tutti i fautori della guerra. Con la promulgazione della teoria dell’evoluzione, essi possono coprire la loro barbarie con il nome di Darwin e proclamare i sanguinari istinti dell’intimo dei loro cuori come l’ultima parola della scienza".81
In Darwin, Marx, Wagner: Critique of a Heritage, Jacques Barzun, insegnante di storia alla Columbia University afferma che Darwin attizzò i fuochi del militarismo ovunque:

"La guerra divenne il simbolo, l’immagine, lo stimolo, la ragione e il linguaggio di tutte le azioni umane sul pianeta. Chi non ha letto una ragguardevole porzione di letteratura del periodo 1870-1914 non ha idea di cosa scateni un lungo incitamento al sangue [...]I militaristi della seconda metà del secolo poetizzavano la guerra e se ne beavano al solo pensiero.Con relativa impunità per se stessi, davano per scontato che tutte le lotte della vita dovessero essere lotte per la   vita e la morte dei perdenti, lo scopo "naturale".82
Nello stesso libro Barzun descrive come l’Europa, in particolare, cadde sotto l’influenza dei fautori militaristici e razzisti del darwinismo:

"Tra il 1870 e il 1914 in ogni Paese europeo ci fu un partito di guerra propenso agli armamenti, un partito individualista propenso alla competizione efferata, un partito imperialista propenso alla libertà di azione contro la gente arretrata, un partito socialista propenso al potere e un partito razzista propenso all’epurazione degli stranieri (tutti, una volta falliti gli appelli alla gloria e all’avidità, o persino prima, invocarono Spencer e Darwin, cioè scienza personificata) [...] La razza era biologica, sociologica; darwiniana."83



 In tempo di guerra, a soffrire non sono solo i civili. I soldati costretti a lottare come risultato di una filosofia che non ha inflitto altro che sangue e dolore nel mondo, fanno parte anch’essi del lato crudele della guerra.

Questi inganni, identificati e descritti da molti accademici, spiegano la storia delle guerre, dei massacri e del genocidio del XX secolo.
Al cospetto di Allah la superiorità sta nella devozione, non nella razza
Una cattiveria simile non è da attribuire solo ai nazisti. Il razzismo, infatti, ha causato catastrofi terribili in molte parti del mondo. Centinaia di migliaia di persone furono considerate inutili, vennero umiliate e forzate ad abbandonare le proprie case. Vennero schiavizzate, uccise o lasciate morire, trattate come animali e utilizzate come cavie da laboratorio. In questo libro sono riportati solo pochi esempi di crudeltà e violenza rispetto a tutti quelli documentati nella storia.
Studenti bianchi attaccano un avvocato nero.
 Il razzismo è causa di rabbia, odio, aggressione e conflitto. Quegli studenti sono così lontani dal  sentimento di umanità da uccidere un innocente solo per il colore della pelle. Vivono, consapevolmente o  inconsapevolmente, sotto l’influenza del darwinismo.
 In alto: Alabama 1930: un passeggero di autobus. Sul retro del veicolo c’era una parte riservata ai neri  chiamata "passeggeri di colore".




 "[...]Aiutatevi l'un l'altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione. Temete Allah[...]" (Surat al-Ma’ida, 2)
Innanzitutto va accuratamente esplicata la struttura sociale prevista dal darwinismo. Al pari delle altre teorie materialiste, il darwinismo sociale, secondo cui le persone sono creature egoiste che vivono solo per i propri interessi e che sono responsabili solo verso se stesse, non potrà mai apportare giusti valori morali o felicità agli individui o all’intera società. Affinché ciò avvenga, la gente deve abbandonare i propri desideri egoistici. I valori morali religiosi, come comandato da nostro Signore, ci insegnano come fare. Il Corano ci rivela la responsabilità verso Allah e i valori morali da seguire per ricevere la Sua approvazione.
Se si ha fede nei comandamenti di Allah e nel libro da Lui rivelatoci, proveremo compassione e affetto verso gli altri.

Chi ama e teme Allah e osserva i Suoi comandamenti, vede le altre persone come esseri creati da Lui e non fa alcuna distinzione di razza, nazionalità, colore o lingua. Vede in ogni essere umano bellezza creata da Lui e se ne rallegra. La sua fede lo fa amare, lo fa essere compassionevole protettivo. Ma, purtroppo, chi è stato irretito dalle falsità del darwinismo guarda le altre razze e nazioni dall’alto e si sente giustificato nell’opprimerle ed eliminarle, dilagando tensioni, malcontento e paura. Il razzismo e l’imperialismo del XIX e XX secolo sono il risultato di questa visione del mondo darwinista.
Nel Corano Allah ha proibito la discriminazione razziale e ha rivelato che, al Suo cospetto, è superiore chi ha fede e Lo teme:

" O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato". (Surat al Hujurat, 13)

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Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010