"Il Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti per approfittare della debolezza di una parte: sgozzava i loro figli maschi e lasciava vivere le femmine. In verità era uno dei corruttori" (Surat al-Qasas, 4)
"Non son forse migliore di questo miserabile che sa appena esprimersi?" (Surat az-Zukhruf, 52)
"Cercò così di confondere il suo popolo ed essi gli obbedirono[...]" (Surat Az-Zukhruf, 54)
"E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l'erede degli Orienti e degli Occidenti della terra che abbiamo benedetta [...]"(Surat al-A'raf, 137)
Nel XIX secolo, tuttavia, queste pratiche malefiche acquisirono una nuova dimensione. Le politiche e i provvedimenti che fino a quel momento erano stati ritenuti crudeli, improvvisamente cominciarono a essere giustificati perché trattavasi di "pratiche scientifiche basate su fatti della natura". Cosa ha reso giustificabili queste forme di efferatezza così all’improvviso?
Darwin avanzò la propria teoria dell’evoluzione nel libro L’origine delle specie pubblicato nel 1859. Si tratta di congetture sull’origine della vita (prive di alcun fondamento scientifico, che hanno portato a una visione del mondo più ingannevole), di una filosofia distorta che nega l’esistenza di Dio e che concepisce il "caso" come forza creativa (dietro tutto questo c’è Allah!). La concezione che l’uomo sia una sorta di animale e che la vita sia una sfera di lotta e competizione feroce venne accettata come verità scientifica.
Darwin fu il primo a sviluppare questa teoria, avanzata come risultato delle interpretazioni primitive del XIX secolo della scienza. Circa 50 anni prima, nel 1798, Thomas Malthus, nel suo libro Saggio sul principio di popolazione, aveva proposto una serie di idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Secondo questo studio, che adesso è stato provato non aver alcun valore scientifico, la popolazione cresceva molto più rapidamente delle risorse alimentari e, pertanto, si doveva tenerne sotto controllo l’aumento. Malthus asseriva che le guerre e le epidemie fungono da freni "naturali" e che sono vantaggiose per le popolazioni. Fu il primo a parlare di "lotta alla sopravvivenza". Stando alla sua tesi, lontana anni luce dai valori di umanità, i poveri non devono essere tutelati ma, anzi, devono essere lasciati nelle peggiori condizioni possibili e si deve impedire che si riproducano in modo da poter garantire alle classi benestanti una quantità di cibo sufficiente (per ulteriori dettagli andare al Capitolo 2 "La Storia della crudeltà, da Malthus a Darwin"). Di certo, chiunque abbia una coscienza e un minimo di buon senso si opporrebbe a questa crudele barbarie. Nonostante i valori morali religiosi prevedano che si dia una mano ai poveri e ai bisognosi, Malthus (e i suoi seguaci) affermavano che si dovevano lasciar morire senza alcuna pietà.
Herbert Spencer, sociologo e filosofo inglese, fu il primo di una lunga serie ad adottare e sviluppare queste idee disumane. Difatti, è sua la "sopravvivenza dei più adatti", definizione che riassume le affermazioni principali del darwinismo. Spencer dichiarò che gli "inadatti" dovevano essere eliminati e, a tal proposito, scrisse:
Secondo la sua opinione, i poveri, gli ignoranti, gli infermi, gli storpi e i falliti dovevano morire tutti e tentò di intromettersi nella politica per evitare che venissero emanate leggi a tutela dei poveri.
Non aveva la benché minima pietà per la gente che ispira sentimenti di compassione e protezione e, proprio alla stregua Malthus, cercò dei modi per sbarazzarsene. In Social Darwinism in American Thought, lo storico americano Richard Hofstadter commenta quanto segue:
"Spencer deplorò non solo le leggi per i poveri, ma anche l’istruzione a spese dello stato, la sorveglianza sanitaria oltre che la soppressione dei molesti, la regolamentazione delle condizioni abitative e persino la tutela statale degli ignoranti contro i medici ciarlatani".2
Fortemente influenzato dalle crudeli visioni del mondo di Spencer e Malthus, in L’origine della specie Darwin avanzò la tesi che le specie si sono evolute per mezzo di una selezione naturale. Darwin non era uno scienziato e il suo interesse verso la biologia era di tipo amatoriale. Nei primitivi microscopi della sua epoca, le cellule non sembravano altro che macchie confuse e le leggi biologiche dell’ereditarietà non erano state ancora scoperte. Stando alla teoria, sviluppata su una conoscenza scientifica davvero limitata e in condizioni inadeguate, la natura "seleziona"sempre i più adatti e la vita si sviluppa di conseguenza. Fondata su basi del tutto errate sin dall’inizio, la teoria prevedeva che la vita fosse data dal caso. Darwin, pertanto, rifiutava il fatto che l’avesse creata Dio (dietro tutto questo c’è senz’altro Allah!). Dopo L’origine della specie Darwin iniziò ad adattare la sua teoria non scientifica agli essere umani in L’origine dell’uomo, in questo libro spiega come le razze cosiddette arretrate si sarebbero estinte entro breve, mentre invece quelle più avanzate si sarebbero sviluppate e progredite. Quest’opera, il suo adattare la teoria dell’evoluzione agli essere umani e altri suoi scritti determinarono la nascita del darwinismo sociale.
L’affermazione erronea di Darwin secondo cui si devono opprimere i deboli e gli inermi, appoggiata dalla sua teoria non scientifica, è uno dei fattori principali della diffusione della disuguaglianza e dell’ingiustizia. |
Il darwinismo sociale divenne presto un mezzo di autodifesa per razzisti, imperialisti, fautori di un’ingiusta competizione in nome del capitalismo e per i governanti che non avevano adempiuto alla responsabilità di proteggere i poveri e i bisognosi. I darwinisti socialisti tentarono di far passare come legge naturale l’oppressione dei deboli, dei poveri e delle cosiddette razze "inferiori", l’eliminazione degli invalidi da parte dei forti, la sottomissione delle piccole imprese da parte di quelle grandi, dando adito a pensare che quello fosse l’unico modo per far progredire l’umanità. Cercarono di giustificare tutte le ingiustizie perpetrate nel corso della storia con spiegazioni scientifiche. La mancanza di coscienza e di compassione del darwinismo sociale venne descritta come una legge della natura e la strada principale per arrivare alla cosiddetta evoluzione.
In particolare, per giustificare a modo loro il clima di competizione incontrollata che avevano stabilito, diversi capitalisti americani si servirono delle citazioni di Darwin. Ma non si trattava altro che di un enorme raggiro, stavano mentendo spudoratamente. Ad esempio, Andrew Carnegie, uno dei maggiori capitalisti e uno di quelli coinvolti nella falsità, in un suo discorso del 1889 affermò:
"Il prezzo la società che paga per la legge della competizione, così come il prezzo che paga per i comfort economici e per i beni di lusso, è alto; ma i vantaggi di questa legge sono maggiori dei suoi costi - ed è a questa legge che dobbiamo in nostro meraviglioso sviluppo materiale, che porta con sé condizioni ottimizzate... Mentre per gli individui questa legge può essere dura, per la razza è un bene poiché assicura la sopravvivenza ai più adatti in ogni settore. Accettiamo e sosteniamo, quindi, come condizioni a cui dobbiamo adeguarci, la grande disuguaglianza dell’ambiente, la concentrazione di affari, industriali e commerciali, nelle mani di pochi; e la legge della competizione tra questi, non soltanto come vantaggioso, ma essenziale per il futuro progresso della razza".3
Stando al darwinismo sociale l’unico obiettivo della razza è il proprio sviluppo fisico, economico e politico. La felicità dell’individuo, il benessere, la pace, la sicurezza sembrano non avere alcuna importanza. Non si prova alcun tipo di compassione verso chi soffre e chi implora aiuto, verso chi non può provvedere ai figli, ai genitori anziani e alle famiglie senza alloggio, cibo e medicine, verso i poveri e gli inermi. Secondo questa visione contorta anche un povero ma onesto cittadino non ha alcun valore e la sua morte va a beneficio dell’umanità. Mentre invece una persona ricca ma moralmente corrotta viene ritenuta "importante" per il "progresso della razza" e, a prescindere dalle condizioni, è considerata inestimabile. Questa logica spinge i sostenitori del darwinismo sociale verso un crollo morale e spirituale. Nel 1870, William Graham Sumner, un altro darwinista sociale, proclamò quest’altro concetto immorale:
" [...] non possiamo esimerci da questa alternativa: libertà, disuguaglianza, sopravvivenza dei più adatti; non-libertà, uguaglianza, sopravvivenza dei non adatti. I primi mandano avanti la società e avvantaggiano i membri migliori, gli ultimi fanno sprofondare la società avvantaggiandone i membri peggiori".4
I nazisti dapprima sterilizzarono i bambini con malattie mentali o ereditate e poi cominciarono a inviarli nelle camere a gas. Anche i bambini mutilati divennero vittime dell’eugenetica. |
Il movimento eugenetico, capeggiato da Francis Galton, risultò un altro prodotto disastroso del darwinismo sociale. Credendo che lo sviluppo umano potesse accelerarsi, i suoi seguaci sostenevano che fosse necessaria una selezione umana per sveltire quella naturale. Inflissero la sterilizzazione obbligatoria ai soggetti "inutili" in molti ppaesi, dall’America alla Svezia: considerati meno che umani, centinaia di migliaia furono operati contro la loro volontà senza la consapevolezza o il permesso delle famiglie. L’attuazione più crudele dell’eugenetica si verificò in Germania dove i nazisti, innanzitutto, sterilizzarono storpi, malati mentali e soggetti affetti da malattie ereditarie e poi, non contenti di ciò, cominciarono ad assassinarli in massa. Centinaia di migliaia di persone vennero condannate a morte solo perché anziane o mutilate.
Una tale crudeltà non può assolutamente trovare posto nella moralità religiosa. Allah ha comandato alle persone di proteggere e assistere i bisognosi. Soddisfare le esigenze dei poveri, trattare gli invalidi con affetto e compassione e rispettarne i diritti, assicurare collaborazione e solidarietà nella società sono tutti valori dell’etica religiosa. Chi ignora i valori morali di Allah avvia se stesso e la società in cui vive verso la rovina.
Un'altra catastrofe alla quale il darwinismo sociale adduce una presunta giustificazione è il colonialismo. Gran parte dei governanti degli Stati coloniali tentarono di giustificare lo sfruttamento selvaggio delle popolazioni native con tesi darwiniste del tutto prive di validità scientifica o consistenza logica. Ritenevano che "le razze inferiori" dovessero essere tenute sotto controllo da quelle "superiori" poiché questo voleva la natura, e fondarono le loro politiche su queste presunte basi scientifiche.
Sfruttando la logica del darwinismo sociale, i combattenti delle due guerre mondiali tentarono di far figurare la guerra come un evento inevitabile e l’assassinio di innocenti e poveri, la distruzione delle loro case, attività e capi di bestiame, l’abbandono forzato per milioni di persone di case e terreni, l’omicidio di neonati e bambini, come modi per garantire il progresso umano.
In conclusione, il darwinismo sociale fu la causa che costò milioni di vite nel XIX e XX secolo. Con esso, molti mali persistiti nei secoli acquisirono una presunta giustificazione scientifica, a prova di ciò, in L’intelligenza e pregiudizio, l’ultimo paleontologo evoluzionista, Stephen Jay Gould, su L’origine della specie di Darwin sostiene quanto segue:
L’origine dell’uomo di Darwin |
Moral Darwisnism di Benjamin Wilker |
Benjamin Wiker è docente di teologia e scienze alla Franciscan University e autore di Moral Darwinism: How We Became Hedonists. In un’intervista ha dichiarato che Darwin fu il primo darwinista socialista e, che piaccia o no, quando si legge L’origine dell’uomo si evince che lo stesso Darwin fu il primo darwinista sociale e padre del movimento eugenetico moderno. Il darwinismo sociale e l’eugenetica sono scaturiti direttamente dal suo principio di selezione naturale:
"Ritengo che il vero motivo per cui la gente sia contraria a chi collega il darwinismo a cose come l’eugenetica si debba al fatto che quella stessa gente non vuole che la teoria venga infamata da implicazioni morali. Ma le implicazioni sono là, non solo nel testo, ma come evidenziato negli effetti sociali e morali che il darwinismo ha avuto da quando è apparso un secolo e mezzo fa".7
La percezione della guerra, come mezzo necessario per il progresso delle razze o delle nazioni, è uno dei risultati della filosofia darwinista che ha apportato tale distruzione. Strade francesi distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le più sanguinose mai viste. |
Come si vedrà nei prossimi capitoli, da quanto espresso e dichiarato da Darwin si deduce che sia stato lui a ingenerare il darwinismo sociale. Gli evoluzionisti moderni stentano ad accettare questa opinione per via dei terrificanti effetti del darwinismo sociale nel XX secolo. Il fatto è che la competizione, il razzismo e la discriminazione (elementi fondamentali del darwinismo sociale) stanno alla base anche della teoria dell’evoluzione. Che gli evoluzionisti la accettino o meno, la realtà dei fatti è che queste sono le conseguenze di aver adottato il darwinismo. Qualsiasi teoria che affermi che gli esseri umani sono frutto del caso e forme più avanzate rispetto agli animali, che alcune razze sono meno sviluppate di altre e, pertanto, più vicine agli animali e che l’umanità può progredire attraverso l’oppressione dei deboli per mano dei forti, inevitabilmente avrà delle tragiche conseguenze.
L’apparente rifiuto del darwinismo sociale da parte degli evoluzionisti non è una soluzione. La nostra speranza è che coloro che sono stati ingannati dalla teoria arrivino ad accettare che la teoria dell’evoluzione è scientificamente un fallimento.
I microscopi primitivi dell’epoca di Darwin davano l’impressione che le cellule fossero semplicemente una struttura semplice di protoplasmi indifferenziati. |
I microscopi moderni hanno mostrato quanto sia davvero complessa e perfetta la struttura della cellula. |
Uno dei più grandi errori del darwinismo sociale fu il tentativo di applicare la teoria alla sfera sociale. Un altro errore fu quello di associare le leggi della natura agli esseri umani che Allah ha creato con coscienza, ragione, consapevolezza e capacità di giudizio. Pertanto, contrariamente a quanto i darwinisti sociali affermano, le leggi della giungla non riguardano gli esseri umani e ognuno è responsabile dell’esercizio delle proprie capacità nel corso della vita. Allah ha stabilito per gli esseri umani un arco di tempo limitato. Quando sopraggiunge la morte, gli individui risuscitano nell’Inferno o nel Paradiso in base al proprio comportamento adottato nella vita terrena.
Nella natura accade che, quando non riescono ad adattarsi alle condizioni prevalenti, gli esseri viventi muoiono o si estinguono. Ad esempio, un coniglio dal pelo nero in una foresta ricoperta di neve risulta una facile preda per le volpi. Tuttavia, al contrario di quanto i darwinisti vorrebbero farci credere, il fatto che i conigli dal pelo nero muoiano non implica la nascita di una nuova specie dal pelo più chiaro. Inoltre, gli animali sono molto diversi dagli esseri umani perché, per vivere, non devono adattarsi alle condizioni naturali. Noi umani abbiamo i mezzi per cambiare ciò che ci circonda rispetto ai nostri bisogni ed esigenze. Difatti, adattiamo le costruzioni, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento e il modo di vestirci in base al clima in cui viviamo. Nelle società umane non esiste una selezione naturale poiché la ragione e le capacità degli esseri umani prevengono tale processo.
Se i bisognosi di una società vengono maltrattati e abbandonati a loro stessi, si vengono a creare tensioni e collere, salvo che non prevalgano la pazienza e il perdono incoraggiati dai valori morali. |
Questi errori portarono i darwinisti sociali a guardare le società da una prospettiva disumana. Un esempio importante di questa prospettiva, priva di ragione e coscienza, è stato quello di pensare che abbandonare a se stessi i deboli, i bisognosi, gli inermi e i disabili possa fa progredire le società. Il fatto è che questo rifiuto egoistico sfocia nella rovina, non nel progresso. Coloro che, secondo il darwinismo, dovrebbero essere trascurati e lasciati negletti sono esseri umani dotati di coscienza, pensiero e ragione. Abbandonati all’ingiustizia e alla crudeltà (a meno che non possiedano le virtù della pazienza, del perdono e della comprensione impartiti dai valori morali religiosi) potrebbero provare rabbia e odio per coloro che infliggono loro simili trattamenti e, come mostrano i fatti recenti, ricorrere alla violenza che, a sua volta, può sfociare nel conflitto e nel caos. Il risultato di tutti i mezzi materiali e spirituali adoperati per risolvere i conflitti sarà un regresso in tutte le sfere (dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla scienza).
La pratiche darwiniste sociali inflitte all’umanità: odio, rabbia, conflitto, omicidio e guerra. |
Inoltre, uccidere i malati o gli invalidi in nome dell’eugenetica non solo è un atto brutale ma non contribuisce in alcun modo al progresso sociale. Accettare ciò causerebbe un’enorme perdita che porterebbe la società alla rovina. Oggigiorno circa il 6% della popolazione mondiale (mezzo miliardo di persone, davvero un gran numero) è disabile. Ciò significa che ognuno perderebbe un membro della propria famiglia o un conoscente e che ne avrebbe contribuito alla morte. Si aprirebbero delle ferite spirituali che causerebbero seri danni al benessere psicologico della gente. La degenerazione e la depressione sarebbero alla base di società in cui le madri non crederebbero ai figli, i figli alle madri o i fratelli fra loro, società in cui si potrebbe uccidere in qualsiasi momento. Ad ogni modo, una società che uccide le persone solo perché disabili è sintomo di un devastante crollo morale, di una perdita di tutti i valori e dell’umanità. Senza dubbio, parlare di raggiungere il progresso per mezzo di omicidi denota la presenza di seri problemi mentali e psicologici.
A soffrire di più sarebbero i condannati all’"eliminazione" e quella sofferenza darebbe origine a ferite profonde nelle coscienze degli altri.
Come si mostrerà nelle prossime pagine, il darwinismo sociale ha tentato di applicare alle società la teoria dell’evoluzione (anch’essa basata su interpretazioni scientifiche piuttosto arretrate) ma la sua concezione del mondo è in assoluto contrasto con la natura umana. Una volta messa in pratica, sminuisce l’umanità e la spinge verso la depressione e il caos, apportando odio che, a sua volta, sfocia nel conflitto, nella guerra e nei delitti. Il darwinismo sociale raggiunse l’apice nella seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX, ma se ne possono riscontrare gli effetti anche al giorno d’oggi. In nome della "psicologia evolutiva" e del "determinismo genetico" sono ancora in atto dei tentativi per stimare gli effetti degli errori del darwinismo sulla società. Con il fine di proteggere il XXI secolo da ulteriori catastrofi, si devono rivelare i pericoli del darwinismo sociale in tutti i loro aspetti e si deve avvertire il mondo intero che non esiste alcuna prova scientifica della teoria su cui si basa questa filosofia.
Se si vuole evitare di ricadere nella sofferenza del secolo scorso, e se questo deve essere un XXI secolo di pace, allora si deve avvertire la gente del pericolo e delle menzogne del darwinismo. |