Sebbene nel corso della storia si siano sempre riscontrate tracce di razzismo, Darwin fu il primo ad attribuirgli una presunta validità scientifica. Il sottotitolo di
L’origine della specie è
La preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita. Le opere di Darwin sulla "preservazione delle razze privilegiate" e, in particolare, le teorie non scientifiche in
L’origine dell’uomo, funsero da supporto all’erroneo credo dei nazisti sulla superiorità della razza ariana e alla convinzione degli inglesi sugli anglosassoni. In più la teoria della selezione naturale parlava di una lotta fino alla morte, "una legge della giungla". Applicare questa teoria alle società umane comportò l’inevitabilità della guerra tra razze e nazioni. La teoria di Darwin fu adottata da personaggi di spicco dell’epoca, da statisti guerrafondai a filosofi, da politici a scienziati. In
The Twisted Road to Auschwitz, il professore Karl A. Scheunes della facoltà di storia dell’Università del North Carolina scrive:
"I razzisti non ci misero molto ad appropriarsi dell’idea di Darwin della lotta per la sopravvivenza...tale lotta, legittimata dalle ultime opinioni (cosiddette) scientifiche, giustificava il concetto razzista della superiorità e inferiorità dei popoli...e avvalorava la lotta tra questi".
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Nel 1893 uno schiavo nero venne torturato e fustigato ma infine riuscì a scappare. Durante gli anni precedenti alla Guerra Civile, gli schiavi d’America venivano fustigati spesso o trattati peggio. |
Con le affermazioni di Darwin, chi riteneva il razzismo un fattore naturale, immaginò di aver trovato un fondamento scientifico a supporto delle proprie opinioni sulle classi umane. Ma poco dopo la scienza dimostrò non solo che la sua teoria non aveva validità scientifica, ma rivelò anche che i movimenti fondati intorno alle sue idee ignoranti avevano commesso un grande errore.
Con il supporto ottenuto dal darwinismo, i nazisti praticarono l’antisemitismo con una violenza inaudita. Ma la Germania non fu l’unica Nazione in cui si manifestò il cosiddetto razzismo "scientifico". In molti Paesi si fecero avanti governanti e intellettuali razzisti, in modo particolare in Gran Bretagna e in America e, in breve, vennero attuate leggi e pratiche segregazioniste.
Gli evoluzionisti del XIX e XX secolo avevano una visione quasi totalmente razzista e molti scienziati non avevano alcuna esitazione a esprimerlo apertamente. I libri e gli articoli dell’epoca ne offrono una chiara dimostrazione. In
Outcasts from Evolution: Scientific Attitudes of Racial Inferiority, John S. Haller, docente di storia alla Southern Illinois University, descrive come gli evoluzionisti del XIX secolo credevano a torto nella superiorità della razza bianca e nell’inferiorità di altre razze. Un articolo della rivista "American Scientist" riporta dal libro di Haller:
"
...estremamente importante...poiché documenta ciò che si è sospettato a lungo: il radicato, fermo e quasi unanime razzismo degli uomini di scienza nordamericani del XIX secolo (e XX secolo inoltrato) [...] Ab initio, questi intellettuali videro gli afroamericani irredimibili, immutabili e irrevocabilmente inferiori".
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Un altro articolo nella rivista "Science" riportò un commento sulle affermazioni di Haller:
"Il darwinismo fu la novità del periodo vittoriano [...] Prima del 1859 molti scienziati si erano chiesti se i neri fossero della stessa specie dei bianchi. Dopo il 1859 lo schema evolutivo sollevò altre questioni, in particolare se gli afroamericani fossero in grado di sopravvivere alla competizione con i vicini bianchi. La grave risposta fu un risonante no[...]. Gli africani erano inferiori perché rappresentavano "l’anello mancante" tra scimmie e teutoni
".
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Naturalmente questa teoria è del tutto infondata. Il fatto che abbiano un colore della pelle diverso oppure origini razziali o etniche differenti non li rende superiori né inferiori a nessun altro. Una delle ragioni per cui questa menzogna si diffuse nel XIX secolo fu l’ignoranza diffusa dovuta alle primitive condizioni scientifiche.
Un altro scienziato noto per le sue idee razziste fu il biologo americano dell’Università di Princeton Edwin G. Conklin che, come altri razzisti, non si fece alcuno scrupolo nel dichiarare apertamente le proprie opinioni:
"Il confronto di qualsiasi razza moderna con l’uomo di Neanderthal o di Heidelberg mostra che [...] la razza negroide assomiglia di più alla stirpe originale rispetto a quella bianca e gialla. Ogni riflessione dovrebbe indurre chi crede nella superiorità della razza bianca a cercare di preservarne la purezza e stabilire e mantenere la segregazione delle razze".
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Nel 1911 William Sollas, docente di paleontologia e geologia presso l’Università di Oxford, scrisse nel suo libro
Ancient Hunters:
"
La giustizia appartiene ai forti, ed è stata assegnata a ogni razza sulla base della forza che possiede[...] Non è la priorità dell’occupazione, bensì il potere di cui servirsi a stabilire la concessione della terra. Per cui, ogni razza deve a se stessa e alla famiglia umana il dovere di esercitare la propria forza con ogni mezzo possibile: non appena resta indietro a rispettare questo dovere, sia nell’arte della scienza, nell’istruzione o nell’organizzazione per l’autodifesa, si verifica una punizione che la Selezione Naturale, il severo ma benevolo tiranno del mondo della natura, esigerà senz’altro e quanto più velocemente è possibile"
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La metà del XX secolo fu testimone di un’altra ondata di razzismo in certe regioni degli USA. Il Ku Klux Klan, la cui ideologia si basava sulla violenza, fu uno dei gruppi a sostenere di più il razzismo americano. Questa organizzazione sosteneva errori quali la superiorità della razza bianca e causava la morte di molte persone.
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Affermare che la giustizia appartiene ai forti (grave errore) porterà a un terribile caos sociale. Non importa quali siano le condizioni e le circostanze, tutti devono beneficiare di una sana giustizia indipendentemente dal colore, dalla lingua e dal genere. Le affermazioni dei darwinisti razzisti sulla validità della giustizia solo per i forti non riflette in alcun modo la verità. Ogni individuo può sperare di acquisire oggetti molto belli e di qualità per se stesso e per la sua società, ma non è giustificabile che non tenga conto del male che infligge agli altri comportandosi così. Asserire il contrario viola la ragione e la buona coscienza.
Queste idee razziste si mantennero anche negli anni a seguire, persino nelle opere degli evoluzionisti che dichiaravano di non essere razzisti (come conseguenza naturale della loro fede nell’evoluzione). Uno di questi è il paleontologo George Gaylord Simpson che, a prescindere da quanto odiasse fortemente essere definito razzista, in un articolo pubblicato nella rivista "Science" affermò che le differenze razziali erano frutto dell’evoluzione e che alcune razze erano più avanzate o arretrate di altre:
"L’evoluzione non si manifesta necessariamente allo stesso ritmo nelle varie popolazioni, infatti tra molti gruppi di animali è possibile notare che alcune specie si sono evolute più lentamente, riguardo a certi particolari o nel complesso. Risulta spontaneo chiedersi (come hanno fatto molti) se tra le razze umane ve ne sia ugualmente qualcuna più primitiva in un modo o in un altro oppure in generale. Difatti, è possibile riscontrare singole caratteristiche che probabilmente sono più avanzate o più primitive in una razza piuttosto che in un’altra".
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Tuttavia, nonostante la mancanza di fondamento scientifico, l’affermazione pregiudizievole di Simpson fu adottata da alcuni gruppi per ragioni ideologiche. Il fatto che altri scienziati dell’epoca difendessero le affermazioni non scientifiche della teoria dell’evoluzione nei loro scritti, nei libri e nei loro discorsi, era come se automaticamente supportassero il razzismo. In un articolo intitolato
The Evolution of Human Races, Henry Fairfield Osborn, presidente del museo americano di scienze naturali, razzista di spicco e antropologo evoluzionista dei primi del XX secolo, mise a confronto le razze e tirò fuori una quantità di deduzioni del tutto prive di attendibilità scientifica:
"Il livello di intelligenza di un negro adulto medio è simile a quella di un undicenne della specie
Homo sapiens".
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Come si può vedere da tali affermazioni, molti degli scienziati evoluzionisti del XIX e XX secolo erano razzisti ignari del pericolo che comportavano le loro opinioni. Sugli effetti distruttivi del cosiddetto razzismo "scientifico", lo scienziato americano James Ferguson dichiara:
"Nell’Europa del XIX secolo il concetto di razza fu un assillo per le scienze sociali che si stavano sviluppando [...] I primi antropologi fisici contribuirono allo sviluppo del concetto di supremazia ariana, che in seguito fomentò il razzismo istituzionale nella Germania degli anni ’30 e attualmente in Sud Africa".
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In un articolo sulle idee razziste degli antropologi evoluzionisti, l’ultimo evoluzionista Stephen Jay Gould afferma:
"Non si può capire granché della storia dell’antropologia della fine del XIX e inizi del XX secolo [...] salvo che non si comprenda la sua ossessione per l’identificazione e la classificazione delle razze".
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Una volta che la teoria dell’evoluzione ebbe acquisito una presunta validità scientifica, gli scienziati poterono avanzare, senza esitazione, i concetti illusori di razze "inferiori" e di razze più simili alle scimmie che agli esseri umani. Dittatori dispotici del calibro di Hitler videro in queste affermazioni un’occasione d’oro per uccidere milioni di persone ritenute "inferiori", "inadeguate", "difettose" o "malate". Uno dei motivi per cui quasi tutti gli evoluzionisti del XIX secolo furono razzisti, è che il loro stesso precursore intellettuale, Darwin, la pensava così.
Anche Darwin era razzista
A differenza dei loro omologhi del XIX secolo, gli evoluzionisti d’oggi affermano di essere contrari al razzismo e tentano di scagionare Darwin dalle accuse razziste. Molti libri su Darwin fanno grandi sforzi per dare l’impressione che egli fosse compassionevole, ben intenzionato e oppositore della schiavitù. Ma la verità è che credeva che la teoria della selezione naturale costituisse una giustificazione scientifica alla discriminazione razziale e al conflitto fra le razze. I suoi libri, le lettere e gli appunti privati contengono apertamente affermazioni razziste. Ad esempio, in
L’origine dell’uomo Darwin dichiarò che alcune razze (neri e aborigeni), fossero inferiori e che, a tempo debito, sarebbero state eliminate e sarebbero scomparse nella lotta alla sopravvivenza:
Gli australiani o gli aborigeni autoctoni, che i darwinisti considerano inferiori, non sono diversi da nessun’altra razza. La foto a destra raffigura l’atleta australiano Cathy Freeman che accende la fiamma olimpica nel 2000.
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"In un futuro non molto distante in termini di secoli, le razze civilizzate dell’uomo quasi certamente stermineranno e rimpiazzeranno quelle selvagge in tutto il mondo. Senza dubbio, verranno sterminate contemporaneamente le scimmie antropomorfe. Il divario tra l’uomo e i suoi affini più prossimi sarà allora più ampio, poiché si interporrà tra l’uomo in uno stato più civilizzato, come ci auguriamo, rispetto a quello caucasico, e alcune scimmie lente quanto i babbuini rispetto a quanto accade adesso tra il nero o l’australiano e il gorilla".
46Darwin mette a confronto alcune razze con i primati e predice che "razze umane civilizzate" elimineranno "razze selvagge" dalla faccia della Terra. In altre parole, Darwin stava prevedendo il genocidio, una pulizia etnica che sarebbe stata effettuata a distanza di pochi anni. In effetti le "predizioni" disastrose di Darwin si verificarono e i razzisti del XX secolo, forti del supporto della teoria dell’evoluzione, perpetrarono terribili massacri. Esempi a riguardo: 40 milioni di persone uccise dai nazisti durante la seconda guerra mondiale; vantaggi delle razze europee sulle altre dovuti all’apartheid dei governi sudafricani; attacchi razzisti contro i turchi e altri stranieri in Europa, contro i neri in America e contro gli aborigeni in Australia; comparsa intermittente di movimenti neonazisti in vari paesi europei. Tutti questi episodi si sono rafforzati a causa del presunto supporto scientifico presentato dal darwinismo. (Per ulteriori dettagli sul legame tra fascismo, razzismo e darwinismo, leggete il libro di Harun Yahya
Fascism: The Bloody Ideology of Darwinism, Kultur Publishing, aprile 2002).

Il libro di Darwin Viaggio di un naturalista intorno al mondo |
Ma le affermazioni razziste di Darwin non si fermano qui. Difatti, in
Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pubblicato prima di
L’origine della specie, afferma di aver incontrato razze "arretrate" della Terra del Fuoco:
"Era senza dubbio lo spettacolo più curioso e interessante che avessi mai visto; non avrei mai immaginato quanto fosse grande la differenza tra l'uomo civile e quello selvaggio. È maggiore di quella tra un animale selvatico e uno domestico [...] Credo che in questo lembo estremo dell'America meridionale l'uomo viva in uno stato di civiltà inferiore a quella di qualsiasi altra parte del mondo
".47
Darwin descrive così gli autoctoni della Patagonia, che definisce "barbari":
"Forse nulla suscita più stupore della visione di un barbaro nella sua tana — di un uomo nel suo stato più infimo e selvaggio. La mente va a ritroso nei secoli e poi si chiede se i nostri progenitori sono stati uomini del genere. Uomini i cui segni ed espressioni sono per noi meno intelligibili di quelli degli animali domestici... Non credo sia possibile descrivere o raffigurare la differenza fra uomo selvaggio e civile".
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In una lettera a Charles Kingsley, Darwin descrive i nativi della Terra del Fuoco:
"Quando vidi un selvaggio nudo, truccato, spaventoso e orrendo nella Terra del Fuoco, il pensiero che i miei avi potessero essere in qualche modo simili a lui in quel momento fu così rivoltante, anzi più rivoltante, del mio attuale credere di aver avuto una bestia pelosa per antenato di gran lunga più remoto. La scimmie hanno proprio un cuore buono".
49 Queste sono indicazioni importanti del razzismo di Darwin. Egli scredita alcune razze più che può mentre umanizza e loda le scimmie parlandone come di animali dal cuore buono. Nel luglio del 1881, in una lettera allo scienziato W. Graham, Darwin dichiarò apertamente che le razze "inferiori" dovessero essere eliminate, che questa conseguenza della selezione naturale avrebbe contribuito favorevolmente alla civilizzazione:

1904: gli schiavi che cercavano di scappare nel sud-ovest dell’Africa venivano soppressi aspramente. 1902: due giovani neri impiccati perché membri di una razza diversa. Nel XXI secolo ci si è resi conto che in termini biologici non esistono differenze fra le razze. |
"Potrei dimostrare che la lotta dovuta alla selezione naturale ha fatto e sta facendo per il progresso della civilizzazione più di quanto sembri propenso ad ammettere. Ricorda il rischio che hanno corso le nazioni, non tanti secoli fa, di essere sopraffatti dai turchi e quanto sia ridicola adesso un’idea simile! La razza cosiddetta bianca, più civilizzata, ha sconfitto i turchi nella lotta all’esistenza. Pensando al mondo tra un paio di anni, chissà quante razze inferiori saranno state eliminate dalle razze più civilizzate in tutto il mondo".
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Le sciocchezze razziste di Darwin arrivarono a colpire anche la Turchia, nazione gloriosa e di alti valori morali (per ulteriori notizie sulle affermazioni illegittime e ostili di Darwin riguardo la Nazione turca, sulla loro infondatezza storica e scientifica, potete consultare il libro di Harun Yahya
Evrim Teorisinin Irkç? Yüzü: Darwin'in Türk Dü?manl???,Kultur Publishing, Istanbul, Ottobre 2001).
Parlando di eliminazione delle "razze inferiori" Darwin stimolò non solo il razzismo ma stabilì anche un fondamento presumibilmente scientifico per le guerre razziali, per i massacri e il genocidio che si sarebbero verificati nel XX secolo.
Gli evoluzionisti hanno compiuto grandi sforzi per tentare di dissociare il nome di Darwin dal razzismo, ma Stephen Jay Gould dell’Università di Harvard, riferendosi a
L’origine della specie, ha riconosciuto l’impulso che Darwin diede al razzismo:
"Prima del 1859 i ragionamenti biologici a favore del razzismo erano frequenti, ma a seguito dell’approvazione della teoria evolutiva, aumentarono a dismisura ".
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Anche Thomas Huxley, altro sostenitore della teoria, era razzista. Subito dopo la guerra civile americana e l’emancipazione degli schiavi neri, scrisse:
"Nessun uomo razionale, al corrente dei fatti, crede che un nero nella media sia uguale, o addirittura superiore, a un bianco. E se anche fosse vero, è semplicemente incredibile che il nostro parente prognato, accantonate tutte le sue inabilità, sia capace di vincere in un campo neutro, senza favoritismi né oppressori, contro un rivale dal cervello più grande e con una mascella più piccola, in una sfida di cervelli e non di morsi".
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Huxley parla dei neri come fossero animali, non esseri umani, e afferma (dichiarazioni confutabili) che i neri resteranno inevitabilmente indietro nel concetto di razza.
I semi del razzismo, piantati insieme alla teoria dell’evoluzione a metà del XIX secolo, cominciarono a produrre i frutti verso la metà del 1900. Friedrich Nietzsche, contemporaneo di Darwin e sostenitore appassionato delle teoria dell’evoluzione, divulgò i concetti insensati di "superuomo" e "razza suprema" che sfociarono inevitabilmente nel socialismo nazionale. Hitler e i nazisti fecero della legge della giungla di Darwin una politica di stato che portò alla morte di 40 milioni di persone. (Se ne parlerà più ampiamente nel capitolo 5).
A livello genetico non c’è differenza razziale tra gli esseri umani

Hitler, ti sbagliavi!.
"Milliyet", febbraio 13 2001
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Specialmente negli ultimi dieci anni la scienza della genetica ha dimostrato che, in termini biologici, non esistono differenze tra le razze. La maggioranza degli scienziati è concorde. Difatti, in occasione del congresso di Atlanta sul Progresso della Scienza hanno affermato:
"La razza è un concetto sociale derivato prevalentemente dalle percezioni condizionate dagli eventi della storia documentata e non ha una realtà biologica alla base".
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Le ricerche condotte hanno determinato che le differenze genetiche tra le razze sono minime e che non si possono differenziare in termini di geni. Gli scienziati esperti in materia affermano che esiste uno 0,2% di differenza genetica tra due persone qualsiasi, anche appartenenti allo stesso gruppo. Le caratteristiche che rivelano le differenze razziali, quali il colore della pelle e la forma degli occhi, incidono solo per il 6% di questa variazione dello 0.2%. A livello genetico ciò significa una differenza dello 0,012% tra le razze
54 (così poco da essere irrilevante).

Un articolo intitolato "Do Races Differ? Not Really, DNA Shows," pubblicato nel "New York Times" |
Le ultime scoperte sono state racchiuse nell’articolo
Do Races Differ? Not Really, DNA Shows del
New York Times del 22 agosto del 2000:
"Gli scienziati hanno sospettato a lungo che le categorie razziali riconosciute dalla società non avessero un riscontro a livello genetico. E più da vicino esaminano il genoma umano (il complemento del materiale genetico racchiuso nel cuore di quasi ogni cellula del corpo) e più la maggioranza dei ricercatori è convinta che le etichette tradizionali per distinguere le popolazioni per "razza" non abbiano per nulla, o quasi, un senso biologico. Essi affermano che, mentre è facile dire a colpo d’occhio se una persona appartiene alla razza bianca, africana o asiatica, questa
sicurezza svanisce quando si osserva al di sotto delle caratteristiche della superficie e si esamina il genoma per le caratteristiche del DNA della "razza" ".
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Il dottor J. Craig Venter, direttore della Cilera Genomics Corp., che dirige il Human Menome Project, afferma che "la razza è un concetto sociale, non scientifico".
56 Il dottor Venter e altri scienziati degli Istituti nazionali di salute hanno costruito una mappa dell’intero genoma umano e hanno stabilito che esiste un’unica razza umana.
Il dottor Harold. P. Freeman, presidente del North General Hospital di New York, sintetizza così i risultati del suo lavoro in materia di biologia e razza:

Quando poi sarà suonato il Corno, in quel Giorno non ci saranno tra loro più legami parentali, e non si porranno più domande.
(Surat al-Mu’minun, 101)
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"Se ci si domanda che percentuale di geni viene riflessa nel proprio aspetto fisico, l’elemento su cui differenziamo le razze, la risposta sembra essere dello 0.01 percento. Viene riflesso molto poco della composizione genetica".
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Alla stessa conclusione è arrivato Alan R. Templeton, scienziato e docente di biologia presso l’Università di Washington, che, dopo aver analizzato il DNA di membri di diverse popolazioni umane, ha notato che, nonostante la grande varietà genetica tra gli esseri umani, gran parte di queste variazioni sono a livello individuale. "Possono esserci alcune variazioni tra le popolazioni", ha affermato, "ma sono minime". Templeton riassume le sue conclusioni, sostenendo anche la sua fede preconcetta nell’evoluzione, in questi termini:
"Quello della "razza" è un concetto culturale, politico ed economico della società, non un concetto biologico, ma sfortunatamente sono le differenze genetiche a essere considerate dalla gente l’essenza della razza negli umani [...] Voglio apportare un po’ di oggettività all’argomento.I risultati di questa analisi oggettiva, tuttavia, non lasciano adito a dubbi: niente è più lontano dal vero di una suddivisione in gruppi distinti dell'umanità".
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Stando alle conclusioni di Templeton, la somiglianza genetica tra gli europei e gli africani subsahariani e tra gli europei e i melanesiani che popolano le isole a nord est dell’Australia è maggiore rispetto a quella tra africani e melanesiani. Tuttavia, gli africani subsahariani e i melanesiani si assomigliano in molti modi: la pelle scura, la consistenza dei capelli e i caratteri cranico-facciali. Sebbene sia tipico utilizzare queste caratteristiche nella descrizione di una razza, geneticamente parlando, queste popolazioni si assomigliano molto poco. "Questa scoperta", afferma Templeton, "dimostra che i geni non rispecchiano "i tratti razziali"".
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Nel libro
Storia e geografia dei geni umani, i genetisti della popolazione Luca Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza arrivano alla seguente conclusione:
"Una volta dati per scontati i geni per i tratti superficiali quali il colore e la statura, le "razze" umane sono notevolmente simili sotto la pelle. La variazione fra gli individui è molto più grande delle differenze fra i gruppi".
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L’analisi della rivista "Time" del sopramenzionato libro:
"In realtà, la diversità tra gli individui è così enorme che l’intero concetto di razza diventa insignificante a livello genetico. Gli autori affermano che "non c’è fondamento scientifico" per le teorie inneggianti alla superiorità genetica di una popolazione rispetto a un’altra [...] Nonostante le difficoltà, sono crollati dei miti grazie ad alcune scoperte fatte dagli scienziati.Una di queste compare sulla copertina del libro: una mappa colorata della variazione genetica mondiale ha l’Africa e l’Australia ai due estremi dello spettro.Poiché gli aborigeni dell’Australia e gli africani subsahariani hanno in comune il colore della pelle e la conformazione del corpo, si presume che si assomiglino.Ma i loro geni dimostrano il contrario.
Di tutti gli umani, gli australiani sono i più diversi dagli africani ma i più simili ai nostri vicini, i sud est asiatici".61
Esempi di pratiche razziste Ragazzina nigeriana cavia di esperimenti Alcune aziende farmaceutiche testano i loro prodotti su cittadini africani, asiatici, sudamericani e dell’Europa dell’Est e, durante il corso degli esperimenti, violano le leggi morali e professionali. Nel 1996, vi fu il caso di una decenne di 18.5 kg residente nella città nigeriana di Kano, vittima di dolori causati dalla meningite. All’epoca, una famosa azienda farmaceutica americana stava testando un antibiotico (che non era stato autorizzato alla vendita) sui bambini di un accampamento che aveva insediato. Il farmaco in questione valeva molto per l’industria : la borsa aveva stimato che, una volta consentitone l’uso da parte della Food and Drug Authority, l’azienda avrebbe guadagnato 1 miliardo di dollari all’anno. L’azienda non aveva trovato soggetti su cui testare il farmaco in America e, per questo, si era recata a Kano.
I medici dell’azienda cominciarono a somministrare alla ragazza una dose giornaliera sperimentale di 56 mg. Il terzo giorno la ragazza morì. Alcuni reportage del "Washington Post" mostrarono che i test farmacologici stavano aumentando in Africa, Asia, Europa dell’Est e Sud America. Con lo scopo di eludere le regole ferree della FDA americana, alcune aziende iniziarono a collaborare con i medici di quei paesi e decine di migliaia di cittadini dei paesi del Terzo Mondo vennero utilizzati negli esperimenti come porcellini d’India. Per quanto un portavoce dell’azienda in questione affermasse che gli esperimenti avevano ricevuto il permesso necessario, gli esperti asserirono che nel caso del trattamento della meningite in Nigeria fosse stato condotto, sotto vari aspetti, violando l’etica e i regolamenti medici. Sebbene esperimenti del genere durino almeno un anno, quello in Nigeria durò solo sei settimane. In America, ai malati di meningite generalmente venivano iniettati per endovena farmaci a effetto rapido, ma alla ragazza nigeriana venne data una medicina per via orale che non era mai stata testata sui bambini. In caso di effetti negativi nei test di questo genere, la somministrazione del farmaco dovrebbe essere interrotta immediatamente e se ne dovrebbe utilizzare un altro. Ma l’azienda continuò a dare alla ragazza lo stesso farmaco fin quando morì. L’azienda non ricevette mai l’autorizzazione per somministrare il farmaco ai bambini. In America, l’uso fu ristretto agli adulti fintanto che causò decessi o problemi ai reni e venne completamente proibito in Europa. Ciò dimostra quanto, in realtà, fosse pericoloso.1
Darwin's body snatchers Dopo la pubblicazione di L’origine della specie, vari darwinisti esaltati cominciarono a cercare "l’anello mancante" nella cosiddetta evoluzione umana. Gli evoluzionisti razzisti credevano che gli aborigeni nativi dell’Australia rappresentassero una delle fasi primitive dell’evoluzione umana. Per provare questa idea sbagliata, cominciarono a disseppellire le tombe degli aborigeni e a venderne le salme ai musei europei e americani. Nel 1991 nel settimanale australiano "The Bulletin" apparvero rivelazioni scioccanti per mano di David Monaghan. 2 Questi lavorò alla storia per 18 mesi svolgendo delle ricerche a Londra e producendo un documentario intitolato "Darwin’s Body Snatchers" ("ladri di corpi" di Darwin), che andò in onda in Inghilterra l’8 ottobre del 1990. Alcune delle informazioni che fornì Monaghan: •Anche gli evoluzionisti statunitensi furono coinvolti in questa "industria" fiorente di esemplari di "subumani". Lo Smithsonian Institution di Washington possiede i resti di 15.000 individui di varie razze. [Gli esemplari raccolti, naturalmente, non erano per nulla esseri umani di razze inferiori, come affermato, ma umani di razze e origini etniche diverse con differenti strutture psicologiche].

Le pratiche discriminatorie contro gli autoctoni australiani continuano ancora oggi. La foto sovrastante mostra un gruppo in rivolta contro la confisca dei terreni. |
•Insieme ai conservatori di museo di tutto il mondo, in questo esteso commercio tra sciacalli, furono coinvolti alcuni dei nomi più importanti della scienza inglese. 3 Tra questi, Sir Richard Owen, l’antropologo Sir Arthur Keith e lo stesso Charles Darwin. Si è scoperto che Darwin aveva richiesto dei crani di tasmaniani sebbene ne fossero rimasti solo quattro aborigeni purosangue. Egli sperava di ottenerli ma "solo se la sua richiesta non avesse "scosso" i loro sentimenti". Ai musei non interessavano solo le ossa, ma anche le pelli. Una volta riempite, avrebbero fornito delle "vetrine" evolutive interessanti.  •Erano richiesti anche i cervelli degli aborigeni sotto spirito per cercare di provare che fossero inferiori a quelli dei bianchi. •Dalle prove scritte non c’è dubbio che molti dei campioni "freschi" erano stati ottenuti semplicemente uscendo fuori e uccidendo gli aborigeni. •In particolare, nello scandalo fu pesantemente coinvolto Edward Rasmay, conservatore del museo australiano di Sidney per vent’anni (dal 1874). Egli aveva pubblicato un opuscolo mussale in cui gli aborigeni comparivano con la definizione di "animali australiani". Nel libricino non solo c’erano istruzioni su come saccheggiare le tombe, ma anche su come suturare le ferite di arma da fuoco nei "campioni" uccisi. Molti collezionisti indipendenti lavorarono sotto la sua guida. Quattro settimane dopo aver chiesto crani di neri, Bungee (Russell River), un giovane studente di scienze gliene inviò due, sottolineando che i proprietari, gli ultimi della loro tribù, erano appena stati uccisi.4 •Un’evoluzionista tedesca, Amelie Dietrich andò in Australia chiedendo ai proprietari delle stazioni di uccidere gli aborigeni per farne dei campioni, in particolare ricavarne la pelle per riempire e allestire il museo dei suoi datori di lavoro.5 Un altro studio che documenta questi maltrattamenti e massacri inflitti agli aborigeni è il libro: White Australia: A Documentary History of the Attitudes Affecting Official Policy and the Australian Aborigine 1697-1973 edito da Sharman Stone, ministro parlamentare del Ministero australiano del patrimonio e dell’ambiente. A parte pochi commenti dell’editore, questo libro è costituito da documenti quali resoconti parlamentari, rapporti d’esame, lettere a editori e reportage antropologici.
Sir Douglas Nicholls, il primo indigeno australiano a essere investito cavaliere, e sua moglie. |
Nel 1859 L’origine della specie di Charles Darwin rese popolare l’idea di evoluzione biologica (e quindi sociale). "Gli studiosi cominciarono a trattare la civilizzazione come un processo unilineare con razze capaci di salire e scendere una scala progressiva. Gli europei erano i più "adatti a vivere". [Gli aborigeni] erano destinati a morire secondo una "legge naturale", come il dronte e il dinosauro. Questa teoria, supportata dai fatti alla mano, venne protratta fino al ventesimo secolo quando si notò che la razza dalla pelle scura si stava riproducendo. Fino a quel momento poteva essere utilizzata per giustificarne l’abbandono e l’omicidio". 6
Come sottolinea l’editore, alcuni darwinisti europei fecero figurare la morte degli aborigeni come prova che questa razza era condannata a sparire per via della "legge naturale". Nel XX secolo, tuttavia, si provò che quelle presunte prove non avevano alcuna validità. Gli aborigeni erano morti non per una legge di natura ma per i maltrattamenti ricevuti. Naturalmente, ci si rese conto che la affermazioni darwiniste erano false anche quando si osservò che stava aumentando il numero dei neri.
Le risposte date da un poliziotto a un’indagine eseguita dalla Royal Commission nel 1861 servì a chiarire come fossero naturali, a quel tempo, i fondamenti razzisti e i maltrattamenti degli aborigeni. All’agente venne chiesto: "E se non punissimo i neri, questi la prenderebbero come un’ammissione di debolezza?" "Sì, è esattamente ciò che penso" Una domanda riguardo a qual è la razza più forte - se sottostessimo a loro, ci disprezzerebbero? Sì.7
Secondo il resoconto di Stone, una relazione giornalistica del 1880 diceva: "Nulla di ciò che possiamo fare altererà le enigmatiche e immutabili leggi che guidano il nostro progresso in questo globo. Per mezzo di queste leggi, le razze autoctone dell’Australia sono state condannate con l’arrivo dell’uomo bianco, e la sola cosa che ci è concessa di fare è aiutare a farli fuori con la minor crudeltà possibile. Dobbiamo dominare i neri con la paura". 8
Queste righe rivelano, ancora una volta, la ferocia nel cuore della prospettiva darwinista sociale. Quella gente veniva vista coma specie animale e trattata come nessuno tratterebbe un animale, solo a causa della pelle di un colore più scuro e perché possedeva certe caratteristiche fisiche differenti (un’altra prova della crudeltà dei darwinisti sociali). Una lettera a un quotidiano, datata 1880, descrive l’oppressione degli aborigeni:
"In parole spicciole, è così che trattiamo gli aborigeni. Nell’occupare nuovi territori gli aborigeni vengono trattati esattamente nello stesso modo delle bestie selvagge o degli uccelli che possono trovarvi i colonizzatori. Le loro vite, le proprietà, le reti, le canoe [...] vengono requisite dagli europei che le tengono a loro completa disposizione. Vengono privati dei beni, dei bambini, delle donne, totalmente a capriccio dell’uomo bianco. Alla resistenza si risponde con pallottole di un fucile...[Chi] vuole divertirsi, uccide, stupra e deruba i neri senza impedimenti o limitazioni. Non solo sono stati lasciati incontrollati, ma per di più il governo della colonia è stato sempre disposto a salvarli dalle conseguenze dei loro crimini". 9
Ciò che è stato raccontato qui rappresenta solo una minima parte del lato oscuro del darwinismo sociale, ma basta a dare un’idea della portata gigantesca dei disastri che l’ateismo e il darwinismo hanno apportato all’umanità.
1 Stephens J., "The Body Hunters:As Drug Testing Spreads, Profits and Lives Hang in Bilance", "Washington Post" ,, December 17, 2000.
2 David Monaghan, "The Body-Snatchers," "The Bulletin", November 12, 1991, pp. 30-38
3 Ibid., pag .33
4 Ibid., pag.34
5 Ibid., pag.33
6 Sharman Stone, Aborigines in White Australia: A Documentary History of the Attitudes Affecting Official Policy and the Australian Aborigine 1697-1973, Melbourne: Heinemann Educational Books, 1974
7 Ibid., pag.83
8 Ibid. pag.96
9 Ibid., pag.93 |
La teoria della ricapitolazione del razzismo
Ernst Haeckel |
Secondo la teoria della ricapitolazione proposta dall’ateo ed evoluzionista tedesco Ernst Haeckel, gli embrioni in fase di sviluppo ripetono il processo evolutivo subito dai loro presunti antenati. Questa teoria sostiene che durante lo sviluppo nel ventre materno, l’embrione umano mostra dapprima caratteristiche da pesce, poi da rettile prima di trasformarsi in un bebè. Per lunghi anni ciò divenne la prova della teoria dell’evoluzione, ma infine diventò nient’altro che frutto di immaginazione, senza alcun fondamento scientifico. 1 Per provare la sua presunta teoria non scientifica, Ernst Haeckel falsificò i disegni, cercando di far assomigliare gli embrioni umani a quelli dei pesci. Quando il suo imbroglio fu smascherato, si difese dicendo che altri evoluzionisti si erano comportati in modo similare. 2Lo scenario immaginario che Haeckel aveva sostenuto con disegni falsificati, gettò apparentemente la base scientifica per il razzismo in gran parte dei paesi, particolarmente in Germania. Secondo le affermazioni della teoria della ricapitolazione, i tratti posseduti da un umano nella fase embrionale o nella prima infanzia sono ereditati dagli antenati evolutivi adulti. Ad esempio, Haeckel e i suoi seguaci sostenevano che un bambino "civilizzato" possedesse la stessa intelligenza e le caratteristiche comportamentali di un adulto "selvaggio", e utilizzarono queste affermazioni per provare la superiorità della razza bianca. In Questa idea della vita:la sfida di Charles Darwin, Stephen Jay Gould riassume il supporto che la teoria della ricapitolazione diede al razzismo: " La ricapitolazione fu l’argomento favorito di Haeckel... La usò per attaccare l’aristocratica pretesa del nostro status particolare tra gli esseri viventi (non siamo forse tutti pesci durante lo sviluppo embrionale?) e per ridicolizzare l’immortalità dell’anima (dove sarebbe infatti l’anima quando, da embrioni, somigliamo a dei vermi?). ..... Herbert Spencer scrisse che "i caratteri intellettuali dei non civilizzati...sono ricorrenti nei bambini dei civilizzati". Carl Vogt si espresse più drasticamente, nel 1864: "per quanto riguarda le sue facoltà intellettuali, il negro cresciuto ha un po’ l’aspetto del bambino...". 3 Naturalmente, questa idea avanzata da Spencer, Vogt e altri non rifletteva in alcun modo la verità. La stessa scienza ha invalidato quelle affermazioni che sono poi state abbandonate del tutto. In Il pollice del panda : riflessioni sulla storia naturale, Gould scrive:
"Questa teoria, nota con il termine impronunciabile "l’ontogenesi ricapitola la filogenesi" sosteneva che, nel loro sviluppo embrionale, gli animali più eminenti passassero attraverso una serie di fasi rappresentanti, in sequenza, le forme adulte di creature ancestrali più insignificanti. La ricapitolazione fornì l’obiettivo adatto per il pervasivo razzismo degli scienziati bianchi". 4
Il Professor George Stein, direttore dell’International Security Studies Core at the Air War College, pubblicò un articolo intitolato "Biological Science and the Roots of Nazism" nella rivista "American Scientist". Scrisse: "In pratica, Haeckel e i suoi seguaci darwinisti sociali avanzarono l’idea che sarebbe diventata il presupposto centrale del socialismo nazionale" 5, riassumendo quindi la relazione fatale tra Haeckel, darwinismo sociale e razzismo. 1 Thompson K. S., "Ontogeny and Phylogeny Recapitulated", "American Scientist", vol. 76, May/June 1988, p. 273
2 Francis Hitching, The Neck of the Giraffe: Where Darwin Went Wrong, Ticknor and Fields, New York:,, 1982, p. 204
3 Gould S. J., Questa idea della vita: la sfida di Charles Darwin
4 Gould S. J., Il pollice del panda : riflessioni sulla storia naturale, Mondadori-De Agostani, Novara, 1995
5 Stein G. S., "Biological Science and the Roots of Nazism", "American Scientist", vol. 76, Jan/Feb. 1988, p. 56 |
Il nuovo imperialismo e il darwinismo sociale
Il colonialismo cominciò a espandersi in Europa nel XVI secolo, molto prima di Darwin. Alla stregua del razzismo, però, il colonialismo acquisì forza con la teoria di Darwin, diventando un nuovo obiettivo. Specialmente dopo la rivoluzione industriale, i fini commerciali alimentarono la fame di potere degli stati europei che, alla ricerca di nuovi mercati e di materie prime, presero a sfruttare i paesi di altri continenti. Le iniziative imperialiste del XIX secolo, però, si basavano su altri stimoli ed è questa la ragione per cui si parla di "nuovo imperialismo".
Le idee del darwinismo sociale condizionarono la nuova visione imperialista del mondo, soprattutto l’aspetto della superiorità. Raggirati da questa nuova politica, inglesi, francesi, tedeschi e altre nazioni in combutta fra loro, si precipitarono alla conquista di nuove terre per acquisire il titolo di Nazione più potente nella corsa alla supremazia.
Quadro di Adam Willaerts che ritrae una nave inglese che salpa per le Indie orientali. |
Furono anche spinti dall’idea errata di provare la loro superiorità sulle altre razze. Gli anglosassoni e gli ariani pensarono che fosse un loro diritto naturale quello di poter assumere il controllo su africani, asiatici e australiani, (popolazioni ritenute di "razza inferiore") e di sfruttarne la forza lavoro e le risorse naturali. "L’imperialismo del XIX secolo si sviluppò più come risultato degli obiettivi darwinisti che non per motivi economici".
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Nell’edizione del 1964 dell’Enciclopedia Britannica si legge:
"Questo nuovo periodo di imperialismo alla fine del XIX secolo trovò supporto spirituale nel Bismarckismo e nel darwinismo sociale, in tutte le teorie inneggianti al potere e al successo, che avevano travolto l’Europa [...] Le teorie razziali sembravano dare a questo atteggiamento, contrapposto a tutti i valori di moralità tradizionali [ad ex cristiani], una giustificazione "scientifica" e "naturale", la convinzione di stare quasi diventando la fede dominante del periodo".
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Sopra: P rocessione della famiglia reale inglese in India sotto il controllo del governo coloniale inglese.
Sotto: L’arrivo della forze britanniche per occupare le terre palestinesi sulla scia dell’Imperoottomano. Sotto il governo ottomano la Palestina aveva vissuto nella pace e nella sicurezza per centinaia di anni, ma l’amministrazione coloniale portò con sé caos, conflitto e oppressione.
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Sono in molti i ricercatori e gli autori che concordano che il darwinismo sociale rappresenti la fonte del nuovo colonialismo del XIX secolo. Infatti, in
Darwin and the Darwinian Revolution, la docente di storia, Gertrude Himmelfarb, sullo stretto legame tra razzismo darwinista sociale e imperialismo, afferma:
"Il darwinismo sociale è stato spesso interpretato in questo senso: come una filosofia inneggiante alla competizione, al potere e alla violenza a discapito della convenzione, l’etica e la religione.È divenuto, quindi, un incrocio di nazionalismo, imperialismo, militarismo e dittatura, del culto dell’eroe, del superuomo e della razza suprema".
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Il ben noto storico tedesco Hans-Ulrich Wehler descrive questo aspetto del darwinismo sociale in questi termini:
"[il darwinismo sociale] fece sì che le aspirazioni emancipatrici dei lavoratori e dei coloni venissero ignorate perché ritenute proteste inutili di soggetti inferiori nella lotta all’esistenza.Dotata di un’aura di conoscenza scientifica "inconfutabile", fu questa versatilità di applicazione a dare potere al darwinismo sociale riguardo agli interessi dominanti.In qualità di ideologia, risultò virtualmente ideale per giustificare l’imperialismo, [e] venne tenuta in vita da una schiera di divulgatori nelle nazioni industrializzate".
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Si possono riscontrare idee darwiniste sociali a favore dell’imperialismo tra le righe del libro del generale tedesco Friedrich Von Bernhardi (ormai in pensione)
Britain as Germany’s Vassal, pubblicato nel 1912:
"Nell’interesse della civilizzazione del mondo è nostro dovere allargare l’impero coloniale tedesco.Per fare ciò, possiamo soltanto unire i tedeschi in tutto il mondo a livello politico, o per lo meno nazionale, perché solo allora riconosceranno che la civiltà tedesca è l’elemento fondamentale nel progresso umano.Dobbiamo trovare il modo di conquistare nuovi territori in tutto il mondo con tutti i mezzi in nostro potere, perché dobbiamo preservare alla Germania i milioni di tedeschi che nasceranno in futuro, e dobbiamo provvedere al cibo e al lavoro.Dovranno essere capaci di vivere sotto un cielo tedesco e condurre una vita tedesca.
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La brama di conquistare nuovi territori causò la nascita di conflitti tra gli stessi paesi imperialisti. L’idea dell’esistenza di "razze inferiori", basata sugli errori del darwinismo, portò a crudeltà enormi. Con il pretesto di apportare civiltà alle terre conquistate, gli imperialisti non inflissero altro che dolori e sofferenze.
Darwinismo sociale e conflitti tra razze
Lo scambio culturale tra razze, tribù e nazioni diverse, è uno degli aspetti della loro creazione sulla Terra per volontà di Allah che, nel Corano, rivela di aver creato diverse società umane
"affinché voi conosceste a vicenda". (Surat al-Hujurat, 13)
Stando alla visione del mondo del darwinismo sociale gli esseri umani esistono non per conoscersi ma per lottare. Di conseguenza, l’impulso più importante per il progresso umano è il conflitto fra le razze e le nazioni. Le supposizioni irrazionali del darwinismo sociale indicano che si devono effettuare delle nuove scoperte per risultare vittoriosi nel conflitto tra le razze. Ne risulterà che i "civilizzati" e i "superiori" si classificheranno per primi e l’umanità progredirà. Indicare che si arriverà al progresso uccidendo e massacrandosi a vicenda, perseguitando e opprimendo gli altri non è altro che barbarie.
A volte possono verificarsi problemi e incomprensioni, ma tutte le difficoltà si possono risolvere con mezzi pacifici. Immaginare di risolvere tutto con la violenza rende le difficoltà in questione ancora più insormontabili. Come già detto più volte, è giustificabile che le nazioni prendano delle precauzioni per tutelare gli interessi futuri, ma è illogico e contro ogni buona coscienza attuare una politica che ignori i diritti delle altre nazioni o credere che gli interessi di un Paese si ottengano distruggendo quelli degli altri.
La Guerra Civile americana (1861-1865) tra gli stati del Nord, che chiedevano di abolire la schiavitù, e quelli del Sud che si opponevano. L’idea della superiorità della razza bianca divenne un casus belli e per quattro anni i concittadini combatterono fra loro. Quando vinse il Nord, la schiavitù fu abolita negli USA. |
Gli evoluzionisti d’oggi tentano di far figurare Darwin "umano" e contrario al razzismo ma, in realtà, fu un fautore della lotta tra le razze e avanzò la menzogna che, dal conflitto, sarebbe stata la razza bianca "civilizzata" (secondo la sua opinione) a uscirne vittoriosa. In
L’origine dell’uomo si legge quanto segue:
"Quando le nazioni civilizzate entrano in contatto con i barbari, la lotta è breve, eccetto in quei luoghi dove il clima implacabile gioca a favore degli autoctoni [...] Il loro grado di civilizzazione sembra un elemento molto importante nel successo delle nazioni in competizione".
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Sparsi per il libro si trovano riferimenti al conflitto tra "selvaggi" e "civilizzati" sottolineando che questi ultimi vinceranno sui primi. Basandosi su queste supposizioni del tutto prive di logica, Darwin gettò le basi per il caos e la sofferenza che si sarebbero perpetrati per quasi un secolo.
Molti darwinisti che vennero dopo di lui, trattarono il conflitto razziale come un fatto scientifico. A tal proposito, ricordiamo
National Life from the Standpoint of Science di Karl Pearson, teorico dell’evoluzione del XIX secolo e seguace di Francis Galton, che rivela la visione dei contemporanei sul conflitto interrazziale e le cause celate dietro il nuovo imperialismo. Come altri darwinisti sociali, Pearson affermava che il conflitto razziale fosse necessario e che la lotta all’interno di una singola razza non bastasse per l’evoluzione. Ecco alcune delle sue affermazioni prive di qualsiasi verità scientifica:
"Ciò che ho asserito sul bestiame di bassa qualità, a mio modo di vedere, si addice anche per le razze inferiori dell’uomo.
Per quanti secoli, quante migliaia di anni i cafri o i neri hanno posseduto ampie regioni in Africa senza che i bianchi si intromettessero?Ma le loro lotte intertribali non hanno ancora prodotto una civiltà nemmeno paragonabile a quella ariana.Si può nutrire ed educare il bestiame come si vuole, ma non credo che si possa riuscire a modificarlo.
La storia mi mostra un modo, l’unico modo, in cui si sia formato un alto stato di civilizzazione, ossia tramite la lotta di una razza contro un’altra e la sopravvivenza della razza fisicamente e mentalmente più adatta".68
Affermazioni del genere offrirono all’imperialismo un sostegno presumibilmente scientifico. Gli europei che occupavano il continente africano e gran parte dell’Asia, oltre a perseguitare le popolazioni autoctone, diffondevano l’idea che la loro invasione si basasse sulla legge della natura e che fosse il solo modo per il progresso dell’umanità. (Che queste affermazioni fossero false fu provato in seguito dai progressi successivi nel mondo scientifico). Secondo Pearson le guerre precedentemente condotte in modo inconsapevole, da quel momento dovevano essere dichiarate in maniera consapevole e pianificata:
"Esiste una lotta tra razze e tra nazioni.Ai primordi, si trattava di una battaglia di tribù barbariche condotta in modo cieco e inconsapevole.Oggigiorno, nel caso dell’uomo bianco civilizzato, è divenuto il tentativo sempre più consapevole e ben gestito della Nazione di adattarsi a un ambiente in continua evoluzione.La Nazione deve prevedere come e quando verrà portata avanti la battaglia [...] Vi chiedo di considerare la Nazione come un insieme organizzato in continua lotta con altri paesi attraverso la forza delle armi o processi economici e commerciali.
Vi chiedo di considerare questa battaglia come un bene e non un male; è la fonte del progresso umano di tutta la storia dell’uomo".69
Nel XIX secolo si diffuse in gran parte del mondo l’ idea perversa che il conflitto tra razze e nazioni fosse un cammino verso il progresso e che le altre razze e nazioni, oltre alla propria, fossero "inferiori". Alcuni europei imperialisti si comportarono in modo spietato verso gli abitanti delle terre che conquistavano. Dalle misure adottate, fu evidente che considerassero quella gente debole e inferiore. Li denigravano e si rifiutavano di accettarli come esseri umani che godevano di uguali diritti. Il nuovo imperialismo del XIX secolo fu un’implementazione su scala mondiale del darwinismo sociale.
Una delle ragioni per cui le idee darwiniste ricevettero un supporto così ampio fu il distacco degli europei dell’epoca dai valori morali religiosi che invitano gli uomini a vivere in pace. Allah ha comandato loro di essere tolleranti e di perdonare il prossimo. Rivoluzionare l’ordine del mondo e incitare alla guerra e al conflitto sono mali che, al cospetto di Allah, recano pesanti responsabilità. Nostro Signore ha rivelato di non amare la corruzione e il male inflitto alla gente:
"quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione". (Surat al-Baqara, 205)
Pratiche feroci nelle colonie
Cerimonia militare inglese in India |
Le idee darwiniste degli invasori si trasformarono in politiche contro le popolazioni native. Le amministrazioni le consideravano primitive, forma di vita intermedie e infliggevano loro sofferenza, distruzione e desolazione. Il darwinismo sociale fu uno dei fattori chiave in queste politiche spietate delle nazioni. Come già visto, questi provvedimenti adottati da alcuni paesi, che nella loro ignoranza si reputavano superiori agli altri, acquisirono una falsa legittimazione attraverso il darwinismo sociale. Questi paesi si sentivano giustificati nell’adottare simili politiche che servivano solo ad accrescere la loro avidità e aggressività.
Ne costituiscono un esempio interessante le guerre dell’oppio. La Gran Bretagna cominciò a vendere oppio alla Cina nei primi anni del 1800, sebbene, all’epoca, nel proprio territorio ne proibiva la produzione, la vendita e il consumo. La classe inglese al potere, che proteggeva scrupolosamente la propria gente da questa piaga, riuscì presto a far assuefare i cinesi all’oppio. Dopo che suo figlio morì per eccessivo consumo d’oppio l’imperatore decise di bloccarne l’importazione nel Paese e venne inviato un funzionario del governo, Lin Zenu (Lin Tse-Hsü) a Canton (il porto più grande della Compagnia delle Indie Orientali) per mettere fine al commercio. I mercanti inglesi non accettarono la decisione di buon grado e Zexu fece chiudere i depositi. A questo punto intervenne l’esercito inglese. I cinesi furono costretti ad accettare un trattato umiliante che legittimava il commercio d’oppio in Cina. Lin Zexu venne rimosso dall’incarico e mandato in esilio.
I portoghesi, a loro volta, esercitarono la loro "superiorità" schiavizzando gli autoctoni. Li rapivano dalla loro colonia di Angola e li "spedivano" per mare come lavoratori "contrattati" per cinque anni. "Ma solo in pochi riuscivano a sopravvivere così a lungo da far ritorno in Patria".
70 Nella maggior parte dei territori occupati, i colonizzatori si appropriavano dei territori e delle risorse senza porsi scrupoli e li davano alle compagnie o ai coloni loro connazionali. Non provavano alcuna pietà per la gente che aveva perdeva la propria terra, anzi, ne sfruttavano la forza lavoro, i beni e le risorse minerali.
Dai territori conquistati gli inglesi importavano materie prime quali cotone, tè e minerali che lavoravano in patria per poi rivendere i prodotti ad alto costo nelle colonie. In Inghilterra si lavorava il cotone proveniente dall’India, Paese in cui era proibita la vendita di cotone indiano. In altre parole, potevano utilizzare soltanto il cotone venduto dagli inglesi. L’altra cosa che potevano comprare era il sale, sempre prodotto dagli inglesi.

A sinistra: Principe Edoardo, duca di Windsor, riceve i regali del Maharajah di Koihayur
Sotto: Zulu intrattengono le truppe inglesi che celebrano il compleanno della Regina Vittoria con la corsa al sacco
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In alto: esercito britannico che reprime brutalmente gli indiani che chiedono la libertà
In basso: Un soldato inglese mentre seleziona i soldati dell’esercito indiano.
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Un’altra pratica del nuovo imperialismo consisteva nello sminuire e nel comportarsi in modo irrispettoso nei confronti dei governanti dei paesi colonizzati. Questo fatto era successo anche in passato, dall’epoca di Elisabetta I a Napoleone. L’idea di ritenersi superiori si rafforzò nell’Europa del XIX secolo sfociando nell’ insolenza e nella maleducazione dei governanti verso gli ex leader stranieri.
Gli imperialisti darwinisti giustificavano la loro colonizzazione adducendo pretese di "superiorità" e di "civilizzazione" rispetto alle nazioni conquistate. Secondo queste affermazioni l’ordine della razza superiore doveva diffondersi in tutto il mondo e, per il suo progresso, bisognava far sviluppare quella inferiore. Detto in altri termini, i detentori del potere colonialista dichiaravano di apportare "civilizzazione" alle terre conquistate. Ma le loro pratiche e le politiche non riflettevano in alcun modo il loro essere "ben intenzionati". Oltre alle idee darwiniste sociali, i colonizzatori del XIX e XX secolo portarono caos, conflitti, paura e umiliazione invece di felicità, cultura e civilizzazione. Il male che causarono i colonizzatori è superiore ai benefici che trassero le colonie.
Nel 1827, i francesi occupano l’Algeria. Come parte della mentalità colonialista dell’epoca, per i francesi le altre nazioni erano di seconda classe e costruirono un sistema basato sull’oppressione e la violenza contro gli algerini. Dapprima, bandirono l’istruzione e l’uso della lingua araba. Poi, dal punto di vista economico, l’Algeria venne resa totalmente dipendente dalla Francia. Chi si opponeva veniva massacrato brutalmente. Sotto: immagine che ritrae la tortura e il maltrattamento degli algerini. |
Le parole di Karl Pearson (prive di umanità e compassione) proposte qui di seguito riassumono le idee basate sul darwinismo:
"Quando è in atto, la lotta significa sofferenza, intensa sofferenza; ma quella lotta e quella sofferenza sono stati i mezzi tramite cui l’uomo bianco ha raggiunto l’attuale livello di sviluppo; mostrando come prova che non vive più nelle caverne e non si ciba di radici né di noci.È questa dipendenza del progresso dalla sopravvivenza della razza più adatta, terribilmente empia come potrebbe apparire ad alcuni di voi, a garantire alla lotta per l’esistenza una connotazione accettabile; è un crogiolo incandescente da cui esce il metallo più prezioso.Uno può sperare che arrivi il momento in cui la spada diventi vomere, che i commercianti americani, tedeschi e inglesi smettano di farsi concorrenza nei mercati mondiali per le materie prime o le risorse alimentari che forniscono e che l’uomo bianco e quello nero condividano la terra e la dissodino insieme.Ma credetemi, quando arriverà quel giorno il genere umano non progredirà più, non si potrà far nulla per la fertilità delle razze inferiori, la spietata legge dell’eredità non sarà controllata né guidata dalla selezione naturale.L’uomo si fossilizzerà [...] Il cammino del progresso è cosparso di resti delle nazioni; ovunque vi sono tracce [dei resti massacrati] di razze inferiori e di vittime che non hanno trovato la retta via per la perfezione.Queste persone sono, in verità, i gradini su cui è salito il genere umano verso la vita più intellettuale ed emotivamente più profonda d’oggi."
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Riquadro a sinistra: Nebraska 1919: un gruppo di 5000 bianchi assediano il palazzo di giustizia e catturano un prigioniero nero, lo maltrattarono senza senso, lo uccisero con più di mille spari e poi ne bruciarono il corpo.
Immagine grande: Indiana 1930: due neri, Thomas Sip e Abraham Smith, vengono linciati. Migliaia di bianchi, armati di mazze da baseball, picchiano a morte i due prima di impiccarli. Negli anni ’30 comincia a crescere il Ku Khux Klan. Questi linciaggi sono solo un esempio di centinai di episodi di odio e crudeltà dovuti al razzismo.
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Questa "visione del mondo" secondo cui molti paesi sono inferiori e che considera la sofferenza e la morte necessarie al raggiungimento dell’evoluzione, rappresenta un pericolo per l’umanità. Se gli individui uniscono le proprie forze per rappresentare un’idea come fatto scientifico, non importa quanto questa sia pericolosa, illogica e priva di fondamento scientifico, presto quest’idea, e le rispettive conseguenze, verranno accettate da chi non è abbastanza informato in materia. È questo il vero pericolo che comporta il darwinismo. La gente che ha creduto ai concetti di "lotta per la sopravvivenza" e "conflitto tra razze inferiori e superiori" ha compiuto azioni spietate parandosi le spalle con affermazioni del genere (o hanno taciuto mentre le facevano altri). Il risultato è stata la comparsa di dittatori aggressivi e cruenti quali Hitler, Mussolini e Franco le cui parole venivano applaudite da milioni di individui. E, a causa di quelle ideologie crudeli, decine di milioni di persone hanno vissuto e sono morte nel dolore, nella paura e nella sofferenza.
Darwinismo sociale e guerra
L’idea ingannevole che il conflitto razziale portava al progresso delle nazioni gettò le basi anche per le guerre. Prima della Prima Guerra Mondiale, quando il darwinismo sociale era ampiamente diffuso, la guerra veniva considerata il "mezzo più appropriato" per l’eliminazione dei deboli e l’estirpazione dei "fardelli", la sopravvivenza dei forti e lo sviluppo della razza umana.
Nel corso della storia sono state combattute molte guerre (in genere svolte entro certi limiti e senza ledere i civili), tra gli eserciti dei paesi in contrasto. Quelle dichiarate in nome del darwinismo sociale, invece, avevano come obiettivo i civili con lo scopo di eliminare i cosiddetti "inadatti" e i presunti "inferiori" dalla "popolazione in eccesso".
La teoria darwinista secondo cui il conflitto è parte essenziale della natura umana incoraggia la guerra tra le nazioni. Rimane ovvio l’impatto delle guerre sui civili innocenti è devastante
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Prima della Prima Guerra Mondiale le basi darwiniste della guerra furono descritte in molti libri e discorsi. Richard Milner, redattore della rivista del museo americano di storia naturale,
Natural History, sulle idee bellicose darwiniste degli intellettuali tedeschi dell’epoca scrive: "Durante la Prima Guerra Mondiale, gli intellettuali tedeschi credevano all’onnipotenza irresistibile (Allmacht) della selezione naturale, una legge della natura che li incitava a una sanguinosa battaglia per il dominio.I loro libri di testo militari e politici promuovevano le teorie di Darwin come basi "scientifiche" di una ricerca della conquista del mondo, con il pieno appoggio degli scienziati tedeschi e dei docenti di biologia".
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In quegli anni, chi si dedicò alla propaganda a favore del darwinismo sociale, fu il generale F. von Bernhardi. Nel suo libro
Germany and the Next War, sostiene che il conflitto sia un obbligo biologico e il modo migliore per sbarazzarsi degli inadatti: "La guerra è una necessità biologica di importanza primaria, un elemento regolatore nella vita del genere umano di cui non si può far a meno, poiché, senza, seguirebbe uno sviluppo malsano che escluderebbe ogni forma di progresso della razza e, quindi, una vera civilizzazione".
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La logica darwinista sociale diede vita alla crudeltà delle occupazioni naziste, durante le quali milioni di russi vennero espatriati per lavorare come schiavi e molti altri milioni uccisi senza aver commesso alcun crimine. |
L’idea che la guerra sia un "elemento regolatore" non può essere giustificato in termini logici o razionali e nemmeno con fatti scientifici. La guerra è una forza distruttiva che causa enormi perdite di vite umane e di beni, comportando alla società effetti a cui è difficile porre rimedio.
Nonostante ciò, quelli che ritenevano che la guerra e i massacri fossero requisiti irrinunciabili per la cosiddetta civilizzazione, continuarono a sostenere le proprie idee. Sempre nel libro di Bernhardi si legge:

Il fatto che i giovani siano obbligati a lottare nonostante la sofferenza che comporta la guerra, rappresenta il lato oscuro del darwinismo. |
"La guerra non è soltanto un elemento necessario nella vita delle nazioni, ma anche un fattore indispensabile di cultura in cui un Paese davvero civilizzato trova la più alta espressione di forza e vitalità [...] La guerra offre una scelta biologicamente giusta poiché la sua scelta dipende proprio dalla natura delle cose [...] Non è solo una legge biologica, ma un obbligo morale e, come tale, un indispensabile fattore di civilizzazione".
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È indubbio che uno dei più grandi errori commessi dai sostenitori di queste idee fu quello di ritenere che la guerra fosse compatibile con la natura umana e, pertanto, inevitabile. Secondo questo modo di vedere le cose, più la gente dichiara guerra e più sono il potere e la vitalità che acquisisce. Ma è un’enorme falsità. Allah ha creato gli esseri umani in modo che fossero felici in tempo di pace. Il caos e i conflitti causano tensioni terribili nell’animo umano. In un clima di pace e sicurezza, raggiungere un progresso sociale, economico e culturale è più veloce. Nel suo libro
Darwin and the Darwinian Revolution, Gertrude Himmelfarb commenta:
"Per il generale [Bernhardi] i bisogni della guerra venivano per primi e, in seguito, le imprese imperialiste e gli esperimenti nazionalisti.Secondo altri valeva il contrario: le aspirazioni imperialiste e nazionaliste si portavano al seguito guerra e militarismo.Ma c’era anche chi optava per le virtù della guerra senza l’onere del militarismo o del nazionalismo; questo è il darwinismo sociale nella sua forma più pura e più disinteressata".
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Sir Arthur Keith, antropologo evoluzionista e biografo di Darwin, ammise apertamente di essere a favore della guerra. Sebbene personalmente amasse l’idea di pace, temeva i risultati di una sua applicazione alla . Inoltre, predisse che dopo 500 di pace il mondo si sarebbe trasformato in un "frutteto che per intere stagioni non ha conosciuto il potatoio e che per un’infinità di anni è insorto con una fitta vegetazione ".
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Le parole di Keith indicano quanto le idee di Darwin rendano cattive le persone. Keith credeva che il mondo dovesse essere "potato" di tanto in tanto, che quegli elementi che rallentavano il rafforzamento del mondo dovevano essere tagliati fuori e gettati via. Stava apertamente supportando la violenza. Il "potare" a cui si riferiva Keith era la guerra e quelli che morivano (che secondo lui andavano gettati via), erano gli uomini, le donne e i bambini indifesi. I fautori delle menzogne del darwinismo non provavano alcuna compassione per quei poveri innocenti. La teoria, secondo cui andavano eliminati i deboli con lo scopo di rafforzare e sviluppare la razza bianca, portò ad atrocità mai viste prima.
Fintanto che non patiscono la guerra, i popoli non possono mai rendersi conto quali disastri comporta. Non si deve mai dimenticare che la guerra dissemina dolore, perdite e sofferenza a milioni di innocenti. Il modo per costruire un mondo senza guerra né conflitti, pieno di pace e sicurezza è quello di sradicare le ideologie in contrasto con i valori morali religiosi comandati da Allah. |
Il darwinismo sociale è una delle ragioni che hanno portato alle guerre, al conflitto e ai massacri che sono continuati senza tregua dal XIX secolo. Come risultato dei costanti appelli di guerra, anche chi non sapeva nulla del darwinismo sociale, cadde vittima del suo maleficio.
Afroamericani linciati nel 1906.
Fintanto che non prevarranno l’amore di Allah, i sentimenti di compassione, solidarietà per gli esseri umani che Lui ha creato, l’umanità continuerà a vivere simili tragedie.
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Nei primi anni del XX secolo, a pensare che la guerra fosse essenziale non era solo un gruppo marginale di ideologi, ma un gran numero di giornalisti, accademici, politici e funzionari statali.
77 Queste categorie spalleggiavano l’eliminazione di donne, bambini, anziani e bisognosi e incitavano lo schieramento di giovani vite sul campo di battaglia per il "beneficio dell’umanità".
Anche le alte sfere condividevano questi ideali. Ad esempio, il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg concordava con l’idea, comune tra il ceto medio prima che scoppiasse la Prima Guerra Mondiale, che il conflitto tra slavi e teutoni fosse inevitabile.
78 È ben noto che anche il Kaiser la pensasse così. Molti storici ritengono che la guerra vista come fattore inevitabile e utile per sbarazzarsi delle razze inferiori fu una delle cause principali dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Anche il filosofo Friedrich Nietzsche fu uno dei più grandi sostenitori del darwinismo sociale in Germania. Secondo lui, il sistema sociale ideale doveva basarsi sul conflitto armato: "L’uomo verrà addestrato alla guerra e la donna per trastullare il guerriero, tutto il resto è follia".
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Per Nietzsche la vita consisteva nel fare la guerra e la guerra racchiudeva tutto.
Hitler, darwinista sociale fanatico e grande ammiratore sia di Darwin che di Nietzsche, mise in pratica le sue idee bellicose. Fondendo idee militariste e teoria dell’evoluzione, affermò:
"Tutta la natura è una continua lotta tra forza e debolezza ed eterna vittoria dei forti sui deboli".
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Il XX secolo, dominato dalla filosofia darwinista sociale, è passato alla storia come un secolo di guerra e conflitto. Per decenni, le espressioni di sofferenza non hanno mai lasciato i volti di milioni di persone. |
Queste idee lanciate da Hitler e da altri come lui erano il prodotto di una terribile ignoranza. Coloro che immaginavano che con la teoria dell’evoluzione stessero fondando il loro pensiero militaristico e aggressivo su una base scientifica, non facevano altro che raggirare se stessi. Indussero decine di migliaia di persone a seguirli e a disseminare il mondo di terrore in modo mai visto prima.
In un articolo intitolato "The Philosophy and Morals of War", Max Nordau (uno dei leader del movimento sionista), identifica Darwin come uno dei principali sostenitori della guerra:
"Darwin è stata la più grande autorità di tutti i fautori della guerra. Con la promulgazione della teoria dell’evoluzione, essi possono coprire la loro barbarie con il nome di Darwin e proclamare i sanguinari istinti dell’intimo dei loro cuori come l’ultima parola della scienza".
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In
Darwin, Marx, Wagner: Critique of a Heritage, Jacques Barzun, insegnante di storia alla Columbia University afferma che Darwin attizzò i fuochi del militarismo ovunque:
"La guerra divenne il simbolo, l’immagine, lo stimolo, la ragione e il linguaggio di tutte le azioni umane sul pianeta. Chi non ha letto una ragguardevole porzione di letteratura del periodo 1870-1914 non ha idea di cosa scateni un lungo incitamento al sangue [...]I militaristi della seconda metà del secolo poetizzavano la guerra e se ne beavano al solo pensiero.Con relativa impunità per se stessi, davano per scontato che tutte le lotte della vita dovessero essere lotte per la vita e la morte dei perdenti, lo scopo "naturale".
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Nello stesso libro Barzun descrive come l’Europa, in particolare, cadde sotto l’influenza dei fautori militaristici e razzisti del darwinismo:
"Tra il 1870 e il 1914 in ogni Paese europeo ci fu un partito di guerra propenso agli armamenti, un partito individualista propenso alla competizione efferata, un partito imperialista propenso alla libertà di azione contro la gente arretrata, un partito socialista propenso al potere e un partito razzista propenso all’epurazione degli stranieri (tutti, una volta falliti gli appelli alla gloria e all’avidità, o persino prima, invocarono Spencer e Darwin, cioè scienza personificata) [...] La razza era biologica, sociologica; darwiniana."
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In tempo di guerra, a soffrire non sono solo i civili. I soldati costretti a lottare come risultato di una filosofia che non ha inflitto altro che sangue e dolore nel mondo, fanno parte anch’essi del lato crudele della guerra. |
Questi inganni, identificati e descritti da molti accademici, spiegano la storia delle guerre, dei massacri e del genocidio del XX secolo.
Al cospetto di Allah la superiorità sta nella devozione, non nella razza
Una cattiveria simile non è da attribuire solo ai nazisti. Il razzismo, infatti, ha causato catastrofi terribili in molte parti del mondo. Centinaia di migliaia di persone furono considerate inutili, vennero umiliate e forzate ad abbandonare le proprie case. Vennero schiavizzate, uccise o lasciate morire, trattate come animali e utilizzate come cavie da laboratorio. In questo libro sono riportati solo pochi esempi di crudeltà e violenza rispetto a tutti quelli documentati nella storia.
Studenti bianchi attaccano un avvocato nero.
Il razzismo è causa di rabbia, odio, aggressione e conflitto. Quegli studenti sono così lontani dal sentimento di umanità da uccidere un innocente solo per il colore della pelle. Vivono, consapevolmente o inconsapevolmente, sotto l’influenza del darwinismo. In alto: Alabama 1930: un passeggero di autobus. Sul retro del veicolo c’era una parte riservata ai neri chiamata "passeggeri di colore".
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"[...]Aiutatevi l'un l'altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione. Temete Allah[...]" (Surat al-Ma’ida, 2)
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Innanzitutto va accuratamente esplicata la struttura sociale prevista dal darwinismo. Al pari delle altre teorie materialiste, il darwinismo sociale, secondo cui le persone sono creature egoiste che vivono solo per i propri interessi e che sono responsabili solo verso se stesse, non potrà mai apportare giusti valori morali o felicità agli individui o all’intera società. Affinché ciò avvenga, la gente deve abbandonare i propri desideri egoistici. I valori morali religiosi, come comandato da nostro Signore, ci insegnano come fare. Il Corano ci rivela la responsabilità verso Allah e i valori morali da seguire per ricevere la Sua approvazione.
Se si ha fede nei comandamenti di Allah e nel libro da Lui rivelatoci, proveremo compassione e affetto verso gli altri.
Chi ama e teme Allah e osserva i Suoi comandamenti, vede le altre persone come esseri creati da Lui e non fa alcuna distinzione di razza, nazionalità, colore o lingua. Vede in ogni essere umano bellezza creata da Lui e se ne rallegra. La sua fede lo fa amare, lo fa essere compassionevole protettivo. Ma, purtroppo, chi è stato irretito dalle falsità del darwinismo guarda le altre razze e nazioni dall’alto e si sente giustificato nell’opprimerle ed eliminarle, dilagando tensioni, malcontento e paura. Il razzismo e l’imperialismo del XIX e XX secolo sono il risultato di questa visione del mondo darwinista.
Nel Corano Allah ha proibito la discriminazione razziale e ha rivelato che, al Suo cospetto, è superiore chi ha fede e Lo teme:
" O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato". (Surat al Hujurat, 13)