IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

Darwinismo sociale

La disuguaglianza razziale, la discriminazione etnica, la concorrenza sleale, l’oppressione dei poveri, lo sfruttamento dei deboli e l’idea che la ragione sia sempre del più forte, sono mali che le società hanno patito nel corso della storia. Migliaia di anni fa, ad esempio, all’epoca del profeta Mosè (pscl) il Faraone si reputava superiore rispetto a chiunque altro per via del suo benessere e dell’esercito al suo servizio. Questa sua alterigia gli fece disconoscere i profeti Mose e Aaron  (la pace sia con loro) che cercò persino di far ammazzare, nonostante dicessero la verità. Il faraone mise in atto anche politiche discriminatorie: suddivise il suo popolo in classi, definendo alcuni "inferiori" e inflisse numerose torture agli Israeliti uccidendo gli adulti maschi con lo scopo di estinguerne la razza. Sulle perversioni del faraone il Corano riporta quanto segue:
"Il Faraone era altero sulla terra; divise in fazioni i suoi abitanti per approfittare della debolezza di una parte: sgozzava i loro figli maschi e lasciava vivere le femmine. In verità era uno dei corruttori" (Surat al-Qasas, 4)

"Non son forse migliore di questo miserabile che sa appena esprimersi?" (Surat az-Zukhruf, 52)
"Cercò così di confondere il suo popolo ed essi gli obbedirono[...]" (Surat Az-Zukhruf, 54)
"E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l'erede degli Orienti e degli Occidenti della terra che abbiamo benedetta [...]"(Surat al-A'raf, 137)
Quella dell’antico Egitto non fu affatto l’unica società estremista in cui il potere era un diritto, gli essere umani furono suddivisi in classi e gli "inferiori" vennero oppressi e maltrattati. Esistono numerosi esempi di regimi del genere, senza escludere l’attualità.

Nel XIX secolo, tuttavia, queste pratiche malefiche acquisirono una nuova dimensione. Le politiche e i provvedimenti che fino a quel momento erano stati ritenuti crudeli, improvvisamente cominciarono a essere giustificati perché trattavasi di "pratiche scientifiche basate su fatti della natura". Cosa ha reso  giustificabili queste forme di efferatezza così all’improvviso?

Darwin avanzò la propria teoria dell’evoluzione nel libro L’origine delle specie pubblicato nel 1859. Si tratta di congetture sull’origine della vita (prive di alcun fondamento scientifico, che hanno portato a una visione del mondo più ingannevole), di una filosofia distorta che nega l’esistenza di Dio e che concepisce il "caso" come forza creativa (dietro tutto questo c’è Allah!). La concezione che l’uomo sia una sorta di animale e che la vita sia una sfera di lotta e competizione feroce venne accettata come verità scientifica.

Darwin fu il primo a sviluppare questa teoria, avanzata come risultato delle interpretazioni primitive del XIX secolo della scienza. Circa 50 anni prima, nel 1798, Thomas Malthus, nel suo libro Saggio sul principio di popolazione, aveva proposto una serie di idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà. Secondo questo studio, che adesso è stato provato non aver alcun valore scientifico, la popolazione cresceva molto più rapidamente delle risorse alimentari e, pertanto, si doveva tenerne sotto controllo l’aumento. Malthus asseriva che le guerre e le epidemie fungono da freni "naturali" e che sono vantaggiose per le popolazioni. Fu il primo a parlare di "lotta alla sopravvivenza". Stando alla sua tesi, lontana anni luce dai valori di umanità, i poveri non devono essere tutelati ma, anzi, devono essere lasciati nelle peggiori condizioni possibili e si deve impedire che si riproducano in modo da poter garantire alle classi benestanti una quantità di cibo sufficiente (per ulteriori dettagli andare al Capitolo 2 "La Storia della crudeltà, da Malthus a Darwin"). Di certo, chiunque abbia una coscienza e un minimo di buon senso si opporrebbe a questa crudele barbarie. Nonostante i valori morali religiosi prevedano che si dia una mano ai poveri e ai bisognosi, Malthus (e i suoi seguaci) affermavano che si dovevano lasciar morire senza alcuna pietà.

Herbert Spencer, sociologo e filosofo inglese, fu il primo di una lunga serie ad adottare e sviluppare queste idee disumane. Difatti, è sua la "sopravvivenza dei più adatti", definizione che riassume le affermazioni principali del darwinismo. Spencer dichiarò che gli "inadatti" dovevano essere eliminati e, a tal proposito,  scrisse:
"Se sono sufficientemente idonei per vivere, vivono, ed è un bene che vivano. Se non sono sufficientemente idonei per vivere, muoiono, ed è meglio che muoiano".1

Secondo la sua opinione, i poveri, gli ignoranti, gli infermi, gli storpi e i falliti dovevano morire tutti e tentò di intromettersi nella politica per evitare che venissero emanate leggi a tutela dei poveri.

Non aveva la benché minima pietà per la gente che ispira sentimenti di compassione e protezione e, proprio alla stregua Malthus, cercò dei modi per sbarazzarsene. In Social Darwinism in American Thought, lo storico americano Richard Hofstadter commenta quanto segue:

"Spencer deplorò non solo le leggi per i poveri, ma anche l’istruzione a spese dello stato, la sorveglianza sanitaria oltre che la soppressione dei molesti, la regolamentazione delle condizioni abitative e persino la tutela statale degli ignoranti contro i medici ciarlatani".2

Fortemente influenzato dalle crudeli visioni del mondo di Spencer e Malthus, in L’origine della specie Darwin avanzò la tesi che le specie si sono evolute per mezzo di una selezione naturale. Darwin non era uno scienziato e il suo interesse verso la biologia era di tipo amatoriale. Nei primitivi microscopi della sua epoca, le cellule non sembravano altro che macchie confuse e le leggi biologiche dell’ereditarietà non erano state ancora scoperte. Stando alla teoria, sviluppata su una conoscenza scientifica davvero limitata e in condizioni inadeguate, la natura "seleziona"sempre i più adatti e la vita si sviluppa di conseguenza. Fondata su basi del tutto errate sin dall’inizio, la teoria prevedeva che la vita fosse data dal caso. Darwin, pertanto, rifiutava il fatto che l’avesse creata Dio (dietro tutto questo c’è senz’altro Allah!). Dopo L’origine della specie Darwin iniziò ad adattare la sua teoria non scientifica agli essere umani in L’origine dell’uomo, in questo libro spiega come le razze cosiddette arretrate si sarebbero estinte entro breve, mentre invece quelle più avanzate si sarebbero sviluppate e progredite. Quest’opera, il suo adattare la teoria dell’evoluzione agli essere umani e altri suoi scritti determinarono la nascita del darwinismo sociale.



L’affermazione erronea di Darwin secondo cui si devono opprimere i deboli e gli inermi, appoggiata dalla sua teoria non scientifica, è uno dei fattori principali della diffusione della disuguaglianza e dell’ingiustizia.

A portare avanti queste idee furono i suoi fedeli seguaci. Tra i più eminenti ricordiamo Herbert Spencer e Francis Galton, cugino di Darwin, in Gran Bretagna, William Graham Sumner in America, l'acceso darwinista  Ernst Haeckel e l’ultimo razzista fascista Adolf Hitler in Germania.

Il darwinismo sociale divenne presto un mezzo di autodifesa per razzisti, imperialisti, fautori di un’ingiusta competizione in nome del capitalismo e per i governanti che non avevano adempiuto alla responsabilità di proteggere i poveri e i bisognosi. I darwinisti socialisti tentarono di far passare come legge naturale l’oppressione dei deboli, dei poveri e delle cosiddette razze "inferiori", l’eliminazione degli invalidi da parte dei forti, la sottomissione delle piccole imprese da parte di quelle grandi, dando adito a pensare che quello fosse l’unico modo per far progredire l’umanità. Cercarono di giustificare tutte le ingiustizie perpetrate nel corso della storia con spiegazioni scientifiche. La mancanza di coscienza e di compassione del darwinismo sociale venne descritta come una legge della natura e la strada principale per arrivare alla cosiddetta evoluzione.

In particolare, per giustificare a modo loro il clima di competizione incontrollata che avevano stabilito, diversi capitalisti americani si servirono delle citazioni di Darwin. Ma non si trattava altro che di un enorme raggiro, stavano mentendo spudoratamente. Ad esempio, Andrew Carnegie, uno dei maggiori capitalisti e uno di quelli coinvolti nella falsità, in un suo discorso del 1889 affermò:

"Il prezzo la società che paga per la legge della competizione, così come il prezzo che paga per i comfort economici e per i beni di lusso, è alto; ma i vantaggi di questa legge sono maggiori dei suoi costi - ed è a questa legge che dobbiamo in nostro meraviglioso sviluppo materiale, che porta con sé condizioni ottimizzate... Mentre per gli individui questa legge può essere dura, per la razza è un bene poiché assicura la sopravvivenza ai più adatti in ogni settore. Accettiamo e sosteniamo, quindi, come condizioni a cui dobbiamo adeguarci, la grande disuguaglianza dell’ambiente, la concentrazione di affari, industriali e commerciali, nelle mani di pochi; e la legge della competizione tra questi, non soltanto come vantaggioso, ma essenziale per il futuro progresso della razza".3

Stando al darwinismo sociale l’unico obiettivo della razza è il proprio sviluppo fisico, economico e politico. La felicità dell’individuo, il benessere, la pace, la sicurezza sembrano non avere alcuna importanza. Non si prova alcun tipo di compassione verso chi soffre e chi implora aiuto, verso chi non può provvedere ai figli, ai genitori anziani e alle famiglie senza alloggio, cibo e medicine, verso i poveri e gli inermi. Secondo questa visione contorta anche un povero ma onesto cittadino non ha alcun valore e la sua morte va a beneficio dell’umanità. Mentre invece una persona ricca ma moralmente corrotta viene ritenuta "importante"  per il "progresso della razza" e, a prescindere dalle condizioni, è considerata inestimabile. Questa logica spinge i sostenitori del darwinismo sociale verso un crollo morale e spirituale. Nel 1870, William Graham Sumner, un altro darwinista sociale, proclamò quest’altro concetto immorale:

" [...] non possiamo esimerci da questa alternativa: libertà, disuguaglianza, sopravvivenza dei più adatti; non-libertà, uguaglianza, sopravvivenza dei non adatti. I primi mandano avanti la società e avvantaggiano i membri migliori, gli ultimi fanno sprofondare la società avvantaggiandone i membri peggiori".4

I nazisti dapprima sterilizzarono i bambini con malattie mentali o ereditate e poi cominciarono a inviarli nelle camere a gas. Anche i bambini mutilati divennero vittime dell’eugenetica.
I fedeli più sfegatati al darwinismo sociale erano razzisti e i più pericolosi, ovviamente, furono gli ideologi nazisti e il loro leader, Adolf Hitler. Il costo più pesante del darwinismo sociale lo si deve ai nazisti, i quali misero in pratica l’eugenetica (ideologia del cugino di Darwin, Francis Galton), secondo cui le comunità possono comporsi di individui di qualità superiore tramite un processo di epurazione dei geni difettosi. Inoltre, i nazisti misero in pratica il genocidio utilizzando la teoria di Darwin come copertura, come se potesse in qualche modo giustificare le loro azioni. Su consiglio degli scienziati darwinisti sterminarono ebrei, zingari ed europei dell’Est, considerati appartenenti a razze inferiori. Assassinarono malati mentali, disabili e anziani nelle camere a gas. Nel XX secolo, davanti allo sguardo del mondo intero, vennero uccise milioni di persone con i mezzi più atroci in nome del darwinismo sociale.

Il movimento eugenetico, capeggiato da Francis Galton, risultò un altro prodotto disastroso del darwinismo sociale. Credendo che lo sviluppo umano potesse accelerarsi, i suoi seguaci sostenevano che fosse necessaria una selezione umana per sveltire quella naturale. Inflissero la sterilizzazione obbligatoria ai soggetti "inutili" in molti ppaesi, dall’America alla Svezia: considerati meno che umani, centinaia di migliaia furono operati contro la loro volontà senza la consapevolezza o il permesso delle famiglie. L’attuazione più crudele dell’eugenetica si verificò in Germania dove i nazisti, innanzitutto, sterilizzarono storpi, malati mentali e soggetti affetti da malattie ereditarie e poi, non contenti di ciò, cominciarono ad assassinarli in massa. Centinaia di migliaia di persone vennero condannate a morte solo perché anziane o mutilate.

Una tale crudeltà non può assolutamente trovare posto nella moralità religiosa. Allah ha comandato alle persone di proteggere e assistere i bisognosi. Soddisfare le esigenze dei poveri, trattare gli invalidi con affetto e compassione e rispettarne i diritti, assicurare collaborazione e solidarietà nella società sono tutti valori dell’etica religiosa. Chi ignora i valori morali di Allah avvia se stesso e la società in cui vive verso la rovina.

Un'altra catastrofe alla quale il darwinismo sociale adduce una presunta giustificazione è il colonialismo. Gran parte dei governanti degli Stati coloniali tentarono di giustificare lo sfruttamento selvaggio delle popolazioni native con tesi darwiniste del tutto prive di validità scientifica o consistenza logica. Ritenevano che "le razze inferiori" dovessero essere tenute sotto controllo da quelle "superiori" poiché questo voleva la natura, e fondarono le loro politiche su queste presunte basi  scientifiche.

Sfruttando la logica del darwinismo sociale, i combattenti delle due guerre mondiali tentarono di far figurare la guerra come un evento inevitabile e l’assassinio di innocenti e poveri, la distruzione delle loro case, attività e capi di bestiame, l’abbandono forzato per milioni di persone di case e terreni, l’omicidio di neonati e bambini, come modi per garantire il progresso umano.

In conclusione, il darwinismo sociale fu la causa che costò milioni di vite nel XIX e XX secolo. Con esso, molti mali persistiti nei secoli acquisirono una presunta giustificazione scientifica, a prova di ciò, in L’intelligenza e pregiudizio, l’ultimo paleontologo evoluzionista, Stephen Jay Gould, su L’origine della specie di Darwin sostiene quanto segue:
"I successivi argomenti a favore del razzismo, del colonialismo, delle differenze razziali, delle classi sociali e dei ruoli sessuali andarono avanti primariamente nel nome della scienza".5
Lo stesso Darwin fu un darwinista sociale

L’origine dell’uomo di Darwin
Non importa quanto gli evoluzionisti d’oggi tentino di separare il nome di Darwin dalle sofferenze originate dal darwinismo sociale; Darwin usò le espressioni inequivocabili dei darwinisti sociali, specialmente in L’origine dell’uomo e in altre opere. In una lettera del 1869 a Hugo Thiel dichiarò che non vedeva nulla in contrario all’applicazione della sua teoria alla società:

Moral Darwisnism di Benjamin Wilker
"Non puoi credere quanto sia interessato nel vedere che alle questioni morali e sociali si applichi una visione analoga a quelle che ho usato io nei riguardi della trasformazione della specie".6

Benjamin Wiker è docente di teologia e scienze alla Franciscan University e autore di Moral Darwinism: How We Became Hedonists. In un’intervista ha dichiarato che Darwin fu il primo darwinista socialista e, che piaccia o no, quando si legge L’origine dell’uomo si evince che lo stesso Darwin fu il primo darwinista sociale e padre del movimento eugenetico moderno. Il darwinismo sociale e l’eugenetica sono scaturiti direttamente dal suo principio di selezione naturale:

"Ritengo che il vero motivo per cui la gente sia contraria a chi collega il darwinismo a cose come l’eugenetica si debba al fatto che quella stessa gente non vuole che la teoria venga infamata da implicazioni morali. Ma le implicazioni sono là, non solo nel testo, ma come evidenziato negli effetti sociali e morali che il darwinismo ha avuto da quando è apparso un secolo e mezzo fa".7



La percezione della guerra, come mezzo necessario per il progresso delle razze o delle nazioni, è uno dei risultati della filosofia darwinista che ha apportato tale distruzione. Strade francesi distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le più sanguinose mai viste.

Come si vedrà nei prossimi capitoli, da quanto espresso e dichiarato da Darwin si deduce che sia stato lui a ingenerare il darwinismo sociale. Gli evoluzionisti moderni stentano ad accettare questa opinione per via dei terrificanti effetti del darwinismo sociale nel XX secolo. Il fatto è che la competizione, il razzismo e la discriminazione (elementi fondamentali del darwinismo sociale) stanno alla base anche della teoria dell’evoluzione. Che gli evoluzionisti la accettino o meno, la realtà dei fatti è che queste sono le conseguenze di aver adottato il darwinismo. Qualsiasi teoria che affermi che gli esseri umani sono frutto del caso e forme più avanzate rispetto agli animali, che alcune razze sono meno sviluppate di altre e, pertanto, più vicine agli animali e che l’umanità può progredire attraverso l’oppressione dei deboli per mano dei forti, inevitabilmente avrà delle tragiche conseguenze.

L’apparente rifiuto del darwinismo sociale da parte degli evoluzionisti non è una soluzione. La nostra speranza è che coloro che sono stati ingannati dalla teoria arrivino ad accettare che la teoria dell’evoluzione è scientificamente un fallimento.
L’errore di applicare le leggi della natura agli esseri umani

I microscopi primitivi dell’epoca di Darwin davano l’impressione che le cellule fossero semplicemente una struttura semplice di protoplasmi indifferenziati.
All’epoca in cui Darwin propose la sua teoria, la scienza era ancora piuttosto arretrata su molti aspetti. Il microscopio a elettroni non era stato ancora inventato per cui i minimi dettagli degli organismi viventi erano ancora sconosciuti. La cellula sembrava una semplice macchia e nessuno sapeva che possedesse una struttura non meno complessa di quella di una città, costituita da molti organuli diversi. La genetica non esisteva e le leggi biologiche dell’ereditarietà dovevano essere ancora scoperte. Molti biologi e scienziati, incluso lo stesso Darwin, erano così ignoranti da credere che le caratteristiche "acquisite" si potevano ereditare alle generazioni a venire. Ad esempio, credevano che se per via del lavoro un fabbro aveva sviluppato dei muscoli potenti allora anche i suoi figli avrebbero avuto gli stessi muscoli. Fu in quel primitivo clima scientifico che Darwin sviluppò la sua teoria. Né Darwin né nessuno dei suoi sostenitori fu capace di estrapolare dalla paleontologia, dalla biologia o dall’anatomia delle prove a favore della teoria dell’evoluzione. Inoltre, le osservazioni e gli esperimenti eseguiti negli anni successivi, e specialmente quelli ottenuti nel XX secolo, hanno rivelato che la teoria è completamente sbagliata. Ma nonostante la sua scarsa valenza scientifica, il fatto che stuzzicasse la curiosità di materialisti e atei fece sì che una parte del mondo scientifico la adottasse immediatamente.


I microscopi moderni hanno mostrato quanto sia davvero complessa e perfetta la struttura della cellula.
Addirittura, per via dei messaggi ideologici che conteneva, alcuni gruppi cominciarono ad applicarla alla sfera sociale. La teoria sta alla base delle stragi del XX secolo quali genocidio, sterminio di massa, guerre civili (in cui ci si ammazzava tra fratelli) e guerre mondiali che hanno distrutto intere nazioni. Si è deciso di abbandonare i valori morali religiosi e le rispettive virtù a favore della legge della giungla in cui si opprimono e si eliminano i più deboli. Questa teoria, priva di qualsiasi validità scientifica ha influenzato un intero secolo.

Uno dei più grandi errori del darwinismo sociale fu il tentativo di applicare la teoria alla sfera sociale. Un altro errore fu quello di associare le leggi della natura agli esseri umani che Allah ha creato con coscienza, ragione, consapevolezza e capacità di giudizio. Pertanto, contrariamente a quanto i darwinisti sociali affermano, le leggi della giungla non riguardano gli esseri umani e ognuno è responsabile dell’esercizio delle proprie capacità nel corso della vita. Allah ha stabilito per gli esseri umani un arco di tempo limitato. Quando sopraggiunge la morte, gli individui risuscitano nell’Inferno o nel Paradiso in base al proprio comportamento adottato nella vita terrena.

Nella natura accade che, quando non riescono ad adattarsi alle condizioni prevalenti, gli esseri viventi muoiono o si estinguono. Ad esempio, un coniglio dal pelo nero in una foresta ricoperta di neve risulta una facile preda per le volpi. Tuttavia, al contrario di quanto i darwinisti vorrebbero farci credere, il fatto che i conigli dal pelo nero muoiano non implica la nascita di una nuova specie dal pelo più chiaro. Inoltre, gli animali sono molto diversi dagli esseri umani perché, per vivere, non devono adattarsi alle condizioni naturali. Noi umani abbiamo i mezzi per cambiare ciò che ci circonda rispetto ai nostri bisogni ed esigenze. Difatti, adattiamo le costruzioni, i sistemi di riscaldamento e raffreddamento e il modo di vestirci in base al clima in cui viviamo. Nelle società umane non esiste una selezione naturale poiché la ragione e le capacità degli esseri umani prevengono tale processo.



Se i bisognosi di una società vengono maltrattati e abbandonati a loro stessi, si vengono a creare tensioni e collere, salvo che non prevalgano la pazienza e il perdono incoraggiati dai valori morali.

Questi errori portarono i darwinisti sociali a guardare le società da una prospettiva disumana. Un esempio importante di questa prospettiva, priva di ragione e coscienza, è stato quello di pensare che abbandonare a se stessi i deboli, i bisognosi, gli inermi e i disabili possa fa progredire le società. Il fatto è che questo rifiuto egoistico sfocia nella rovina, non nel progresso. Coloro che, secondo il darwinismo, dovrebbero essere trascurati e lasciati negletti sono esseri umani dotati di coscienza, pensiero e ragione. Abbandonati all’ingiustizia e alla crudeltà (a meno che non possiedano le virtù della pazienza, del perdono e della comprensione impartiti dai valori morali religiosi) potrebbero provare rabbia e odio per coloro che infliggono loro simili trattamenti e, come mostrano i fatti recenti, ricorrere alla violenza che, a sua volta, può sfociare nel conflitto e nel caos. Il risultato di tutti i mezzi materiali e spirituali adoperati per risolvere i conflitti sarà un regresso in tutte le sfere (dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla scienza).

La pratiche darwiniste sociali inflitte all’umanità: odio, rabbia, conflitto, omicidio e guerra.

Inoltre, uccidere i malati o gli invalidi in nome dell’eugenetica non solo è un atto brutale ma non contribuisce in alcun modo al progresso sociale. Accettare ciò causerebbe un’enorme perdita che porterebbe la società alla rovina. Oggigiorno circa il 6% della popolazione mondiale (mezzo miliardo di persone, davvero un gran numero) è disabile. Ciò significa che ognuno perderebbe un membro della propria famiglia o un conoscente e che ne avrebbe contribuito alla morte. Si aprirebbero delle ferite spirituali che causerebbero seri danni al benessere psicologico della gente. La degenerazione e la depressione sarebbero alla base di società in cui le madri non crederebbero ai figli, i figli alle madri o i fratelli fra loro, società in cui si potrebbe uccidere in qualsiasi momento. Ad ogni modo, una società che uccide le persone solo perché disabili è sintomo di un devastante crollo morale, di una perdita di tutti i valori e dell’umanità. Senza dubbio, parlare di raggiungere il progresso per mezzo di omicidi denota la presenza di seri problemi mentali e psicologici.

A soffrire di più sarebbero i condannati all’"eliminazione" e quella sofferenza darebbe origine a ferite profonde nelle coscienze degli altri.
Come si mostrerà nelle prossime pagine, il darwinismo sociale ha tentato di applicare alle società la teoria dell’evoluzione (anch’essa basata su interpretazioni scientifiche piuttosto arretrate) ma la sua concezione del mondo è in assoluto contrasto con la natura umana. Una volta messa in pratica, sminuisce l’umanità e la spinge verso la depressione e il caos, apportando odio che, a sua volta, sfocia nel conflitto, nella guerra e nei delitti. Il darwinismo sociale raggiunse l’apice nella seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX, ma se ne possono riscontrare gli effetti anche al giorno d’oggi. In nome della "psicologia evolutiva" e del "determinismo genetico" sono ancora in atto dei tentativi per stimare gli effetti degli errori del darwinismo sulla società. Con il fine di proteggere il XXI secolo da ulteriori catastrofi, si devono rivelare i pericoli del darwinismo sociale in tutti i loro aspetti e si deve avvertire il mondo intero che non esiste alcuna prova scientifica della teoria su cui si basa questa filosofia.



Se si vuole evitare di ricadere nella sofferenza del secolo scorso, e se questo deve essere un XXI secolo di pace, allora si deve avvertire la gente del pericolo e delle menzogne del darwinismo.
 

L'Islam denuncia il terrorismo

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IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

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Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010